Intervista ai Gelitin. Ecco perché il culo è molto attuale

Abbiamo incontrato i quattro Gelitin, reduci da una performance al Teatro Arsenale, per il miniciclo immaginato dalla Fondazione Trussardi insieme a MiArt. Siamo alla Galleria Massimo De Carlo, e loro sono identificati con nomi di colori. Sì, come nelle Iene di Tarantino.

Gelitin, Ritratto Analitico - photo Marco De Scalzi

Sono in quattro e, come nel miglior film di Quantin Tarantino, Le iene, non hanno nomi propri. La loro è una dimensione di gruppo e la privacy è una fortezza inespugnabile per questi “eterni ragazzi” che giocano con i loro corpi in modo anarchico, irriverente e teso a una liberazione radicale dello spirito attraverso il corpo. Li incontriamo nella galleria di Massimo De Carlo, che da dieci anni lavora con loro. Per comodità, come nel film, bisognerà assegnargli un nome. C’è quello con la barba, colto e raffinato; quello con la giacca rosa, più social e politicamente impegnato; quello alto, probabilmente il “dittatore” del gruppo; e c’è quello con gli occhi azzurri, il più silenzioso e zen. Saranno: Mr. Grey, Mr. Pink, Mr. High, Mr. Blue.

Sono dieci anni che lavorate con Massimo De Carlo e vent’anni che lavorate insieme…
Mr. High. Davvero? Beh, meglio parlare del futuro allora.

Come nascono le vostre performance? Chi decide e quale processo creativo adoperate?
Mr. Grey. Non siamo una democrazia.

Che rapporto avete con l’Azionismo Viennese? Siete con dentro, contro, anti o per il sistema dell’arte?
Mr. High. Vogliamo fare solo della buona arte.
Mr. Grey. E il culo è parte dell’arte.

Il culo?
Sì, gli abbiamo dedicato molti lavori. Per noi è molto attuale.

Perché?
Mr. High. Perché il culo e stato privatizzato, soprattutto psicologicamente. In principio era trattato come ogni altra parte del corpo, come il volto o le braccia, e come loro era dedicato alla comunicazione sociale. Molti animali lo usano per comunicare con il loro gruppo ma gli umani lo hanno nascosto.
Mr. Grey. E il linguaggio è stato inventato attraverso il culo, dai segni che lasciava. L’alfabeto è nato dalla lettura degli escrementi.
Mr. High. Quando eravamo cacciatori, durante l’età della pietra, leggevamo le feci degli animali per ottenere informazioni su di essi. Guardavamo se erano vecchie o nuove, magari erano molto fresche e potevi leggere la direzione in cui l’animale era fuggito.
Mr. Grey. Potevi capire anche cosa l’animale aveva mangiato e molte altre informazioni, prima che le lettere dell’alfabeto fossero inventate.
Mr. High. Sì, è vero.


Molto interessante, sembra quasi che si possa tracciare una storia dell’uomo, o della cultura, da questo punto di vista. Un altro elemento ricorrente della vostra opera, sempre legato al corpo privatizzato, è l’elemento opposto al sedere: il pene.
Mr. Pink. Diciamo così: il tuo corpo ti è dato gratuitamente, devi portarlo sempre con te. Ed è uno strumento perfetto.
Mr. Grey. Non sono certo che tu lo porti sempre con te [ride, N.d.R.].
Mr. Blue. Io penso che il mio corpo sia bellissimo, quindi voglio esporlo.
Mr. Grey. Se usi il pennello con il culo, come abbiamo fatto in Ritratto Analitico a Milano, in realtà stai usando il centro del tuo corpo, lì dove c’è anche il ventre, l’osso sacro e il perineo. Quindi, dipingere con questa parte ti connette anche con la tua parte bestiale. Come artista, devi usare questo centro d’energia.
Mr High. È interessante e sorprendente anche vedere cosa succede quando non hai il totale controllo. È molto libera come pratica. Tu limiti te stesso per essere più libero.
Mr. Pink. È bellissimo.
Mr. Blue. Yin e Yang. È un po’ come scolpire bendati.

