Steve Jobs. Omaggio a un grande designer

L’America e il mondo intero piangono la morte di un poliedrico genio dell’innovazione. Comunicatore, informatico, designer. In una sola parola: artista. Il commiato di Artribune a uno dei più grandi creativi contemporanei.

Steve Jobs e l'iPhone

Ci sono molte leggende attorno alla misteriosa scelta del logo Apple della mela morsicata. Quella che ci piace ricordare è legata alla scomparsa del matematico Alan Turing, considerato uno dei padri dell’informatica, che si suicidò ingerendo una mela da lui stesso avvelenata con cianuro di potassio, in omaggio alla fiaba di Biancaneve. Vogliamo immaginare che Steve Jobs, da romantico sognatore, come tutti i creativi, decise di rendere omaggio, nel momento della fondazione della sua impresa, a un matematico senza il quale non sarebbe riuscito a realizzare nessuno dei suoi prodotti. È difficile infatti circoscrivere la personalità e le capacità di Jobs in un unico settore e, a conti fatti, se proprio volessimo scegliere un termine, potremmo chiamarlo artista. Un creativo poliedrico che ha fatto fare al mondo dell’informatica e del design tecnologico grossi balzi nel futuro.
La storia della Apple la conosciamo tutti e in questo momento ed è stata ripercorsa dai principali quotidiani di informazione. Ripassiamola anche noi, seguendo però le tracce che ha lasciato il designer, il progettista che non ha pensato esclusivamente alla funzione tecnologica ma anche alla nuova forma e all’appeal. Si parte quindi con il primo Mac Lisa nel 1978, uno dei primi computer a essere dotato di un’interfaccia grafica. L’interfaccia grafica è il risultato della perfetta fusione tra la tecnologia e il design, è un linguaggio di settore che per comunicare utilizza immagini di uso comune, facilmente riconoscibili e intuitive. Proprio nell’utilizzo di questo canale di comunicazione risiede la prima grande intuizione di design di Steve Jobs. Il primo vero e proprio Mac arriva nel 1984, con tastiera e mouse, e una pratica maniglia nella parte superiore per l’eventuale trasporto.

Il Mac Lisa

Integrata alla scocca che racchiude il computer, era stata prevista per aggiungere un’ulteriore funzione e agevolarne la praticità.
Verso la metà degli anni ’80, Steve Jobs si allontana dalla Apple per seguire progetti personali, sempre legati al mondo della creatività. Acquista infatti la Pixar, specializzata in animazione digitale e, ancora una volta, si dimostra profeta del futuro dei cartoon. Ma gli affari per la Apple senza Jobs non vanno granché bene, e il designer visionario ritorna nella sua azienda per rilanciarla.
Il geniale programmatore che è in lui inventa un nuovo sistema operativo, mentre il designer conferisce la forma aggraziata e colora, per la prima volta, un computer con tinte affascinanti: siamo ai primi iMac. Alla funzionalità indiscussa dei suoi prodotti si affianca una costante ricerca estetica verso una forma e un design che rimangono sempre al passo con i tempi.
L’ultimo decennio è un susseguirsi incessante di novità, tecnologiche, certo, ma ogni nuova release, ogni nuova versione è accompagnata da un nuovo design. Nessuna scocca viene lasciata al caso, nessuna interfaccia è trascurata. Si passa dai computer ai primi iPod, si arriva ai primi telefoni con l’iPhone, che è tuttora il modello più imitato, per quanto abbiano da dire le case concorrenti, e ora siamo ai tablet, all’iPad.

iPad

Probabilmente le mosse del grande guru si sono basate anche su puri calcoli di marketing, ma dobbiamo riconoscere che il suo modo di progettare il design ha sempre avuto un’attenzione in più. Chi meglio, in questo momento di overload di commiati, è riuscito a esprimere quale fosse il valore aggiunto del design della Apple alle nostre vite è stato Vittorio Zucconi in una video-intervista sul sito della Repubblica: “Steve Jobs riusciva a mettere insieme il piacere della bellezza al fatto di doverci lavorare”. E non è un’esagerazione detta da un giornalista-fan della mela, perché il design serve anche a questo, oltre che ad agevolare la funzionalità: dare un valore aggiunto di bellezza, tanto difficile da definire quanto appagante quando la si riconosce.
Ecco le parole con cui la sua azienda, o meglio dire la sua casa, gli porge l’ultimo saluto in rete, sugli schermi di tutti i dispositivi da lui creati: “Apple ha perso un genio visionario e creativo, e il mondo ha perso una persona straordinaria. Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere Steve e lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte di ispirazione. Steve lascia un’azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito resterà per sempre lo spirito di Apple”.
L’ultima affermazione che possiamo aggiungere è che il mondo ha perso uno dei grandi maestri del design contemporaneo.

Valia Barriello

www.apple.com

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.