La poetessa Shaana De Santi introduce le fotografie di Giada De Santis dedicate a una Isernia abbandonata, eppure ancora tenacemente viva.

Sfiorivano le viole a Isernia. Sfioriva Isernia, un tempo ridente provincia italiana, situata tra i due fiumi Sordo e Carpino, circondata da una natura avvolgente e incontaminata.
Siamo nel centro della penisola, nel fazzoletto di terra benedetta chiamato Molise, la più anonima e surreale regione d’Italia.
Isernia ha un vissuto originale: di antichissima fondazione, fu culla della civiltà umana europea prima, colonia latina in seguito alle guerre sannitiche e importante centro nel Medio Evo. Testimonianze storiche sono presenti ovunque, dal centro storico alla campagna circostante, ormai tristemente abbandonate all’incuria del degrado urbano.

ISERNIA, LA CRISI E L’ABBANDONO

Il tempo scorre piano qui. La vita si dirama lenta tra merletti a tombolo e pasta e fagioli. Nei vicoli i bambini inseguono ancora sogni sotto forma di palloni arancio, mentre i grandi giocano a fare gli artigiani, cercando tenacemente di tenere a galla una realtà sofferente. I ragazzi vanno a Londra, le strade si svuotano e le attività chiudono i battenti.
Com’è profondo qui il mare della crisi. Ma la traccia storica resta, nelle pietre, nelle statue e negli edifici raffinati, in cui è impressa la memoria dei bei tempi andati.
Pochi son i turisti a venire a farci visita, testimoni di una realtà spaventosamente allarmante: questi ricordi, impressi nei monumenti, sono calpestati, vinti e mortificati da rifiuti e negligenza diffusa nella manutenzione totalmente assente.

Giada De Santis, Urbs? Isernia città chiusa, 2020
Giada De Santis, Urbs? Isernia città chiusa, 2020

PARCHEGGI E DEGRADO

Dunque Palazzo Jadopi (importante nella storia architettonica e culturale del centro storico) come deposito della spazzatura; le terme romane dell’acqua sulfurea, cantiere sporco e abbandonato; la chiesetta sconsacrata di Santo Spirito lasciata in balia di se stessa e ancora in piedi per miracolo. Per non parlare dei parcheggi a pagamento, le cui celebri strisce blu hanno devastato strade e luoghi di interesse, scuotendo l’animo e il disappunto generale.

LE FOTOGRAFIE DI GIADA DE SANTIS

C’è tristezza, c’è malcontento a Isernia. Tuttavia, è una lunga storia d’amore quella che lega gli isernini al proprio territorio. Rapporto ambivalente e contrastato. Equivoco e straniante. Come le immagini di Giada De Santis, magici giochi alienanti, in cui la doppia esposizione rende manifesta la bipolarità dello stato delle cose in città. Due facce della stessa medaglia, antico prezioso vs moderno maltrattato.
Isernia, Giano bifronte, ritornerai a splendere, sebbene attualmente tu sia in un vortice di polvere.

Shaana De Santi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #56

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