Vienna a Capodanno. 6 mostre da non perdere in città

Desiderio di voltarci indietro e guardare ciò che ci siamo lasciati alle spalle. Nonostante i chiaroscuri della storia, nel passato scorgiamo un crescendo continuo di fenomeni artistici da contemplare, riesaminare, orizzonti da fondere. Lo dimostrano le prospettive in corso nella capitale austriaca

È particolarmente penetrante il titolo di un evento espositivo viennese di questi giorni. Parliamo di Time is thirsty, una collettiva allestita alla Kunsthalle, area MuseumsQuartier (MQ), per la cura di Luca Lo Pinto. Il quale, dopo sei anni in seno al team dell’istituzione è al suo ultimo impegno prima di rientrare in Italia per assumere la direzione del Macro di Roma. È lui stesso a parlarci – qui di seguito – del suo lavoro che fa convergere passato e presente. E anche a confidarci qualcosa della propria esperienza nella capitale austriaca. Restiamo in zona MQ perché, giusto accanto, il Leopold Museum, con Deutscher Expressionismus, offre una mostra che fa riecheggiare un’epoca di sovraeccitazione creativa, fremente, ricca di invenzioni. In altre sale, poi, è esposto un vasto repertorio delle opere di Egon Schiele, artista di cui il museo vanta, con 220 lavori, la più ricca collezione al mondo. Nel 2018 il museo Oberes Belvedere (Belvedere Superiore) ha riorganizzato completamente e in maniera più incisiva l’insieme delle sue collezioni storiche. Inutile dirlo, al centro dell’attenzione il “sancta sanctorum” di Gustav Klimt: la più grande collezione del maestro viennese, comprendendo Il Bacio, un must dell’arte austriaca, un dipinto magnetico sempre capace di muovere emozioni. Per chi invece concepisce l’arte come sfera di indagine sociale, al Belvedere 21 – recente ridenominazione del 21er Haus – s’incontrano le installazioni dell’austriaca Eva Grubinger con Malady of the Infinite, affrontando in modo più che “tangibile” il tema delle disuguaglianze. L’incalzante energia dell’arte dei primi decenni del Novecento ha portato il Kunstforum ha dedicare una nutrita antologica a Pierre Bonnard, uno dei protagonisti di quel periodo. Nell’ambito del design, il Mak (museo delle arti applicate) va alla riscoperta di Otto Prutscher, uno dei primi studenti della Scuola viennese delle Arti Applicate. Anche qui da esplorare c’è l’allestimento permanente. Inesauribile lo sguardo retrospettivo delle proposte viennesi. arrivando a mettere a fuoco alcune delle massime autorità della storia dell’arte, tra rinascimento e barocco, con due eventi di estrema importanza. Di questi ci siamo già impegnati a parlarne. Ricordiamoli in breve: l’Albertina Museum sta proponendo una ricognizione sull’opera e la personalità di Albrecht Dürer, rivelatosi fin da adolescente un virtuoso del disegno; il Kunsthistorisches Museum espone un affascinante quanto inedito accostamento tra Caravaggio e Bernini, ai quali sono affiancate anche opere di Annibale Carracci, Poussin, Guercino, Reni e altri.

– Franco Veremondi

1. TIME IS THIRSTY – KUNSTHALLE WIEN

Time is Thirsty

Abbiamo chiesto a Luca Lo Pinto di parlarci della particolarissima mostra da lui ideata e curata alla Kunsthalle di Vienna. È la tappa conclusiva della sua attività all’interno del team curatoriale di tale istituzione che lui lascia per assumere la direzione di uno dei più importanti musei romani del contemporaneo.

Qual è il senso del titolo estremamente intrigante della mostra da te curata?
Time is thirsty è un titolo che ho inventato io. Volevo qualcosa di suggestivo ma non didascalico essendo un progetto che utilizza il tempo o meglio la temporalità come device per costruire una mostra.

Di cosa si tratta e come ti piace descrivere questa tua mostra?
Lo spunto nasce dall’idea di provare a mettere il tempo a tempo, come avrebbe detto Boetti. Sincronizzare due momenti storici gli inizi degli anni 90’ (in particolare il 1992, anno della fondazione della Kunsthalle) e oggi, con l’obbiettivo di convergerli insieme e creare una nuova dimensione temporale. Un tentativo di dare vita ad una mostra tramite l’associazione di una serie di opere che hanno diversi gradi di visibilità e che mi piace considerare come le tracce fantasma di un disco in grado di sorprendere, risvegliare o far risuonare i sensi e le menti dei visitatori.

