Censura social? I musei di Vienna non ci stanno e sbarcano su OnlyFans

Se le linee guida dei social considerano l’arte al pari della pornografia, non resta che divulgarla su una piattaforma di contenuti sessualmente espliciti, dove non verranno tacciati di violare alcuno standard. Ecco l’iniziativa dei musei viennesi, tra cui l’Albertina e il Leopold.

Egon Schiele, L'abbraccio
Egon Schiele, L'abbraccio

Da anni ormai i musei sono costretti a fare i conti con le dinamiche castranti – un termine più che mai appropriato, dato il contesto – dei social: tentando di coglierne l’opportunità comunicativa, diffondono le immagini dei propri capolavori, incappando non di rado nella censura quando si tratta di nudi e soggetti erotici, fino alla rimozione del post o al blocco dell’account. Come reagire quindi, quando la promozione di contenuti culturali viene trattata al pari della pornografia?

ONLYFANS, CONTENUTI PER ADULTI MA NON SOLO

I musei di Vienna – tra cui il Leopold Museum e l’Albertina – hanno deciso di lanciare un segnale forte sbarcando su OnlyFans, la piattaforma di intrattenimento aperta a tutti i creativi che con la pandemia ha visto un boom di iscritti (passati in poco tempo da 7,5 a 85 milioni) e il moltiplicarsi di contenuti sessualmente espliciti. Un esito paradossale, eppure coerente con l’attuale policy dei social network. La piattaforma è nata nel 2016 per permettere a tutti coloro che volessero veicolare dei contenuti digitali di ricevere un compenso. A differenza degli altri social, infatti, Onlyfans prevede un abbonamento mensile. Dopo l’exploit del 2020, il suo nome è stato associato esclusivamente alle immagini di nudo – una sorta di nuova frontiera del soft porno – tanto da indurre gli admin a manifestare l’intenzione di vietare questo tipo di pubblicazioni: un tentativo non riuscito a seguito delle ingenti proteste degli suoi utenti. E a proposito del binomio musei-erotismo, un caso analogo analogo era avvenuto lo scorso luglio, quando Pornhub aveva lanciato la sua prima “guida erotica” con i capolavori custoditi nelle principali istituzioni del mondo. Iniziativa non gradita dagli Uffizi di Firenze – la Venere di Botticelli era inclusa nella selezione – che avevano subito diramato un comunicato dissociandosi dall’operazione e dichiarando di non aver mai dato il proprio consenso.

MUSEI, NUDO NELL’ARTE E CENSURA SOCIAL

Tanti sono gli “incidenti social” di cui i musei hanno pagato le conseguenze finora: a luglio, l’account TikTok dell’Albertina Museum – attivo da poco – è stato sospeso e poi bloccato per aver mostrato opere del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, costringendo il museo ad aprirne uno nuovo. Nel 2019, Instagram aveva censurato un dipinto di Peter Paul Rubens postato dalla stessa istituzione viennese, stabilendo che la raffigurazione del corpo nudo violasse gli standard della community della piattaforma, seppur di “natura artistica o creativa“. Il punto più clamoroso di questa policy era stato toccato l’anno prima, quando Facebook aveva considerato pornografica l’immagine della Venere di Willendorf pubblicata dal Museo di Storia Naturale, la celebre statuetta paleolitica risalente a 25 mila anni fa. Il tema, attorno al quale si è acceso un aspro dibattito, ha interessato anche l’Italia: nel 2019, Vittorio Sgarbi aveva annunciato di voler fare causa a Facebook e Instagram dopo la ripetuta censura abbattutasi sui nudi del Canova conservati al museo di Possagno (di cui il critico d’arte è presidente), lanciando la campagna #FacebookCapra.

I MUSEI DI VIENNA SU ONLYFANS

Ora, i soggetti erotici di Egon Schiele, dei protagonisti del Secessionismo Viennese e di tanti altri maestri si potranno vedere sulla pagina Vienna’s 18+ content , al costo di 3 euro al mese. “Certo che puoi lavorare anche senza immagini, ma queste opere d’arte sono cruciali e importanti per Vienna: pensiamo all’autoritratto di Schiele del 1910, è uno dei lavori più iconici della sua produzione”, ha spiegato Helena Hartlauer, portavoce dell’ente turistico di Vienna, al The Guardian. “Il fatto che non possano essere utilizzate su uno strumento di comunicazione forte come i social media è ingiusto e frustrante. Ecco perché abbiamo pensato a OnlyFans: finalmente uno spazio per mostrare queste opere“. L’iniziativa, inoltre, non è da pensare solo in termini di protesta: l’ufficio del turismo viennese ha infatti deciso di regalare una Vienna City Card o un biglietto d’ingresso alle mostre ai primi utenti che si iscriveranno al canale. Un modo per rilanciare l’immagine dei musei, ora che finalmente possono tornare ad accogliere turisti stranieri dopo le ingenti perdite causate dalla pandemia.

-Giulia Ronchi

https://onlyfans.com/
https://www.albertina.at/lang/it/
https://www.leopoldmuseum.org/en/collection

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.