Il sorriso dell’arte. La Biennale dell’Umorismo

Giunta alla 27esima edizione, la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino propone una serie di eventi – mostre, concerti, spettacoli – per un’estate ricca di stimoli. E, naturalmente, di allegria. Abbiamo intervistato Elvio Hermas Ercoli, direttore artistico della rassegna che resta allestita fino al 6 ottobre.

Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte 2013 - Christian Imbriani

O combatti, o scappi (oppure ridi) / Fight or Flight (or Laugh). Questo il titolo scelto per il palinsesto della 27esima Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino (in provincia di Macerata) che propone, fino al prossimo 6 ottobre, attraverso una serie di appuntamenti esclusivi, una marcia di avvicinamento all’umorismo, a un sorriso amaro, all’“amarezza stessa della comicità”, suggerisce Elvio Hermas Ercoli, direttore artistico di questo nuovo incontro, al quale abbiamo rivolto alcune domande sul premio e sulle importanti innovazioni che caratterizzano questo nuovo, entusiasmante progetto.

Per questa nuova edizione del Premio, accanto a una commissione tecnica che ha selezionato 70 opere, hai pensato di organizzare una relazione con un pubblico votante.
Utilizzando le opportunità che offre la Rete, abbiamo invitato il pubblico a esprimere con un like il proprio indirizzo culturale, la propria scelta per creare una specie di demoscopea di massa (abbiamo avuto 7.600 votanti sparsi in tutto il mondo) e per ammodernare il circuito della designazione, aprendolo ai nuovi linguaggi della contemporaneità.

Quali i vincitori della 27esima edizione?
Vincitore del premio è l’artista turco Musa Gumus con l’opera Escape. Il secondo posto è andato, invece, a un artista veneto, Toni Vedù con Una risata vi seppellirà. Terzo posto per Manuel Riz, artista trentino, con The Conquest.

Elvio Hermas Ercoli
Elvio Hermas Ercoli

Nel palinsesto c’è anche una giornata dedicata all’Albertone nazionale.
Il riconoscimento ad Alberto Sordi serve a mettere a fuoco la figura di un italiano medio carico di difetti, di cialtroneria, di superficialità, di cinismo. Perché i personaggi di Sordi sacrificano sentimenti e famiglia in un egoismo sfrenato che però improvvisamente si impenna e diventa eroico, altruista, ottimista. Una buona ventata di realismo, per avere l’occasione di un ottimismo del presente e del futuro. Può darsi che Sordi ci aiuti, guardando il passato, ad affrontare il futuro.

Accanto al premio e ai vari appuntamenti hai pensato di programmare anche due mostre.
La prima, organizzata nel Castello della Rancia, a due passi da Tolentino, è dedicata alla Compagnia della Rancia che, proprio quest’anno, festeggia i suoi trent’anni di attività. È una mostra che, grazie anche alla consulenza scientifica di Pierfrancesco Giannangeli, docente di Storia del teatro presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, propone un viaggio tra i materiali di scena, i documenti e i filmati rari della Compagnia. La seconda mostra, pensata per gli spazi prestigiosi di Palazzo Persani Bezzi, è dedicata, invece, alla Scuola Romana e alla pittura degli Anni Trenta in Italia. A una compagine di artisti che hanno pensato non di fuggire, ma di restare e di combattere con l’arma sottile della pittura e dei generi artistici.

Come mai nel disegno della Biennale rientrano anche alcuni appuntamenti del festival Popsophia che hai ideato nel 2011?
La popsophia è un genere che vuole interpretare il pop con un pensiero critico e raccontare il pensiero critico con il pop. Non dimentichiamo che la prima vera operazione popsophica è stata organizzata proprio a Tolentino nel 1961 con la sua prima Biennale nata per interpretare la cultura unitamente la sottocultura della vignetta. La vera sfida oggi è richiamare il pensiero critico sul fenomeno dell’umorismo. Questo è uno dei punti di approdo a cui tendiamo e che, grazie all’aforisma di John Morreall (o combatti o scappi, oppure ridi), apre il dibattito filosofico di questa nuova edizione.

Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte 2013 - Manuel Riz
Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte 2013 – Manuel Riz

Chiudiamo allora proprio parlando del titolo.
Il tema sembra apparentemente bizzarro ma pone immediatamente sul piatto il versante filosofico per interpretare l’umorismo come una delle forme di salvezza e di espressione dell’uomo: e non solo del mondo contemporaneo, ma di sempre. Del resto, “le rire est le propre de l’homme, ha detto François Rabelais, proprio per evidenziare una caratteristica tipica dell’uomo che ci distingue dal mondo animale.

Antonello Tolve

Tolentino // fino al 6 ottobre 2013
Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte 2013
diretta da Elvio Hermas Ercoli
0733 901365
[email protected]
www.biennaleumorismo.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.