Amministrative 2016, Milano. Intervista sulla cultura a Beppe Sala

La sfida più in bilico di questa tornata elettorale amministrativa si gioca a Milano. Il programma culturale di Stefano Parisi lo avete letto ieri nella lunga intervista che ci ha rilasciato. Ora è il turno di Beppe Sala.

Beppe Sala
Beppe Sala

Cinquantotto anni, nato a Milano, Giuseppe Sala, detto Beppe, è il candidato sindaco di Milano per il centrosinistra. Dopo la laurea in economia aziendale alla Bocconi, inizia la sua carriera nella Società Pirelli, dove ricopre una serie di incarichi e rimane per diciannove anni, e poi in Telecom Italia. È stato Direttore Generale del Comune di Milano, su chiamata dell’allora sindaco Letizia Moratti, e commissario unico di Expo 2015. A ridosso del ballottaggio, lo abbiamo intervistato per farci raccontare i suoi progetti per la cultura a Milano. Che potete mettere a confronto con quelli dello sfidante, Stefano Parisi, che abbiamo intervistato ieri.

In ambito culturale, che cosa tenere e cosa rifondare della giunta uscente?
Milano in questi ultimi anni ha attivato reti di relazioni tra i diversi operatori culturali della città e accresciuto l’offerta culturale, sviluppando festival ed eventi diffusi come PianoCity, BookCity e la Prima della Scala diffusa. La città si è anche imposta come piattaforma innovativa per gli artisti di strada con oltre duecento postazioni. Sono stati realizzati poi nuovi spazi dedicati alla cultura come il Mudec e la Casa della Memoria e avviati gli iter per ristrutturare il Teatro Lirico e il Cinema Orchidea. Il Comune di Milano, inoltre, anche grazie all’esperienza di Expo, si è impegnato nella semplificazione burocratica riguardante l’organizzazione di eventi.
Nei prossimi cinque anni è necessario proseguire su questa strada e aumentare l’impegno dell’amministrazione su queste tematiche per rendere la città sempre più accogliente per artisti e operatori culturali.

Che cosa manca o cosa si dovrebbe migliorare per rendere Milano una città competitiva rispetto a Londra o Parigi che hanno una vastissima offerta culturale di livello internazionale?
Milano ha le potenzialità per essere capitale europea della cultura e competere per offerta con Londra e Parigi. Attraverso la promozione a livello internazionale della straordinaria vita culturale di Milano la cultura deve diventare un volano economico. Per raggiungere quest’obiettivo avvieremo una forte collaborazione pubblico privato, alla maniera di London and partners.

Centro e periferia. Pensa di ampliare l’offerta culturale nella periferia della città? 
Assolutamente sì, ci impegneremo per portare ancora di più la cultura nelle periferie e incrementare gli spazi dedicati a mostre, eventi e incontri. Necessario sarà anche valorizzare le proposte del territorio e favorire in ogni modo l’interazione e il dialogo tra forme diverse di arte e di espressione culturale, con particolare attenzione alle culture con le quali le comunità dei nuovi cittadini migranti ci mettono in contatto.

BookCity Milano
BookCity Milano

Su che tipo di figura punterà per il suo assessorato alla Cultura? Un profilo accademico, un tecnico, uno specialista di una disciplina in particolare… Perché non anticipa ad Artribune il nome del suo assessore alla Cultura?
Come ho detto più volte, i membri della mia squadra saranno scelti in base alle competenze specifiche nel settore di cui si occuperanno. Ad esempio Emma Bonino, che ha accolto con entusiasmo l’offerta di essere mia consigliera. Lei conosce la politica dell’area del Mediterraneo come nessun altro e su questo tema darà certamente un contributo importantissimo. Sarà di grande aiuto per capire le enormi possibilità d’investimento, crescita turistica, capacità di fare rete tra università e ricerca che ha Milano.