Avete iniziato facendo performance anche in dance club. Vi sentite legati alla clubbing culture o all’estetica punk?
Mr. Grey. Siamo arrivati tardi per il punk. Quando abbiamo iniziato, il punk era finito.
Mr. High. Il punk è stato una importate novità estetica quando io ero adolescente. Ricordo quel che faceva Malcom McClaren o quel che accadeva in Germania in altri gruppi. Tu non sai mai cosa ti influenza, ma credo che fosse importante il tipo di socializzazione che avveniva, così come dopo avveniva nelle discoteche.
Mr. Blue. La pittura fiamminga, ci influenza.
Mr. High. E Michael Jackson.

Esiste un fenomeno televisivo che mi è sempre parso vicino alle vostre azioni. Si chiama The Jackass, un fenomeno dei primi Anni Zero.
Mr. Grey. Meglio Bernini che The Jackass.
Mr.High. Siamo oltre come età. Avranno influenzato i quindicenni di quegli anni, ma noi ne avevamo una trentina.
Mr Blue. Mai visto The Jackass.
Mr. High. Io non ho la televisione, non mi piace questo video piccolo che occupa la mia casa e questa gente che invade la mia privacy. Comunque l’ho visto al cinema.
Mr. Blue. Lo abbiamo perso, non ci sono molte televisioni attorno a noi. Nella prossima vita, magari.
Mr. Pink. Trovo più interessanti South Park o Spongebob.
Mr. High. Sì, ma quello del film è molto meglio di quello in tv.

Gelitin, Ritratto Analitico - photo Marco De Scalzi
Gelitin, Ritratto Analitico – photo Marco De Scalzi

Litigate mai?
Tutti. Mai.

Meglio di un matrimonio. Siete politicamente impegnati?
Mr. Pink. Privatamente, sicuro.

Intendo dire come gruppo.
Mr. High. Sì…, allora vediamo: siamo membri della Bill & Melinda Gates Foundation
Mr. Grey. Facciamo molte donazioni.
Mr. High. Condividiamo un satellite con George Clooney.
Mr. Pink. Davvero?
Mr. High. Certo, Clooney ha un satellite per controllare il Darfur.
Mr. Grey. Anche Al Gore ha un satellite puntato sull’Africa.
Mr. High. Davvero? Per cosa? Forse è lo stesso di Clooney. E abbiamo due figli con Brad e Angiolina, che abbiamo adottato insieme.
Mr. Pink. Tutto quel che fai ha un effetto politico, mi interessa quel che mi circonda ma non mi interessa la politica personalizzata, i politici, l’attualità politica.
Mr. High. È la stessa merda.
Mr. Pink. Cambiano i presidenti, ma non quello che gli stati fanno. Comunque non credo che essendo contro qualcosa raggiungi uno scopo, occorre creare un’alternativa.

E la vostra idea di alternativa è forse quella che narrate nel vostro recente “libro per bambini” da titolo Boring Island, dove voi siete in un’isola deserta?
Mr. Grey. In realtà è molto trafficata.
Mr. Pink. Abbiamo creato l’immagine di quattro ragazzi su uno scoglio, grande come una stanza e dove non c’è nulla; stanno seduti in mezzo al mare. Poi c’è l’altra immagine, ragazzi che viaggiano in una grande città per contestare di un presidente, attorno al quale si muove un sistema di sicurezza di migliaia di persone. La prima immagine è deliziosa, la seconda mi spaventa. Tutto quel che fai ha un effetto politico, ma non andrei a dimostrare contro Bush a Berlino, non voglio spendere la mia vita dimostrando.
Mr. High. Un momento, la politica non ha niente a che vedere con chi è il presidente oggi o domani. Non importa se il nome è Draghi o Blair o Tatcher, concerne piuttosto a quale concetto di società ti rifai. Questo ci interessa.
Mr. Blue. Perché siamo nati nell’Europa centrale, ma se fossi nato in una ex Repubblica Socialista Sovietica, non so.
Mr. Pink. In Siberia a Ekaterinenburg hanno messo sulle strade molti pupazzi issati su bastoni per farli dimostrare al posto delle persone. Credo che fosse bellissimo, hanno creato un’immagine per dimostrare. La polizia ha però trovato la legge per cui i prodotti fatti in Cina non possono essere usati per dimostrare in Russia.

