Agosto, il mese arcano. Iconografia, tradizione e arte contemporanea

Al confine tra l’estate e l’autunno, agosto è un mese dalle molte anime, da sempre al centro di rappresentazioni rituali e iconografie. Senza dimenticare la lettura fornita dall’arte contemporanea e dagli scrittori. In un dialogo fra creatività, religione e mistero.

Lello Mazzacane, Battenti di Guardia Sanframondi,1968
Lello Mazzacane, Battenti di Guardia Sanframondi,1968

La città semivuota mi pareva deserta.
C’erano gli alberi che bevevano il sole, c’era un grande silenzio.
A volte, c’era una piazza che mi attendeva, con le sue nuvole e con il suo calmo calore.
Nessuno l’attraversava, nessuna finestra s’apriva, ma si aprivano gli sfondi delle vie deserte in attesa di una voce o di un passo.
Cesare Pavese, Feria d’agosto, 1946

IL MESE DEI MISTERI
Tutto si dilata e il tempo si sospende. Agosto è un mese arcano.
La città descritta da Cesare Pavese pare desertificata e spettrale, in preda però a un dolce sonno, come quello narrato nel 1963 da Lina Wertmüller nel film I Basilischi.
Le piazze del sud divengono realtà metafisiche e vuote, è il tempo della controra. Questa è un’ora sacra e incantata dei giorni d’estate. Anche le attività dei contadini si arrestano nelle prime ore pomeridiane, come nel quadro del 1890 Riposo dal lavoro di Vincent van Gogh.
Agosto è il tempo della sosta e dell’attesa. I cimiteri del meridione paiono spazi allucinatori dove il sole penetra forte tra i cipressi che non arrestano la calura e si ode il pianto stridulo e remoto delle cicale che per ore e ore urlano il dolore. Le città e le campagne si svuotano.
Dall’antichità a oggi, queste ore calde e misteriose sono considerate il riflesso primitivo in cui convergono le anime dei morti che vagano luttuose in queste ore surreali, in cui tutti debbono restare a casa per dormire; atto apotropaico che serve a esorcizzare il male e inscriverlo nella sfera del quotidiano.

Orlan, White Virgin, 1983
Orlan, White Virgin, 1983

L’ASSUNTA, IERI E OGGI
Agosto è anche, però, un tempo prezioso di processioni, di pellegrinaggi e di penitenze. È il tempo lontano e onirico in cui viene deambulato il simulacro della Madonna Assunta, resti antichi di religioni remote che ancor oggi convergono, seppur circoscritte.
A questa icona seicentesca di Maria Vergine Assunta in Cielo che è festeggiata il 15 agosto attraverso il dogma del 1950, ha guardato Orlan, performer che usa il proprio corpo come strumento d’indagine artistica. Il corpo di Orlan travestita da Santa Teresa si innalza nel cielo di nuvole come nell’olio su tavola dipinto da Tiziano che rappresenta l’Assunzione della Madonna, oggi conservato nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia.
Ma l’icona di Orlan, trasgressiva e surreale contiene in sé la femminilità non più contratta e casta delle icone mariane: è invece esplosione ed esposizione voyeuristica della carne.
Levitazione dei corpi immacolati; è il caso di Marina Abramović in Kitchen series (2009), in cui appare sospesa nel vuoto in veste di una emblematica Santa della contemporaneità, omaggio a Santa Teresa d’Avila, che conserva e trattiene in sé tutta l’iconografia dedicata alla Vergine Assunta.