La giunta attuale ha intrapreso un programma di sculture da collocare all’aperto nell’area City Life per i prossimi due anni. Pensa di proseguire quel programma? Prevede altre attività culturali in quell’area per lo più residenziale e commerciale?
Il parco attorno alle torri del nuovo quartiere di City Life sta prendendo forma. La cintura verde, una volta conclusi i lavori, sarà grande 173mila metri quadrati, la metà del parco Sempione e vi saranno collocate 21 sculture, un terzo di artisti italiani. Si tratta di un’ottima iniziativa, di grande impatto artistico e culturale e che si inquadra perfettamente nel piano di rilancio della zona.

Molte gallerie d’arte si trovano in via Ventura (Lambrate) che sarebbe dovuta diventare la Chelsea milanese. Qualcosa non ha funzionato. Al di là delle serate di inaugurazione e del Fuori Salone, il quartiere è desolante. Nel suo programma lei scrive che andrebbe creata una East Side Gallery come a Berlino. Ma esiste già, via Ventura. Idee su come rilanciare il quartiere?
Lambrate è una realtà in movimento. Nei prossimi cinque anni lavoreremo con i residenti e i proprietari di attività della zona per valorizzare l’area e darle il ruolo che merita.

È stato Direttore Generale del Comune di Milano nella giunta Moratti. Come ha contribuito con quel ruolo alla cultura in città?
Nell’anno e mezzo in cui sono stato Direttore Generale del Comune di Milano ho avuto come priorità il rilanciare il motore dell’amministrazione pubblica, concentrandomi soprattutto sulle urgenze, che allora erano le partecipate, da Sea a A2A. Le deleghe alla cultura erano di Massimiliano Finazzer Flory.

Non pensa che la politica debba stare lontana dalla cultura?
Al contrario. La politica ha il dovere di favorire, sostenere e rendere accessibile a tutti la cultura.

Expo Milano 2015
Expo Milano 2015

È stato Commissario unico di Expo 2015, dove sono confluite importanti personalità politiche e culturali da tutto il mondo. Pensa di mettere a frutto quelle relazioni internazionali per la cultura? In che modo?
Milano ha bisogno di mettere a sistema tutte le relazioni e i rapporti che ha creato Expo. Nei prossimi cinque anni faremo sì che la città diventi ancora più internazionale e si collochi tra le prime d’Europa dal punto di vista dell’innovazione e della cultura.
Su questo lavoro gli intellettuali che hanno creduto nell’Esposizione Universale potranno dare un apporto fondamentale, penso ad esempio al filosofo Salvatore Veca. Insieme abbiamo lavorato alla stesura della Carta di Milano, un manifesto collettivo, un atto politico e di sensibilizzazione globale sul ruolo del cibo e della nutrizione per una migliore qualità di vita, consegnata al segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon lo scorso ottobre.

Nel suo programma ha scritto: “Ci sono investimenti che non sono mai vani. Per stare al passo coi tempi dobbiamo tornare ad investire su quelle basi che ci consentono di progettare il futuro. Per questo motivo dobbiamo promuovere forme di innovazione nell’ambito della cultura”.  Quali saranno le priorità? ? I teatri, le associazioni culturali, gli spazi espositivi…
Occorre per prima cosa intensificare i rapporti del Comune con le scuole, le università e tutte le altre realtà culturali del territorio. Da questo punto di vista un progetto di successo già attivo è Scuole aperte, rivolto alle primarie e alle secondarie di primo grado, oltre che a quelle dell’infanzia. L’obiettivo è stimolare l’ampliamento dell’offerta formativa con iniziative educative, ludiche, sportive, culturali e di aggregazione sociale negli orari extracurricolari e nei mesi estivi. Ritengo, infatti, che sia importante agire sul territorio e in sinergia con il territorio. È indispensabile promuovere e aumentare gli spazi dove si fa cultura partecipata, come biblioteche e scuole di quartiere, perché in questi luoghi si creano aggregazione e integrazione.
Certamente poi attenzione particolare la riserveremo al teatro, portando avanti strumenti come Una Poltrona per te o Invito a Teatro e valorizzando festival, compagnie e i teatri cittadini. Da questo punto di vista è fondamentale anche agire per recuperare i vecchi teatri e i cinema dismessi, oltre a potenziare gli spazi destinati a rappresentazioni teatrali e incontri di letteratura e poesia.

