Con la farfalla sul pube. Porno-gadget o copertina d’artista?

Infaticabile donna in carriera, icona fashion amata e corteggiata da mezzo mondo, Darya Zhukova trova Roman, il suo “principe russo”. E si butta anima e corpo nelle sue passioni. Arte contemporanea, moda, editoria. Il suo nuovo progetto è un magazine tutto pepe. Lanciato con una copertina-shock. Tatuaggi, farfalle, vagine e una manciata di grandi artisti.

Garage - cover by Damien Hirst e Hedi Slimane

Bellissima, ricca e famosa. Segni particolari? Moglie del magnate russo ultraquarantenne Roman Abramovich, proprietario (fra le altre colse) del Chelsea football club: colui che, secondo Forbes, starebbe al 50esimo posto nella classifica dei 100 uomini più ricchi del mondo.
Lei, Darya Zhukova, 31 anni, lo ha sfilato alla moglie Irina, accaparrandoselo dopo un divorzio del valore di 300 milioni di dollari. Figlia di un petroliere/mercante d’armi e di una nota biologa molecolare, l’intraprendente moscovita di mestiere fa la modella, la fashion designer e la giornalista di life style (è stata caporedattrice del magazine britannico Pop).
Ma il suo cuore batte anche e soprattutto per l’arte: sua è la IRIS Foundation, istituzione non profit dedicata alla promozione della cultura contemporanea; suo è Garage, noto art center di Mosca inaugurato nel 2008 in una zona decentrata (per ciò è previsto un trasferimento in zona Gorky Park); sua è l’omonima rivista d’arte appena lanciata sul mercato.

Gagosian Gallery - Dasha Zhukova e Rachel Zoe

E proprio durante l’appena conclusasi fashion week londinese, pare che il nuovo magazine abbia letteralmente spopolato. Ben tre le copertine sfornate per l’atteso numero “uno”. Sulla prima c’è lo schizzo per uno smiling-tattoo firmato Richard Prince. Nella seconda è immortalata la Agathe and Seraphine’s House,  creatura di Dinos Chapman e del fotografo Nick Knight: ispirata alla dollhouse delle figlie di Chapman, con tanto di bambola somigliante alla modella Lily Donaldson, l’opera era esposta fino al 21 settembre da Gagosian. L’ultima cover, infine, in assoluto la più chiacchierata, sarà ricordata per una singolare foto di Hedi Slimane: un pube femminile su cui è adagiata una farfalla-sticker color verde smeraldo. Una scritta birichina suggerisce di staccare l’adesivo per scoprire cosa c’è sotto… E zac! Nessuna immagine sconcia, ma un malizioso tattoo, anch’esso a forma di farfalla, esibito con orgoglio dalla modella ventenne Shauna Taylor. Dietro tutto il progetto – inclusa la realizzazione del tatuaggio per mano del noto Mo Coppoletta – c’è infatti una vera art-celebrity. Chi? Beh, dici farfalle, dici art-biz, dici milioni di dollari, dici provocazione… e dici Damien Hirst. Chi altri sennò?

Modella: Emily Hope, 26 anni, Los Angeles // Fotografo: Hedi Slimane // data tatoo: 16 giugno 2011 // Artista: Paul McCarthy // Tautatore: Lindsay Carmichael

Il giochetto cita chiaramente la mitologica banana gialla di The Velvet Underground & Nico, primo album dei Velvet Underground, pubblicato nel 1967 per la Verve Records: sbucciata la banana adesiva sulla cover del vinile, saltava fuori la “polpa” del frutto… Una seconda banana, tutta rosa. Sfacciato ammiccamento sessuale, che ha reso unica la copertina del celeberrimo disco, uno tra i più significativi della storia del rock sperimentale.
Ma se in quel caso trattavasi di ironica allusione fallica, nel caso di Hirst trattasi spudoratamente di vagina. Il potere è femmina, a distanza di quarant’anni? Ci sarebbe da discuterne. L’ex bad boy dell’arte gioca con l’appeal femminile delle classiche riviste di moda, pungolando il voyeurismo dei maschietti. Per poi svelare null’altro che un simpatico vedo-non vedo. Artistico, naturalmente.
E il leitmotiv del tattoo prosegue anche all’interno della rivista, con uno splendido servizio fotografico di Hedi Slimane, che immortala uomini e donne impreziositi da tatuaggi molto speciali. A idearli sono stati artisti del calibro di Paul McCarthy, Jeff Koons, Raymond Pettibon, Richard Prince, Dinos Chapman – l’unico che ha scelto di autotauarsi –, John Baldessari. Arruolati tutti tatuatori doc: oltre a Coppoletta, anche Lindsay Carmichael e Mike Rubendall, tra i più esperti sulla piazza

Garage - cover by Dinos Chapman e Nick Knight

Garage è un magazine che intriga, a partire dalla copertina, fino ai contenuti zeppi di riferimenti alla moda, all’arte contemporanea, al design e alle tendenze più attuali, senza tralasciare chicche e stranezze: dentro ci trovi anche un esclusivo abito Prada fatto di agrumi, un cappotto Moncler realizzato con acciughe e un capo Alexander McQueen, buonanima, a base di lattuga romana. Arcimboldiani prototipi di food-couture, affidati all’obiettivo esperto di Fulvio Bonavia, fotografo già avvezzo a tali singolari soggetti.
Sarà certamente nata con la camicia (griffatissima) la signorina Zhukova, ma in quanto a idee, marketing e imprenditoria, pare ci sappia proprio fare. Prova ne è, in primis, il successo del suo spazio espositivo, sorta di grande museo privato, diventato in breve tempo uno dei centri per il contemporaneo più in vista della città. E’ qui, ad esempio, che è stata ospitata l’ultima Biennale di Mosca, grazie a una proficua collaborazione con il governo russo. Ed è qui che, già nel 2009, veniva allestita la megamostra Un certain état  du monde? Sélection d’oeuvres de la collection François Pinault Foundation, a cura di Caroline Bourgeois, una selezione di opere di 32 artisti presenti nell’immensa collezione del finanziere francese. Lo spazio, riconvertito a regola d’arte, nasceva nel 1927 come garage per autobus: a progettarlo fu il grande architetto costruttivista Konstantin Melnikov. Una location affascinante, intrisa di storia, che la passione – e i milioni di euro – di Madame Zhukova hanno resuscitato in nome della ricerca e della promozione artistica.

Agathe and Seraphine's House

Raffinata e accanita collezionista, la zarina dell’arte non bada certo a spese per implementare la sua raccolta. Il prossimo acquisto? Potrebbe trattarsi di un audace tattoo. Rigorosamente d’artista, s’intende. E chissà che non ci abbia già pensato Hirst, con una piccola, intima decorazione, nascosta agli occhi dei più…

Helga Marsala

www.garageccc.ru

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.