Nudo in estasi agli Uffizi. Parla l’artista Adrián Pino Olivera

Per chi ancora non l’avesse riconosciuto, il ragazzo in giacca e cravatta è il performer che, lo scorso 22 marzo, si è spogliato davanti alla “Nascita di Venere” del Botticelli, nel bel mezzo di una tra le più celebri sale della Galleria degli Uffizi di Firenze. Le sue foto hanno fatto il giro del web e, in poche ore, sono diventate tra le più condivise e commentate. Importanti testate internazionali hanno parlato di un giovane turista spagnolo nudo davanti alla Venere. Noi vi raccontiamo chi è e il motivo del suo gesto.

Adrián Pino Olivera - photo Tina Riera

L’idea della performance Venus dell’artista Adrián Pino Olivera, alla quale hanno assistito increduli i turisti degli Uffizi, nasce a Barcellona. È questa la città in cui Adrián si è formato professionalmente, lavorando in un collettivo teatrale da lui fondato, i Nakadaska.
Il 22 marzo Adrián si presenta all’entrata del museo fiorentino vestito con un abito nero, camicia bianca, cravatta e un elegante cappotto. La mano destra, colorata di rosso dall’artista prima di entrare nel museo, è coperta da un guanto per non destare sospetti tra il personale all’ingresso.
Adrián cammina a passo sicuro e si ferma davanti al suo obiettivo: la grande sala dove si trova la Venere del Botticelli. E lì che ha inizio la sua performance. Si denuda, lancia petali di rosa, imita la posa della Venere e s’inginocchia davanti alla dea. “Non riuscivo a parlare, penso di avere pianto. Ero in uno stato di estasi, un’emozione indescrivibile”, ci ha raccontato l’artista durante il nostro incontro a Barcellona. “I vestiti indossati rappresentano il mondo occidentale. La mano rossa è, invece, il simbolo del selvaggio, del non civilizzato. Ogni essere umano ha questa duplice identità. I petali lanciati vogliono essere un omaggio alla femminilità, alla donna rappresentata dalla Venere. Dalle donne sorge l’energia del mondo e della vita, bisogna rispettarle. Sono esseri superiori”. L’opera del Botticelli ha, da sempre, rappresentato un’ossessione per Adrián: “Per me incarna la Bellezza Oscura. È la mia seconda madre, la sintesi artistica di quello che faccio. Mi attrae di lei la sua bellezza, nata dall’orrore del gesto di Crono che, per vendetta, castra il padre Urano”.

Adrián Pino Olivera, Venus - Galleria degli Uffizi, Firenze 2014
Adrián Pino Olivera, Venus – Galleria degli Uffizi, Firenze 2014

Mentre il giovane artista, di soli 24 anni, stava inginocchiato in uno stato di venerazione mistica, arriva il personale di sala del museo, che si affretta a coprire la nudità di Adrián porgendogli il cappotto: “Come la casta ancella di Venere le porge un manto per proteggerla, i custodi mi passano il cappotto. Ho trovato questa analogia molto divertente”, racconta sorridendo. Adrián non oppone alcuna resistenza. Si riveste in un angolo della sala e aspetta, seduto, i carabinieri che, giunti sul luogo, lo conducono in caserma. È in questo momento, prima di uscire dal museo, che si rivolge al pubblico gridando: “Freedom, freedom!”.
All’inizio, non avevo pensato alla mia performance come mezzo per diffondere un messaggio sociale o politico. Ma effettivamente, riflette l’artista, un messaggio c’è. La società contemporanea occidentale limita la nostra libertà, ci spinge a ragionare entro schemi precostituiti. Bisogna liberarsi di questa maschera, presentarsi nudi al mondo: questa è la chiave della vera felicità. Non mi importa quello che la stampa scrive di me: ognuno è libero di pensare quello che vuole e io non pretendo di cambiare l’opinione di nessuno. Potete chiamarmi pazzo, esibizionista ma c’è, senz’altro, chi è riuscito ad andare al di là del mio gesto banale: tutti possono spogliarsi, ma sono pochi quelli che riescono a sentirsi liberi. Una cosa, però, tengo a sottolineare”, dice Adrián guardandomi seriamente, “non ho mai chiesto a nessuno se le telecamera avessero ripreso la mia performance. Avevo portato con me una videocamera e, prima di dare avvio all’azione, avevo domandato a una ragazza se poteva riprendermi. Le ho detto che stavo girando un film sperimentale, ma la ragazza, quando ha visto che mi iniziavo a spogliare, si è spaventata, ha lasciato cadere a terra la videocamera ed è scappata! Io ho deciso di continuare comunque: non l’ho fatto per fama, la mia era una semplice espressione artistica. Il mio primo interesse non era essere ripreso, volevo solo passare un momento con Venere, lo aspettavo da una vita. È per entrare in contatto con lei, per creare una connessione con l’opera, che ho sentito la necessità di spogliarmi”.

Adrián Pino Olivera - photo Ilaria Termolino
Adrián Pino Olivera – photo Ilaria Termolino

Ma perché spogliarsi? “L’essermi denudato rappresenta per me un atto d’innocenza: nasciamo nudi, perché ci costringiamo a vestire dei panni che non sono nostri? Perché non spogliarsi di tante falsità e smettere di essere infelici? L’arte va vissuta con libertà e con passione e io mi sono sentito libero davanti alla Venere. È con questa azione”, conclude l’artista, “che inauguro una serie di micro-performance: azioni brevi e intense per scuotere violentemente, per alcuni secondi, l’apparente serenità di spazi solenni e ufficiali. Questo progetto, “Provocaación artística”, coinvolge altri giovani artisti: i giovani hanno il potere di trasformare la realtà, ed è con loro che voglio lavorare”.
Insomma, dalle sale della Galleria degli Uffizi l’estasi di Adrián invaderà altri luoghi di culto dell’arte. Due città italiane saranno sicuramente sue prossime tappe: il 13 aprile Olivera parteciperà a Milano a Eco.Net 2014 e in autunno, a Roma, sarà tra i protagonisti di un’esposizione collettiva sull’evasione.

Ilaria Termolino

http://apinoolivera.wordpress.com

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Ilaria Termolino
Ilaria Termolino nasce a Roma nel 1988, laureata in studi storico-artistici presso l’Università La Sapienza con una tesi dal titolo “L’arte contemporanea catalana durante la dittatura franchista. Il caso Dau al Set”. Vive e lavora come curatrice e ricercatrice indipendente a Barcellona. Nutre interesse nei confronti delle problematiche che gli artisti hanno dovuto affrontare nei duri anni della dittatura franchista, mantenendo attive collaborazioni con i pochi artisti tuttora viventi. Porta avanti un progetto espositivo itinerante sulla Catalogna surrealista.