Emily Jacir lancia un crowdfunding per trasformare la sua casa a Betlemme in centro d’arte

Una casa di famiglia con più di 120 anni di storia è al centro del nuovo progetto dell’artista palestinese Emily Jacir. Dove? A Betlemme, ad un passo dal muro di separazione

Public installation on Line 1 vaporetto stop Arsenale. Un altro progetto di arte pubblica di Emily Jacir a Venezia
Public installation on Line 1 vaporetto stop Arsenale. Un altro progetto di arte pubblica di Emily Jacir a Venezia

Consentire di immaginare il futuro lì dove sembra impossibile farlo. Usare l’arte come mezzo per avere una visione su un avvenire difficile da concepire e portare speranza ad un popolo che combatte ogni giorno una guerra contro l’oppressione e le divisioni. Da qui parte il nuovo progetto di Emily Jacir (Betlemme, 1972) che ha lanciato una campagna di crowdfunding per trasformare la sua casa di famiglia a Betlemme in uno spazio espositivo indipendente e un centro per l’arte contemporanea aperto a tutta la comunità. “Un progetto che sogniamo da più di quindici anni”, rivela l’artista palestinese, “e che finalmente dal 2014 stiamo provando a realizzare concretamente. Un centro che sorgerà in una zona della città che riversa in una condizione moribonda a causa del muro dell’Apartheid che ha privato della libertà il mio popolo. L’unica possibilità è riportare la vita in questa zona della città, un modo molto importante per resistere”. L’arte come forma di resistenza è da sempre il motto che spinge la ricerca di Emily Jacir da anni impegnata in azioni artistiche e politiche a sostegno della causa del suo popolo.

LA CASA DI FAMIGLIA TRASFORMATA IN SPAZIO ESPOSITIVO

Dar Yusuf Nasri Jacir for Art and Research, questo il nome del nuovo centro, sorgerà all’interno della casa di famiglia dell’artista, costruita dal trisnonno nel 1890 e che oggi si trova proprio a pochi passi dal muro di barriera in Cisgiordania. Un pezzo di storia della città oltre che una memoria privata importantissima. “Ci impegniamo a preservare il patrimonio architettonico del nostro edificio”, ci racconta la Jacir, “visto che questo è un aspetto della nostra memoria collettiva e deve essere custodito per il bene di tutta la comunità. Ha 127 anni! Questo edificio incarna un’incredibile quantità di storia e ha resistito ad innumerevoli guerre, occupazioni, rivoluzioni, celebrazioni e sconfitte. Questa casa conserva tra le sue mura la storia di questa città. Crediamo che il nostro ruolo nel proteggerla sia molto importante perché è il ponte tra il nostro passato e il nostro futuro. Il nostro edificio è un luogo in cui si incontrano la memoria storica e l’attuale condizione di Betlemme e consentirà la produzione di nuove opere d’arte e una visione verso il futuro”. Dimensione privata e utilità pubblica si fondono in questo progetto che avrà un focus sull’arte contemporanea e sul cinema, ma anche un ricco archivio di fotografie e documenti storici. La Jacir prevede anche di dar vita ad un programma di residenza per artisti internazionali e ad una serie di iniziative didattiche rivolte alla comunità locale in collaborazione con l’Università di Betlemme e l’Istituto di Studi Palestinesi. Per realizzare il suo progetto la Jacir ha bisogno di fondi, soprattutto per ristrutturare l’edificio e metterlo in sicurezza. Da qui l’idea di lanciare una campagna di crowdfunding che sta ottenendo un successo insperato dalla stessa artista. “In soli tre giorni”, ci rivela, “abbiamo già raggiunto quasi il 60% dei 45.000 dollari richiesti per partire. Siamo soddisfatti e fiduciosi di farcela”.

-Mariacristina Ferraioli

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.