Museo Madre, finalmente il bando

Le alterne vicende del museo napoletano le abbiamo seguite passo passo sin dall’inizio. Le ultime notizie riguardavano l’allontanamento di Cicelyn e la curia che si è ripresa la Chiesa di Donnaregina. Ora però si riparte. Con un bando, innanzitutto. Il restart lo racconta in esclusiva ad Artribune Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina.

Chiesa di Santa Maria Donnaregina - Napoli

Vorrei partire dallo stato attuale del museo. Come si configura oggi il Madre?
Il museo è gestito da una fondazione promossa e sostenuta integralmente dalla Regione Campania, che ha un consiglio di amministrazione di tre membri, un collegio di revisori e un comitato scientifico di cinque membri; è poi previsto l’ufficio del direttore generale, che è anche direttore del museo. Com’è noto, stiamo lavorando a un concorso internazionale per individuarlo, che cercherà una figura con capacità ed esperienze sia curatoriali che manageriali, con il compito di giuria affidato al comitato scientifico, che stiamo definendo.

Questione denari.
Siamo finalmente in grado di poter contare su misure per affrontare la difficilissima situazione economico-finanziaria che abbiamo trovato: davvero ardua. Grazie al nostro fondatore, la Regione Campania, che in questa difficilissima temperie internazionale ha avuto la lungimiranza di reperire risorse per investire in cultura, ci accingiamo al difficile impegno di ricostruzione e rilancio di un’istituzione pubblica così delicata, affrontando sia il debito pregresso che il funzionamento e gli investimenti. Un lavoro molto impegnativo che, tuttavia, sta già cominciando a dare i suoi frutti.

Eduardo Cicelyn

In occasione dell’incontro-dibattito che si è svolto negli spazi della Galleria Alfonso Artiaco lo scorso 28 marzo, Artiaco ha evidenziato un’anomalia: “è la prima volta che i prestiti di un museo vengono ritirati al cambio di una direzione”. Quale fattore ha condizionato la fuga delle opere dal Madre?
I prestiti a tempo lungo sono usuali un po’ ovunque; il Madre ne ha ottenuti di molto importanti, pur se i prestatori hanno potuto richiedere la restituzione quando volessero; molti di loro lo hanno fatto già da più di un anno, e ci è parso giusto rimettere le opere che ci sono state richieste indietro, con i moventi più diversi. Ma devo dire che il progetto cui stiamo lavorando, e riassunto in un documento di indirizzi strategici approvato lo scorso gennaio, prevedeva anche il ricambio della parte “mobile” del museo, e dunque viviamo questa fase senza particolari ansie, perché proiettati al futuro. Ci dispiace, solo, di dover prevedere un certo periodo in cui il Madre si presenterà a scartamento ridotto, e di non aver potuto procedere a un normale turnover, magari accompagnato con qualche misura particolare per il pubblico. Ne riparleremo.

State già organizzando il programma d’acquisizione di nuove opere?
Per le decisioni definitive attenderemo il nuovo direttore e il comitato scientifico, cui spetteranno le scelte culturali, artistiche ed espositive; intanto, stiamo occupandoci di promuovere un dibattito in città per sollecitare proposte e idee di indirizzo, che riguardino cioè l’identità del museo, ciò che lo renda più riconoscibile e le ragioni per le quali è a Napoli, e non altrove. E stiamo lavorando a un programma – ponte, di breve durata, che assicuri un Madre attivo sino all’insediamento del nuovo staff curatoriale.

È già pronto il bando per la nomina del nuovo direttore?
Sì, e credo sarà un documento molto commentato, perché sarà più denso di quelli che abbiamo visto pubblicati ultimamente in Italia; ma capirà che non possiamo parlarne molto sino alla pubblicazione, visto che indice una procedura comparativa che sarà seria e pulita.

Quando sarà reso pubblico?
Nei prossimi giorni.

Napoli, 29 gennaio 2012 - Assemblea cittadina al Madre - photo Massimo Pastore

Un’ultima domanda. Come si pone il presidente della Fondazione Donnaregina di fronte agli attacchi di chi dice che “il museo è già morto”?
Chi lo dice ha forse interesse a che muoia. Vero è che l’abbiamo trovato moribondo, ma non sono appassionato a questo gioco necrofilo: lavoro perché il Madre viva e possa diventare un museo frequentato, perciò vitale e stimolante, che i cittadini e gli ospiti possano sentire, finalmente, proprio, anche senza le risorse faraoniche del passato. Non è facile, lo so bene, soprattutto in questo momento storico, e certamente è più difficile che intonare il requiem. Ma in realtà gli intenti sono ambiziosi; abbiamo una strategia che, nel tempo, proverà non solo a intervenire sul museo con importanti iniziative (ad esempio, per il miglioramento degli impianti, della sicurezza, della comunicazione interna ed esterna, per favorire nuovo pubblico), non solo di continuare la programmazione di grandi mostre, in collaborazione con le maggiori istituzioni europee e internazionali, ma anche di allargare il perimetro delle nostre attività sia in termini culturali, che geografici; gli indirizzi, infatti, prevedono importanti interventi di educational, attività in tutta la Regione e in grandi città del meridione italiano, e iniziative di rilievo internazionale che ci consentiranno produzioni in Paesi della sponda mediterranea, del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e negli Stati uniti d’America. Mica male per un morto…

Antonello Tolve

www.museomadre.it

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.