Se ho capito bene, per voi è più importante socializzare. Avete in mente la vostra società perfetta?
Mr. Grey. Di solito non funziona, anzi è un disastro.
Mr. High. Non è il lavoro dell’artista cambiare la società, siamo interessati all’arte e alla sua logica.

Gelitin, Ritratto Analitico - photo Marco De Scalzi
Gelitin, Ritratto Analitico – photo Marco De Scalzi

Ma quindi siete per un “arte per l’arte”?
Mr. High. Sì, assolutamente. La performance al Teatro Arsenale, Ritratto Analitico, riguardava solo l’arte, totalmente. Non importa chi è il presidente o cosa accade alla società, se il pubblico è comunista o cattolico o nazista.

Comunque producete forti effetti sui pubblici di fronte ai quali vi esibite.
Mr. Blue. Sì, come fecero alcuni dipinti che oggi sono nei musei. L’arte può essere scioccante.
Mr. Grey. Siamo per la forma d’espressione più libera possibile.

Uno dei vostri scopi è avvicinarvi alla libertà assoluta. Pensate di averla già realizzata questa libertà?
Mr. High. Non sai mai quando la libertà arriva, sono momenti. La libertà non è qualcosa che possiedi perché sei sempre limitato, devi mangiare o altro, ma è buono per l’arte avere menti libere ed essere naïf nella creazione, senza pensare alle conseguenze. Noi non ci pensiamo mai. Quando fai una performance come Ritratto Analitico, devi pensare soltanto a farlo nel modo più naïf possibile. Non importa se poi un tuo ritratto viene usato per un regalo di Natale o se la gente capisce qualcosa di diverso da quel che stai cercando di fare.

Potrebbe essere uno slogan: “Siate naïf”.
Mr. High. Ma è molto difficile esserlo.

Girate il mondo, avete pubblici molto diversi
Mr. Grey. Sempre, le differenze culturali sono molto forti. Ma gli italiani sono i migliori.
Mr.High. Specialmente i milanesi.
Mr. Pink. Reagiscono in modo molto diretto, non intellettualizzano. Se gli piace qualcosa gli piace e basta.

E il pubblico peggiore?
Mr. High. Quello di casa.
Mr. Pink. Arrivano sempre con idee preconcette per giudicare se tu corrispondi ad esse.
Mr. High. I cinesi, invece, vengono per vedere se fallisci: ne sono contenti.

Cosa fate quando non siete a lavoro? Vivete come in una comune?
Mr. Pink. Lui ha due figli, io ho…
Mr. High. A nessuno interessa, questa è roba privata.

Nicola Davide Angerame

www.gelitin.net

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Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione con quotidiani e riviste scrivendo d'arte ma anche di cinema, architettura e cultura contemporanea. In vent'anni di attività ha fondato e diretto, su modello delle Kunsthalle tedesche, la Galleria Civica di Alassio e la Galleria Civica di Andora. Ha fondato e diretto l'associazione culturale "whitelabs. Culture in progress" con sede e spazio espositivo a Milano. Fino ad oggi ha progettato e curato decine di eventi culturali e più di cento mostre personali e collettive di artisti e fotografi, italiani e stranieri, collaborando con istituzioni private e pubbliche in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze sui temi dell'arte e della filosofia in istituzioni italiane e straniere ed ha curato progetti culturali e mostre a New York, Seoul, Bangkok, Parigi, Berlino e Londra. Dopo aver vissuto e lavorato tra Milano e New York, attualmente vive e lavora a Torino, dove insegna Storia dell'Arte Contemporanea presso il Collegio Universitario Luigi Einaudi e dove tiene seminari presso l'Università degli Studi di Torino (cattedra di Estetica). Suoi articoli sono apparsi su Robinson (La Repubblica), L'Unità, Il Manifesto, Art Presse (Paris), Il Mucchio Selvaggio, Exibart, Arte e Critica, Artribune, Segno, FC Fotografia e [è] Cultura.