Milano - Ventura-Lambrate - photo Claudio Grassi
Milano – Ventura-Lambrate – photo Claudio Grassi

Intende “costruire un sistema culturale policentrico”. Ci può spiegare meglio?
Intendo costruire un sistema culturale vivo su tutto il territorio, dal centro alla periferia.

Nel suo programma fa spesso riferimento a quanto è stato fatto negli ultimi anni dalla giunta attuale e alla volontà di sviluppare e proseguire il percorso avviato da Pisapia. Quali novità in ambito culturale invece prevede il suo programma? 
La cultura è al centro del mio programma. In questi ultimi anni, anche in concomitanza di Expo, si sono moltiplicati gli eventi, le occasioni, i luoghi della cultura e di conseguenza l’attrattività e la reputazione della città. Milano è tornata a essere culturalmente vivace. Nei prossimi cinque anni – come ho già detto – lavoreremo per mettere a sistema le tante energie che la animano.

Cosa intende dire con miglioramento delle vie di accesso ai musei? Un esempio?  
L’ho detto più volte, secondo me i musei dovrebbero essere accessibili a tutti, senza nessuna forma di esclusione sociale, economica, anagrafica.

Nelle 133 pagine del suo programma c’è un brevissimo paragrafo dedicato alle arti figurative e alla fotografia. Mi ha colpito particolarmente questa frase: “Vanno creati spazi destinati all’attività e alle mostre degli artisti, in particolare se disagiati e nuove forme di itinerari che illustrino il territorio con una guida fotografica della città.” Cerco di interpretare: intende creare una sorta di welfare per artisti che non hanno possibilità economiche, come succede in Olanda o in Inghilterra, e fare una guida fotografica di Milano? 
Certamente vanno trovate forme di sostegno innovative per promuovere e sostenere le arti figurative e la fotografia a Milano. Ci stiamo lavorando.

Milano è cara e la “classe creativa” e gli artisti in particolare spesso fanno fatica a viverci. Molte città, come Londra, sta cercando di ovviare a questo problema realizzando residenze. Ha proposte in questo senso?
Stiamo valutando molte idee. Quella delle residenze per la classe creativa sul modello londinese è una possibilità. Inoltre Milano avrà finalmente una sua Casa degli Artisti, con atelier, laboratori e spazi espositivi. Il progetto di ristrutturazione dell’edificio è in via di conclusione, ora si tratta di costruire il giusto modello di gestione.

Wunderkammern, Milano
Wunderkammern, Milano

Vorrebbe integrare le politiche dei settori della moda, del design, dell’audiovisivo e del food in un’ottica di città metropolitana. Attraverso quali strumenti? Lei parla di una piattaforma per la “Milano creativa”. In concreto cosa farebbe questa piattaforma?
Intendo, come penso di aver già spiegato, creare forti sinergie tra l’amministrazione comunale e tutti gli attori della vita culturale, attrattiva e turistica di Milano. La città ha bisogno di un lavoro di squadra, come è avvenuto durante Expo. Lavoreremo su quel modello.

Dorothy De Rubeis, sua moglie, è tra i soci della galleria Wunderkammern, che a gennaio, dopo la sede romana, ha inaugurato uno spazio a Milano. Pensa di intraprendere un dialogo con le gallerie d’arte private che contribuiscono con il loro lavoro ad arricchire lo scenario artistico milanese e a sostenere, in molti casi, artisti che lavorano a Milano e a farli conoscere a livello internazionale?
Aprirò un dialogo con tutti gli attori della Milano culturale.

Come vorrà essere ricordato, in ambito culturale, come sindaco di Milano?
Come il sindaco che ha portato Milano a essere stabilmente tra le prime dieci città culturalmente più attrattive del mondo.

Daniele Perra

www.beppesala.it

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.