Dopo la mostra inaugurale, il sorprendente Museo Nazionale di Fotografia Marubi, in Albania, rilancia con una mostra del tutto peculiare, sia per il protagonista – l’eclettico artista Kole Idromeno – sia per il curatore, Adrian Paci. Rinnovando una storia ultracentenaria legata a una grande famiglia di fotografia.

Non potete avere idea di cosa c’era qui prima dell’inizio dei lavori“, esordisce Lucjan Bedeni nel suo ufficio sul corso principale di Scutari. Negli spazi che una volta erano la sede della locale cassa di risparmio oggi c’è il Museo Marubi, uno dei nuovi “musei nazionali” che stanno ridisegnando la geografia artistica dell’Albania. Lucjan ha 29 anni ma è il direttore di questa istituzione da quando ne aveva 24.
All’epoca il museo non c’era e l’ente si chiamava semplicemente Fototeca Marubi, uno sconfinato archivio delle opere del fotografo Marubi, colui che portò in Albania la fotografia moderna. Il risultato? 500mila opere sulle quali Bedeni punta moltissimo per attività, workshop, scuole di restauro, pubblicazioni, piani di digitalizzazione, in parte già avvenuti anche grazie a un progetto della Regione Friuli Venezia Giulia.
Il museo si inscrive all’interno di una crescita culturale del paese non indifferente negli ultimi anni. “Abbiamo deciso con questa amministrazione di aprire un grande museo all’anno” ci spiega il ministro della cultura Mirela Kumbaroe ce l’abbiamo fatta. Abbiamo aperto il Museo Archeologico di Durazzo con quasi 4000 manufatti che arrivano fino al medioevo e lo abbiamo connesso all’anfiteatro romano della città. Poi abbiamo appunto aperto il Marubi per celebrare le persone che hanno europeizzato la fotografia albanese. Il terzo museo è stato quello dell’arte medievale di Corizza e anche qui abbiamo messo insieme iconografia storica con architettura contemporanea”. E per il futuro, nonostante la legislatura sia agli sgoccioli? “Il quarto museo che ci eravamo proposti sta per essere inaugurato e si chiama ‘Casa con le foglie’ è il museo che, a Tirana, dedichiamo alla sorveglianza segreta durante la dittatura, ci saranno tutti gli apparecchi, le documentazioni che per la prima volta saranno mostrate al pubblico” continua la Kumbaro “perché vogliamo mostrare a tutti i cittadini cosa è stata l’Albania durante il regime. Il male si deve ricordare per non dimenticarlo altrimenti rischiamo che un giorno si ripeterà: questo lo sento come un mio obbligo verso il paese” conclude il ministro che non sta limitando comunque gli investimenti ai musei ma sta puntando molto anche sui teatri: “abbiamo in corso quattro grandi cantieri per la riqualificazione di teatri, poi restauriamo il Teatro dell’Opera di Tirana e abbiamo cominciato a costruire due teatri in due importanti città: Corizza e Scutari”.

IL NUOVO MUSEO

E torniamo a Scutari, appunto, e al Marubi. Oggi la vecchia Fototeca Marubi ha una casa tutta nuova. In pieno centro città, in quella che, per storia intellettuale e vita sociale, è considerata “la Firenze dei Balcani”, è nato lo scorso anno il Museo Nazionale Marubi: facciata invariata sulla strada pedonale, ma all’interno la rivoluzione. Un bello spazio espositivo al piano terra, dove si tengono le mostre temporanee, tanti metri quadri per l’archivio, gli uffici, la biblioteca affacciata sul cortile luminoso e il piano superiore dove sta la collezione e ancora un altro spazio espositivo. Tutto ridisegnato dallo studio olandese Casanova+Hernandez. Un museo piccolo, ma un autentico gioiellino.
L’amministrazione albanese ha investito per la sua realizzazione ma, come spesso accade, fatica a garantire tutti i denari che occorrerebbero per la gestione ordinaria. Anche perché il Paese delle Aquile non si è ancora dotato di una legislazione che consenta agevolmente ai privati di sostenere i musei i quali, come accadeva da noi fino a pochi anni fa, non hanno alcuna autonomia finanziaria in rapporto al governo. Un problema che ci hanno indicato molti direttori di museo in Albania, da Bedeni fino a Artan Shabani, direttore della Galleria Nazionale (“verrà ricostruita totalmente“, anticipa il ministro Kumbaro) “Sono d’accordo su questo punto, ecco perché abbiamo proposto una modifica della legge che punta a dare maggiore indipendenza ai musei e togliere di mezzo regole severe e dissuasive: vogliamo dare priorità alla creatività” aggiunge Kumbaro.
Facciamo comunque di tutto per dare sostenibilità economica al progetto“, racconta il direttore Bedeni, “ho seguito tutta la realizzazione del museo e ora ho intenzione di farlo sviluppare ulteriormente. Il supporto già arriva dall’Ambasciata Tedesca, dalla Fondazione Americana Albanese e poi c’è un sostegno da parte della Svizzera. I progetti sono tanti e anche le idee sulle prossime mostre. E vorrei anche progettare un ‘Marubi Prize’ per internazionalizzare il museo e connetterlo a qualche fiera in Europa dove potrebbe avvenire la premiazione“. Insomma, grande impegno per comunicare a tutto il continente la nascita di questo nuovo museo e la figura di Pietro Marubi e del suo studio, che per quasi un secolo ha raccontato l’Albania.

