Vita e opere di un’irriducibile: Adriana Bisi Fabbri a Milano

Museo del Novecento, Milano – fino all’8 marzo 2020. Il Museo del Novecento riscopre la figura della pittrice e illustratrice che attraversò il suo tempo come donna anticonvenzionale, artista di valore e testimone privilegiata. A partire dall’archivio, fiorisce una raccolta di opere eclettiche da scoprire, arricchite da una serie di confronti.

Adriana Bisi Fabbri, Autoritratto al tavolo di lavoro, 1905 06, tempere su cartoncino pressato, 20,3 x 34,5 cm. Collezione G.M.C. Photo Manusardi
Adriana Bisi Fabbri, Autoritratto al tavolo di lavoro, 1905 06, tempere su cartoncino pressato, 20,3 x 34,5 cm. Collezione G.M.C. Photo Manusardi

All’inizio della mostra che il Museo del Novecento dedica ad Adriana Bisi Fabbri (Ferrara, 1881‒ Travedona Monate, 1918) si incontra un piccolo autoritratto con il sorriso fiero eppure accogliente, ironico e paradossalmente aggraziato, caricaturale ma splendente. In fondo alla sala si trova invece il ritratto del figlio, decisamente perturbante e denso della tenerezza più anticonvenzionale che si possa immaginare.
Già questi due lavori danno un’idea chiara del personaggio e della sua arte. Donna straordinariamente autonoma e libera rispetto al suo tempo, fin nell’abbigliamento provocatoriamente di foggia mascolina; autodidatta pur avendo respirato arte in famiglia, fu pittrice e caricaturista di ottimo livello e intrattenne rapporti intensi col mondo dell’arte dell’epoca.

DALL’ARCHIVIO ALLE OPERE

La mostra, curata da Giovanna Ginex e Danka Giacon, ha origine dall’archivio che il figlio dell’artista raccolse scrupolosamente e che gli eredi hanno donato al Museo del Novecento. Una gran quantità di materiali di tale raccolta è esposta nelle teche a centro sala, documenti che hanno anche un valore estetico oltre che storico (molte delle lettere, ad esempio, sono impreziosite da disegni di ottima fattura).
A partire dalle teche l’esposizione fiorisce poi con un ampio nucleo di opere della protagonista, ma anche degli artisti che fecero parte direttamente o indirettamente della sua “costellazione”. Cugina di secondo grado di Boccioni, ebbe modo tra l’altro di ritrarre la madre del grande futurista: ecco che si instaura in mostra un confronto tra i due autori alle prese con lo stesso soggetto. C’è poi il capitolo dedicato al marito, Giannetto Bisi, con i ritratti che gli fece la moglie e con opere che ricostruiscono la sua attività di giornalista e critico.
Una sezione ricostruisce invece gli innamoramenti artistici dell’autrice, che si ispirò via via ad autori come Meunier e Previati con freschezza e senza mai sfociare in uno stile puramente derivativo.

Giannetto Bisi, Ritratto di Adriana Bisi Fabbri (Maschera d’impressione), 1911 ca. Archivio privato
Giannetto Bisi, Ritratto di Adriana Bisi Fabbri (Maschera d’impressione), 1911 ca. Archivio privato

UNA COSTELLAZIONE ARTISTICA E DI VITA

E poi sfilano i costumi per il teatro (di grande pregio i bozzetti esposti), l’esperienza nell’ambito del gruppo Nuove tendenze, le illustrazioni per giornali e riviste, le straordinarie caricature di “idealtipi” (il congressista, il bel giovane, la donnina, il teppista).
E c’è una sorta di “sala-bunker”, oscura anche nell’illuminazione, con i lavori sulla tragedia della Prima Guerra Mondiale, dove la pittura dell’artista assume toni che si possono definire espressionisti, ma anche qui in modo eccentrico e personale.
Ottimamente concepita e allestita, la mostra permette di scoprire un’artista sin qui poco conosciuta, dallo stile sempre mutevole ma non per questo meno valido. Valorizzando l’archivio in maniera per niente scolastica, non seguendo un percorso classicamente antologico ma immergendosi nella rete di conoscenze, incontri e stimoli che diedero forma alla vita e all’opera dell’autrice.

Stefano Castelli

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Nome eventoL'intelligenza non ha sesso
Vernissage03/12/2019 su invito
Duratadal 03/12/2019 al 08/03/2020
CuratoriDanka Giacon, Giovanna Ginex
Generearte moderna
Spazio espositivoMUSEO DEL NOVECENTO
IndirizzoVia Marconi, 1 - Milano - Lombardia
EditoreELECTA
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).