Michelle Obama come Cleopatra. Ed è baruffa sui diritti d’autore per un murale a Chicago

Lite tra una studentessa di New York e uno street artist di Chicago (che però non vuole essere chiamato artista). Chi copia chi? Tutto nasce dall’amore per Michelle e da un omaggio. Anzi due…

Michelle Obama come Cleopatra. Un'opera di Chris Devins
Michelle Obama come Cleopatra. Un'opera di Chris Devins

Sono usciti di scena tre mesi fa, dopo l’insediamento di Donald Trump e Melania alla Casa Bianca. Eppure, Barack e Michelle Obama, sembrano ancora piazzati lì, nei cuori di folle di elettori e ammiratori. Una di quelle coppie che, al netto delle valutazioni politiche, hanno segnato una differenza. Incarnando uno stile, un’eleganza, un modello umano, culturale, sentimentale. Icone pop, a modo loro. E nel conflitto violento che ha spaccato in due la società americana, dinanzi all’ascesa del ruspante imprenditore dal ciuffo platino, il disprezzo dei tanti verso costui non fa che potenziare la nostalgia: Barack è sempre più l’ideale da rimpiangere, l’impietoso termine di paragone. Lui, come lei. La first Lady più amata della storia d’America, insieme a Jackie.

LA FIRST LADY, LA STUDENTESSA E L’URBAN PLANNER

E così, gli Obama, li si continua a celebrare. Sul piano delle immagini, ad esempio. L’ultimo murale è spuntato a Chicago, venerdì 21 aprile, su un vecchio palazzo di mattoni in un quartiere di South Side. È un primo piano di Michelle visto di tre quarti, con un look da regina d’Egitto. Trucco, collier e copricapo à la Cleopatra. Bellissima. Un ritratto solenne, dipinto nei toni del bruno, dell’oro, del blu lapislazzuli e del verde smeraldo, con un fotorealismo di estrema precisione. La firma è di Chris Devins, che per realizzarlo ha raccolto 12.000 dollari. E che però si è trovato in mezzo a un polverone.
Dopo che la foto dell’opera completa ha iniziato a diffondersi a sul web, tra i vari passaggi è giunta fino a Gelila Mesfin, una giovane etiope che studia a New York. Immediata la sorpresa nel riconoscere in quel wall painting un suo lavoro: lo scorso novembre Gelila – con i nick name thick_east_african_girl – aveva pubblicato su Instagram un’elaborazione grafica con il viso di Michelle e un outfit da egiziana. Pressoché identico a quello di Devins. Ed ecco subito l’accusa di plagio. Guerra a colpi di post su Instagram e Twitter, con la ragazza su tutte le furie: “Come puoi rubare l’opera d’arte di qualcuno, il lavoro duro di qualcuno, e affermare che è il tuo … come puoi parlare ufficialmente e dire che lo hai disegnato tu… è così disonesto e irrispettoso!“.
Ed è solo una delle invettive lanciate contro l’artista. Che per difendersi, però, ha pensato proprio di disfarsi del titolo di artista. Dopo aver ammesso il fatto – “Ho trovato la sua foto su Pinterest, e non c’era nessun link. Non ero a conoscenza del suo lavoro fino a due settimane fa” – ha spiegato qual è, esattamente, il suo mestiere: progettazione e riqualificazione urbana, altro che arte. Nessun plagio, dunque, dal momento che il murale non ha nessuna velleità artistica.

Michelle Obama reinterpretata dalla giovane Galile Mesfin su Instagram
Michelle Obama reinterpretata dalla giovane Galile Mesfin su Instagram

E ANCHE IL FOTOGRAFO!

Come urban planner non faccio rivendicazioni per nessuna delle immagini che produco”, ha spiegato, lasciando intendere che l’autorialità in senso stretto non è contemplata. “Anche uno stupido può vedere che uso immagini di dominio pubblico. Ma si sa che il pubblico non ha idea di cosa faccia un urban planner, perciò lo identificano con un artista“. E ancora: “Il modo in cui prendo interi set di immagini, remixati e rielaborati per connettere gli edifici alla comunità, può essere di per sé una nuova forma d’arte, come per un DJ che lavora con le immagini”. Postproduction in chiave urban-street. Interessante lettura. Infine, un bell’affondo per la giovane donna che s’è vista scippare il suo piccolo capolavoro. Come candidamente ammesso, Gelila aveva usato per il suo collage digitale uno scatto di Collier Schorr pubblicato sul New York Times. E allora, incalza lui: “Non puoi rubare una moto e poi essere sconvolta se qualcun altro la cavalca”. Touchée. Una catena di furti e rielaborazioni, benedetta dal mare magnum della Rete. E mentre pare, dagli ultimi post, che i due stiano tentando di giungere a un pacifico accordo, si spera che la querelle non abbia svegliato il can che dorme: e se fosse Schorr, a questo punto, a chiedere i danni a entrambi? Tra i due litiganti…

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.