Franko B., Oh Lover Boy, 2000
Franko B., Oh Lover Boy, 2000

PROCESSIONI E SANGUE
Nel sud, i corpi vengono torturati ed esibiti a ferragosto, nel mezzo della canicola estiva, a Guardia Sanframondi, un piccolissimo centro nell’entroterra beneventino. In nome della Madonna Assunta, sfilano incappucciati i battenti, dall’identità sconosciuta che si flagellano il petto con strumenti aguzzi, una specie di spazzola di sughero in cui sono infisse trentadue punte di ferro. È l’apoteosi del sangue che sgorga ed elimina il male: la colpa primordiale. È stato l’antropologo e fotografo Lello Mazzacane, che ha indagato per anni queste azioni rituali.
La processione che si svolge ogni sette anni, sfila lenta e lunghissima per tutto il paese, scandita dalle litanie e dai colpi inflitti. Si sente l’urlo convulso del capo battente che con la testa coperta da un cappuccio incita i confratelli al dolore: “In nome dell’Assunta, battetevi!”.
La processione dei battenti si ripete prescindendo dalla scadenza settennale, quando l’economia di Guardia Sanframondi richiede un intervento divino, necessario tramite l’invocazione della Madonna.
Il sangue sperso e veicolato in tali occasioni, ricordano le performance del body artist Franko B., in Oh Lover Boy (2000), dove il sangue dell’artista crea un atto di capovolgimento, mettendo in esposizione la dimensione più interna e intima dell’uomo nella propria contemporaneità e nella propria fragilità.

Antonio da Tradate, Agosto Malaticcio, prima metà del Quattrocento
Antonio da Tradate, Agosto Malaticcio, prima metà del Quattrocento

IL MORBO
Il tema dell’incertezza e della morte che è pregante nelle processioni, è caratteristico nell’iconografia in cui al mese di agosto viene associato il concetto di malattia e instabilità. In alcuni codici miniati medievali, ad agosto sono correlati gli effetti negativi della calura, che provoca sull’uomo il morbus. Una rappresentazione tangibile di questo binomio è visibile negli affreschi dipinti da Antonio da Tradate, nella seconda metà del Quattrocento, nella Chiesa di San Michele di Palagnedra in Svizzera, in cui nel ciclo dei mesi dipinti, Agosto è personificato da un uomo malaticcio che procede aiutandosi con un bastone in un natura arsa.
Difatti, in un’iconografia popolare siciliana dei primi anni del Novecento, la Vergine Assunta è rappresentata come una defunta, una dormiente-malata in attesa dell’assunzione al cielo, un trasporto trascendentale verso l’assoluto.

Iconografia popolare siciliana della Madonna Assunta, primi anni del Novecento
Iconografia popolare siciliana della Madonna Assunta, primi anni del Novecento

ANTICHE DIVINITÀ E ACQUA
Nei paesi del sud vengono appese nei vicoli e tra le bianche strade delle piccole barche di cartone decorate con immagini mariane e illuminate di notte; simbolizzazione questa della figura di Maria come traghettatrice di anime; echi antichi di culti mediterranei dedicati a Diana o alla greca Artemide. Queste due divinità, come spiegato da James Frazer ne Il Ramo d’oro. Studi sulla magia e sulla religione, sono identificate in particolare con la natura, l’acqua e la fecondità. Non è un caso che Diana, nel santuario sull’Aventino, fosse raffigurata come Artemide Efesina, figura femminile archetipica dalle molte mammelle, emblema di fertilità e abbondanza che conserva in sé la duplice natura di generatrice e distruttrice.
Il tema dell’acqua, come fonte di purificazione e prosperità, è presente nelle processioni in cui la Vergine Assunta viene trainata in mare o nella festa dell’Inchinata che si svolge a Tivoli o nelle aree più periferiche e impervie del Lazio, dove tra la notte del 14 e il 15 d’agosto, trasportati in processione, vengono esibiti i simulacri della Madonna e del Figlio che si incontrano e si inchinano per tre volte, preceduti da una cerimonia al ponte sul fiume dove si gettano i ceri e le candele benedette.
Cesare Ripa in Iconologia descrive così Agosto: “Il fiero aspetto ci da ad intendere quanto questo mese sia molesto, e come di molti mali può esser cagione, per la stessa canicula dove il sole si trova, il quale a guisa di rabbioso cane offende, chi non ha buona cura”.
Agosto nelle tradizioni popolari è quindi un mese ricco di contraddizioni, di lunghe aspettative, di cicli che si serrano per aprirne a breve uno nuovo, inatteso. Le giornate che divengo più brevi anticipano l’arrivo dell’autunno e di capodanni agrari complessi, in cui l’uomo deve misurarsi con un mondo sotterraneo, in un rapporto animistico e arcaico con la natura.

Fabio Petrelli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Fabio Petrelli
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato per diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.