Museo Marubi, Scutari. Courtesy Casavona Hernandez. Collezione permanente
Museo Marubi, Scutari. Courtesy Casavona Hernandez. Collezione permanente

PIETRO MARUBBI E LO STUDIO

Ma chi era Marubi? Da dove veniva il fotografo che ha dato il nome al museo? Pietro Marubi, all’epoca Marubbi, era di Piacenza. Italiano, anche se all’epoca l’Italia ancora non c’era, politicamente parlando.
Pietro è nato nel 1834; diciannove anni più tardi, nel 1853, un gruppo di mazziniani assassina il Duca di Parma Carlo III di Borbone, e tra gli assassini c’è Marubbi. Il gruppo è costretto a disperdersi e a scappare in giro per il mondo. Marubbi fugge in Turchia, poi approda a Corfù, di lì a Valona e infine a Scutari dove, nel 1856, a 22 anni, apre il suo studio di fotografia, diventato subito un riferimento per tutti coloro che potevano permettersi una ritrattistica borghese, dalle classi abbienti fino ai governanti, ma anche per le classi sociali più disagiate, spesso protagoniste degli scatti.
Non avendo figli, Marubbi (che nel frattempo aveva modificato il suo nome nel più balkan-friendly Marubi) adottò i figli del suo giardiniere, li mandò a studiare fotografia a Trieste e diede così continuità allo studio e a una autentica dinastia di fotografi. Dopo Kel, il figlio adottivo, le sorti dello studio furono affidate a Gege, il figlio di Kel, fin quando il regime rese impossibile la continuazione di qualsiasi attività privata. Dal 1970 la trasformazione in Fototeca Marubi e nel 2016 l’inaugurazione del Museo a Scutari.
Il piano dedicato alla collezione privata ricorda tutti i tre i protagonisti della dinasty intitolando a ciascuno un cubo espositivo ricco di immagini, oggetti, memorabilia, antiche attrezzature.

Kole Idromeno
Kole Idromeno

IDROMENO E LA MOSTRA

Ma non di soli Marubi era composta la scena artistica di Scutari e dell’Albania del Nord. Pittore, architetto, ingegnere, urbanista e naturalmente fotografo, Kole Idromeno è forse il personaggio più peculiare e seminale sul palcoscenico a cavallo tra Ottocento e Novecento.
A Idromeno è dedicata la nuova mostra del Museo Marubi, che punta non tanto sulla poliedricità dell’arte di Idromeno quanto al rapporto del suo più famoso progetto pittorico (Le Due Strade, un quadro che può ricordare i lavori di Bosch o di Brueghel) con tutta la sua singolarissima ricerca fotografica: alcune indagini hanno svelato che i particolari del grande quadro sembrano riferirsi in molti casi alle folli fotografie di Idromeno in cui, tra Caravaggio e Pasolini, personaggi del popolo interpretano ruoli teatrali e assurdi.
Ma questa mostra avrà un ulteriore elemento di interesse per il pubblico italiano: oltre a scoprire un museo dedicato a un fotografo nostrano, sconosciuto nel Belpaese, la kermesse permetterà di apprezzare le doti di curatore di Adrian Paci, artista albanese ma ormai milanese di adozione. “Idromeno è la figura più importante della piccola scena artistica albanese a cavallo tra XIX e XX secolo“, racconta l’artista, “più conosciuto come pittore e architetto, in mostra emergerà come straordinario fotografo. La sua fotografia, nata per supportare la creazione di alcuni dipinti commissionati dalla chiesa, si rivela capace di centrare quel ‘punctum’ che tante volte la pittura non è capace di raggiungere“.
Dopo aver aperto la sua casa-galleria in città, Paci curerà questa mostra chiamata a consacrare definitivamente sul piano internazionale il Museo Marubi di Scutari.

Massimiliano Tonelli

Scutari // dal 26 gennaio 2017
Idromeno’s Two Roads
a cura di Adrian Paci
FOTOTECA MARUBI
Rruga Kolë Idromeno 32
+355 (0)22 400500
www.marubi.gov.al

Dati correlati
CuratoreAdrian Paci
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

2 COMMENTS

  1. […] 5. Pietro Marubi, a Scutari c’è il suo museo. È un emigrante italiano di fine ottocento, ex garibaldino che portò la fotografia in Albania. Doveva essere un tipo simpatico perché si dilettava coi collage: per un medico suo amico aveva ideato anche una specie di pubblicità di lui con una gamba rotta che veniva magnificamente ricucito. Abilità che fu poi sfruttata dal regime per ritoccare le foto sgradite, facendo spuntare curiosi vasi di fiori al posto di autorità religiose e altri nemici del popolo. (Qui sotto la foto ritoccata del discorso di Enver Hoxa, sotto l’originale). […]

Comments are closed.