È morto Italo Zannier. L’uomo che insegnò all’Italia a leggere la fotografia aveva 94 anni
Lo storico, fotografo e docente friulano è stato tra i protagonisti del riconoscimento della fotografia come disciplina di studio nel nostro Paese. Dalla ricerca sul territorio alla nascita di nuovi centri di ricerca, il suo lavoro ha contribuito a cambiare il modo di guardare le immagini e di raccontarne la storia
Fotografo, storico, docente e curatore, Italo Zannier, scomparso il 27 ottobre 2026 a 94 anni, ha dedicato la propria vita a una disciplina che per lungo tempo, in Italia, è rimasta ai margini della storia dell’arte, spesso considerata soprattutto un mezzo tecnico o documentario.
Chi era Italo Zannier
Nato a Spilimbergo, in Friuli, nel 1932, Zannier ha contribuito a modificare questa prospettiva, lavorando affinché la fotografia fosse riconosciuta come un territorio autonomo di ricerca, capace di raccontare le trasformazioni della società e di interrogare il rapporto tra immagini, memoria e realtà. La sua scomparsa chiude una vicenda intellettuale che attraversa oltre settant’anni di storia culturale italiana, dalla sperimentazione del dopoguerra alla progressiva affermazione della fotografia nei musei e nelle università. Prima di diventare uno dei principali storici della fotografia italiana, Zannier è stato soprattutto un fotografo interessato alla realtà che aveva davanti. Fin dagli Anni Cinquanta, il Friuli rappresentò il suo primo grande campo di ricerca: un territorio in cui paesaggi, tradizioni rurali e trasformazioni economiche permettevano di osservare da vicino il passaggio verso la modernità.
Nel 1955 fu tra i fondatori del Gruppo friulano per una nuova fotografia, esperienza che contribuì a rinnovare il panorama italiano. I fotografi coinvolti cercavano di superare una concezione prevalentemente estetica dell’immagine, esplorandone le possibilità documentarie, sociali e sperimentali. La scelta del soggetto, il punto di vista e la costruzione dell’inquadratura contribuivano a raccontare le trasformazioni del territorio e delle comunità. Un’attenzione che avrebbe accompagnato Zannier anche nei successivi progetti dedicati al paesaggio italiano.
Italo Zannier e le diacronie
Particolarmente significativo fu il lavoro sulle diacronie, attraverso il quale tornava a fotografare luoghi già ripresi in precedenza, mantenendo punti di vista comparabili. Accostando le immagini, rendeva visibili i cambiamenti prodotti dal tempo: edifici modificati, ambienti trasformati, tracce di modi di vivere destinati a scomparire. La fotografia diventava dunque uno strumento di indagine storica, capace di raccontare ciò che spesso sfugge alla memoria.
La fotografia entra nell’università con Italo Zannier
Il contributo più importante di Zannier si lega probabilmente alla battaglia culturale per il riconoscimento della fotografia come disciplina autonoma. Quando iniziò a occuparsene, in Italia mancavano ancora strumenti accademici e critici sufficientemente strutturati per studiare la storia del mezzo, i suoi autori e il suo ruolo nella società. Nel 1961 pubblicò Breve storia della fotografia, uno dei primi passaggi di un percorso editoriale destinato a diventare vastissimo. A questo seguirono numerosi volumi dedicati alla storia, alla tecnica e all’evoluzione del linguaggio fotografico, con l’obiettivo di offrire strumenti di analisi tanto agli specialisti quanto a un pubblico più ampio. Nel 1971 divenne il primo docente in Italia a ricoprire una cattedra di Storia della fotografia. Insegnò in diverse università, tra cui lo IUAV e Ca’ Foscari a Venezia e il DAMS di Bologna, contribuendo a formare generazioni di studiosi e a consolidare il ruolo della fotografia nella ricerca accademica.
Italo Zannier: costruire una cultura dell’immagine
Accanto all’attività accademica, Zannier sviluppò un intenso lavoro editoriale e curatoriale. Attraverso saggi, cataloghi e riviste come Fotologia e Fotostorica, contribuì a creare occasioni di confronto dedicate alla fotografia, favorendo la circolazione di studi e ricerche. Il suo impegno si estese anche alle grandi mostre internazionali. Nel 1992 partecipò al progetto espositivo sul paesaggio mediterraneo presentato a Siviglia in occasione dell’Expo; nel 1994 fu coinvolto in The Italian Metamorphosis, 1943-1968, al Solomon R. Guggenheim Museum di New York e successivamente a Wolfsburg. Nel 1995 curò inoltre L’io e il suo doppio. Cent’anni di ritratto fotografico in Italia, nell’ambito della Biennale di Venezia. Nel 1994 fondò il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Lestans, in Friuli, creando un punto di riferimento per lo studio e la valorizzazione delle immagini. Fu inoltre coinvolto nelle attività scientifiche legate al Museo di storia della fotografia Alinari di Firenze.
Un fotografo fino all’ultimo
Nel corso degli anni, mostre e retrospettive hanno restituito la complessità del suo lavoro. Tra queste, Italo Zannier: la sfida della fotografia, presentata a Pordenone nel 2012, e Io sono io. Fotografo nella storia e storico della fotografia, nel 2024, hanno ripercorso le diverse dimensioni della sua attività.
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