La mostra di Francesco Vezzoli a Roma e il Grand Tour delle fondazioni

La mostra, incentrata sulla contaminazione tra politica e società dello spettacolo, prende parte al circuito di eventi che comprende fondazioni d’arte in tutta Italia.

Party Politics. Milo De Michelis
Party Politics. Milo De Michelis

È un momento di grande densità di eventi quello che si prepara a vivere l’Italia. Molto lo si deve alla Biennale di Venezia (dall’11 maggio al 24 novembre 2019), il cui avvento è ormai alle porte, ma anche al fatto che molte fondazioni private italiane hanno deciso di fare sistema presentando, in un grande opening simultaneo, le proprie mostre di punta dell’anno. Al programma del Grand Tour Contemporaneo, che inizia il 15 aprile, prenderà parte anche Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), con una raccolta fotografica dedicata alla storia della politica italiana e al suo legame indissolubile con la Società dello Spettacolo. Si chiama Party Politics. L’intrattenimento della politica, la politica dell’intrattenimento e sarà in mostra alla Fondazione Giuliani di Roma fino al 19 luglio.

PARTY POLITICS DI FRANCESCO VEZZOLI

Un progetto irriverente e critico, che non manca di fascino decadente come Vezzoli ci ha abituato: Party Politics, composto da una selezione di fotografie d’archivio per lo più degli anni Ottanta, mostra il progressivo declino dei politici, da radicali e impegnati a membri di una casta votata all’edonismo e alla mondanità. Un tema molto attuale che riflette sulla commistione tra classe dirigente e ingerenza dello spettacolo: “Che luce che c’era negli occhi dei politici italiani della prima repubblica quando frequentavano attori e ribalte che li tiravano fuori dalle loro aule. L’idea di vaghe trasgressioni, di magiche fughe, da regimi e etichette morali rigidissime e penitenziali, soprattutto democristiane e comuniste”, scrive Michele Masneri, giornalista e saggista, nel testo di introduzione alla mostra che pubblichiamo in parte in attesa dell’inaugurazione, “Gore Vidal, grande esperto di politica, anche italiana, sosteneva che “politics is show business for ugly people”, essendo forse l’unico autorizzato a dar definizioni di questa portata, avendo frequentato sia la Casa Bianca che Hollywood, al medesimo livello, cioè altissimo. E però adorava, in Italia, stare in mezzo a beghe, e parte del fascino della sua Rondinaia era per lui il poter assistere, a Ravello, a tutte le dinamiche molto local tra il Pci, il prete, il farmacista, dando molti consigli, istigando fazioni, assistendo a un Grande fratello in visione privata: adorando quegli intrighi forse più di quelli “global” che si era lasciato alle spalle”.

ITALIA, UN PAESE DI INTRATTENITORI (MEDIOCRI)

Ma in fondo l’Italia è un paese che ha sempre e solo chiesto ai suoi politici d’essere bene intrattenuta: nazione di star system modesto – e in cui, per usare un’altra citazione estera, “tutti sanno recitare, tranne gli attori” (Orson Welles), tra Montecitorio e Centro Sperimentale per brillantezza non c’è mai stata gara”, prosegue Masneri, spiegando che la politica in Italia ha poco a che fare con la crescita di un paese, poiché i risultati più rilevanti stanno nell’indice di ascolti, “la bocciatura e la damnatio memoriae di regimi, premier, correnti, arrivavano così non per riforme o finanziarie o disastri o crescite più o meno felici, ma per il carattere: quello era antipatico, quello era toscano, quell’altro aveva stufato, quello era un puttaniere. Con curve e gradimenti televisivi: grandi entusiasmi iniziali e poi fasi di stanca, come soap di infinite stagioni. Come hanno capito benissimo oggi i ministri, che a differenza di allora non ricercano il contatto magico col mondo dello spettacolo, perché naturalmente son loro che son diventati lo spettacolo. Brutti o belli sguazzano, smanicano, amano, slinguazzano, dichiarano: nell’erba o in piscina, in motonave o molto raramente dai loro ministeri, su Instagram o su classici rotocalchi. Sempre comunque attenti a cambiare registro, a non stufare un pubblico che è diventato molto volubile, che potrebbe benissimo, da un giorno all’altro, voler cambiare registro. Disdici quando vuoi”.

IL GRAND TOUR CONTEMPORANEO DELLE FONDAZIONI

Grand Tour Contemporaneo, promosso da Comitato Fondazioni Arte Contemporanea, si costituisce come un’interessante mappatura della scena artistica italiana di oggi. Un’offerta ricca e articolata in esposizioni personali e collettive di artisti italiani affermati ed emergenti che si rivolge a un pubblico internazionale in transito in Italia durante i mesi della Biennale. Oltre alla mostra si Vezzoli alla Fondazione Giuliani, di seguito l’elenco delle fondazioni aderenti e delle mostre presentate: Fondazione Baruchello, Roma: Polia. Carola BonfiliFondazione Brodbeck, Catania: Nicola Pecoraro, Christoph Meier e Ute MüllerFondazione Merz, Torino: Cinque minuti di gazzarra; Nomas Foundation, Roma: The Club. Emiliano MaggiPalazzo Grassi – Punta della Dogana, Venezia: Molte rondini fanno primaveraFondazione Pastificio Cerere, Roma: KiribatiAntonio FiorentinoFondazione Pistoletto Onlus, Biella, Torino: Padre e Figlio. Ettore Olivero Pistoletto e Michelangelo PistolettoFondazione Antonio Ratti, Como: Rossella BiscottiFondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino: Monowe. Ludovica CarbottaFondazione Spinola Banna per l’Arte, Poirino, Torino: Sehnsucht. Alberto Garutti.

-Giulia Ronchi

Francesco Vezzoli, Party Politics
Fino al 19 luglio 2019
Fondazione Giuliani
Via Gustavo Bianchi, 1, 00153 Roma RM
http://www.fondazionegiuliani.org

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.