È la notizia dell’estate. Gabriella Belli va a Venezia

Sembravano voci ancora deboli, un’ipotesi suggestiva ma tutta da considerare, quasi una chiacchiera estiva. E invece ora c’è la conferma ufficiale: Gabriella Belli lascia il Mart, per andare a dirigere la Fondazione Musei Civici di Venezia. O forse a terremotare Venezia, data la nota decisione e determinazione con cui affronta le cose. E a Rovereto che succederà?

Gabriella Belli

Una persona dirige egregiamente un museo d’arte contemporanea. Ad un certo punto, arriva qualcuno che le propone un nuovo incarico. Questa persona valuta la proposta, e alla fine, evidentemente ritenendola seria, concreta, prestigiosa e – perché no? – magari anche conveniente, l’accetta.
Tutto molto lineare: e forse per questo, suona strano, nell’Italia delle dietrologie e dei bizantinismi. E invece questo è quanto è capitato – almeno per le notizie di cui disponiamo – alla direttrice del Mart Gabriella Belli: lo avevamo anticipato, qui su Artribune, riprendendo rumors comparsi sulla stampa locale, ma ora arriva la conferma ufficiale. La storica guida del museo trentino sarà la nuova direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, ruolo nel quale subentrerà a Giandomenico Romanelli, il cui mandato scadrà il prossimo 31 agosto. “Nel suo nuovo incarico – si legge nel comunicato dell’istituzione veneziana – Gabriella Belli avrà il compito di individuare e proporre i programmi e i piani delle attività della Fondazione, curandone la loro esecuzione negli aspetti culturali, scientifici e artistici”.
In cosa si traduce il nuovo incarico? Ovvero, detto in altri termini: perché la direttrice del museo italiano forse più importante sul contemporaneo, che ha creato e dal  1989 al 2011 lo ha portato a livelli di eccellenza internazionale, lo abbandona per tentare una nuova impresa? Per valutare questo, è utile capire meglio di cosa si parla, trattando di Fondazione Musei Civici di Venezia. Tredici musei, fra i quali i più importanti e visitati della città, da Palazzo Ducale al Museo Correr, Ca’ Rezzonico, il Museo Fortuny, Ca’ Pesaro. Un network alla ricerca di una guida in grado di proporre un progetto strutturale, dopo una gestione seria ma certamente migliorabile sul fronte contemporaneo come quella Romanelli. Quindi un territorio sostanzialmente “vergine”, ricettivo rispetto agli stimoli di un personaggio in grado di ideare una linea costruttiva per il sistema, ed in possesso di know how e contatti come pochi altri sulla piazza. Il tutto, potendo disporre di un pubblico potenziale di diversi milioni di visitatori all’anno, una novità rispetto alla realtà di Rovereto, dove i comunque tantissimi che arrivano al Mart ci arrivano perché espressamente e faticosamente richiamati dal museo.

Il Museo Correr

Un network peraltro con importanti prospettive di sviluppo, specialmente legate alle vicende di Ca’ Corner della Regina – proprietà della fondazione – con la nuova gestione griffata Prada. Ed un network i cui spazi espositivi assumono una valenza strategica in occasione dei molti grandi eventi che coinvolgono la città, in primis le Biennali d’Arte e di Architettura, in grado di conferire loro un ruolo di grande forza propositiva ed in ultima analisi “culturale”.
Un’impresa, insomma, che alla luce di queste considerazioni si rivela decisamente accattivante, adatta ad uno spirito combattivo ed intraprendente come quello ampiamente dimostrato da Gabriella Belli. Con quali consegne potrà affrontarla? Su quali basi, culturali ma anche finanziarie, potrà strutturare i suoi programmi? Per ora i comunicati non entrano in merito, ma Artribune sarà in prima linea per darvi notizie certe, magari dalla viva voce della protagonista. E che succederà al Mart? Questo è un fronte ormai separato, la nomina del nuovo direttore spetterà al Consiglio di Amministrazione, presieduto da Franco Bernabè e composto dalla vicepresidente Isabella Bossi Fedrigotti e da Lino Dainese, Massimo Egidi, Mariangela Franch, Michelangelo Lupo e Paolo Mattei. Noi ci limitiamo a ribadire l’ipotesi quasi “naturale” di una candidatura di Luca Massimo Barbero, attuale “disoccupato” di lusso in grado di fornire garanzie di competenza e autorevolezza sia sul campo del contemporaneo che del moderno. Ma su questo cercheremo di aprire spiragli ancora prima…

Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.