Obiettivi puntati sulla storia italiana. In una mostra a Roma

La mostra co-prodotta da Istituto Luce-Cinecittà e allestita al Museo di Roma ripercorre la storia italiana dal 1946 al 1961. Tra scatti “anonimi” e opere di grandi fotografi.

La guerra è finita e l’Italia è devastata: è il 1946. Cosa sarebbe successo da lì a qualche decennio? La mostra fotografica Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961, allestita al Museo di Roma, indaga e ricostruisce il cambiamento sociale ed economico avvenuto in quel lasso di tempo in cui il Belpaese ha provato a essere unito e forte.
Abbiamo pensato soprattutto ai giovani, che possono trovare in questa vicenda degli stimoli: era un Paese sfasciato ma ce l’ha fatta a riprendersi. C’è un ottimismo straordinario in questa mostra, ci sono le risorse in questo Paese, ma certo bisogna lavorare”, dice Enrico Menduni, curatore della rassegna insieme a Gabriele D’Autilia. Mentre il presidente di Istituto Luce-Cinecittà, Roberto Cicutto, afferma: “Questa mostra nasce come una grande bugia, come è bugiardo il cinema. Non c’è un’immagine del film, una genialata dei nostri curatori, con l’escamotage della macchina. Un veicolo straordinario per riavvicinare le persone, per capire quanto il popolo e la gente d’Italia conservi delle caratteristiche. È un riunirsi e riconoscersi che speriamo ci accompagni anche in futuro”.

Sophia Loren legge di Gagarin, 1961. Photo Archivio Luce

Sophia Loren legge di Gagarin, 1961. Photo Archivio Luce

LA MOSTRA

Il sorpasso a cui il titolo fa riferimento è un chiaro e ovvio richiamo al film-icona di un’epoca, sintesi memorabile del viaggio dell’Italia del tempo, diretto da Dino Risi e datato 1962. Il film è un confronto tra due generazioni, che usa come territorio neutro un giorno di vacanza; la mostra non fa confronti ma mira al racconto visivo e silente di una vita politica e privata non troppo diversa da quella attuale. Le lotte del lavoro, le rivoluzioni del costume, la costruzione delle autostrade e quella dell’immaginario di cinema e televisione, il cambiamento del Paese come non era accaduto per secoli. “È una mostra fotografica, sulla fotografia vera e propria. Abbiamo voluto mettere insieme autori di grandissima fama e fotografie anonime: ci sono foto magnifiche, di grandissima forza espressiva, completamente anonime o industriali, semmai d’agenzia… dove il soggetto centrale è l’uomo, l’italiano più che l’Italia. Una mostra antropologica”, dichiara D’Autilia.
Molte fotografie sono state scattate dai “lavoratori dell’immagine” dei settimanali illustrati di allora. Artisti spesso anonimi che la mostra invita a scoprire. E il percorso espositivo li mette a confronto con firme note e acclamate della fotografia contemporanea quali Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Cecilia Mangini, Italo Zannier e Gordon Parks.

Margherita Bordino

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #13

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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