In sintesi, quali i passaggi e gli artisti più significativi?
Time Is Thirsty è un viaggio nel tempo e nello spazio sotto forma di una mostra. È un esperimento sia sull’idea della mostra come linguaggio sia sulla messa in discussione degli apparati di un’istituzione. È un grande paesaggio, un’installazione animata da arte, moda, musica, oggetti, quasi-oggetti, artefatti, profumi. Ho chiesto, ad esempio, all’artista e scienziata norvegese Sissel Tolaas di ricostruire l’odore di Vienna nel 1992 per poi disperderlo nello spazio espositivo. Peter Rehberg – fondatore dell’etichetta indipendente Mego – e il duo italiano di musica elettronica Vipra hanno prodotto un accompagnamento musicale ad hoc. Il designer Fabio Quaranta ha realizzato una serie di abiti/uniformi che sono indossati dal team della Kunsthalle Wien. In tal senso è una mostra totale che coinvolge tutti i sensi e tutti i linguaggi in una dimensione esperienzale e riflessiva. L’opera più emblematica della mostra è forse quella di Felix Gonzalez-Torres, un’artista immenso che ha saputo elaborare un’arte profondamente politica e poetica. E’ un manifesto pubblicitario che recita – in tedesco – la frase “Es ist nur eine Frage der Zeit” (E’ solo questione di tempo), realizzato pochi anni prima della sua scomparsa. E’ la seconda volta, dopo ben ventisette anni, che uno dei suoi celebri “billboards” è esposto a Vienna. Un evento abbastanza unico.

Cosa vedi, ora, nel tuo vissuto viennese che stai lasciando dietro di te?
Un’immensa gratitudine per avermi regalato sei anni di vita e lavoro ai quali sarò sempre profondamente legato.

Vienna // fino al 26 gennaio 2020
Time is Thirsty
KUNSTHALLE WIEN
Museumsplatz 1 (MuseumsQuartier)
www.kunsthallewien.at

 

2. DEUTSCHER EXPRESSIONISMUS – LEOPOLD MUSEUM

Deutscher Expressionismus

Sappiamo o crediamo di sapere molto dell’Espressionismo. Probabilmente è questo il motivo per cui nelle ultime stagioni espositive tale movimento d’avanguardia degli inizi del Novecento è stato tenuto alquanto in disparte. Eppure si trattò di una generazione ribelle, che aprì molte strade all’arte. Con le 130 opere selezionate dalla collezione svizzera di Braglia e dalla collezione tedesca Johenning, quella coloratissima corrente riemerge a Vienna con i suoi grandi protagonisti, come Emil Nolde, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Wassily Kandinsky, Alexei Jawlensky, Marianne von Werefkin, August Macke, Franz Marc, Paul Klee, Lionel Feininger e altri. L’istinto emozionale divenne il loro dispositivo stilistico in opposizione ai canoni accademici: osservare significò “sentire”, portando sulla tela le pulsioni dell’anima. Fu così per i giovani della comunità artistica di Dresda, sotto la sigla “Die Brücke”, che scatenarono una rivolta contro le convenzioni borghesi e la società industrializzata. Non furono isolati, perché anche la cerchia dell’almanacco di Monaco “Der Blaue Reiter” arrivò a configurare un linguaggio istintivo e cromatico, ma volto piuttosto all’intimità soggettiva. La mostra è a cura di Ivan Ristic.

Vienna // fino al 20 aprile 2020
Deutscher Expressionismus
LEOPOLD MUSEUM
Museumsplatz 1
www.leopoldmuseum.org

 

3. DER KUSS – OBERES BELVEDERE

Gustav Klimt, Il bacio

Ci sono baci e baci. Reali, simbolici, o immortalati dall’arte. Riguardo a “quello” (Der Kuss) notissimo e vagamente misterioso di Gustav Klimt (1862-1918), si insinua in ogni visitatore la curiosità di sapere se i due protagonisti raffigurati nell’atto di baciarsi siano reali o immaginari. Ebbene, sono l’artista stesso e la sua compagna Emilie Fölge, stretti in un avvolgente abbraccio che dura da oltre un secolo. Risale infatti al 1907/08 la composizione di questo dipinto su tela dalla ragguardevole dimensione di 180×180 cm, e che è probabilmente l’opera figurativa più nota di tutta l’Austria. Una celebrità dovuta all’incanto dell’oro che cinge i personaggi, e alla variegata punteggiatura floreale. Come definirlo, se non un inusuale autoritratto dell’artista che si mostra di nuca, che in tal modo offre al pubblico il bel visino della donna? L’opera fa parte del prezioso patrimonio klimtiano di 24 dipinti che, insieme ad altre notevoli collezioni di varie epoche, è in esposizione permanente allo Oberes Belvedere, il sontuoso palazzo barocco posizionato sulla parte alta del proprio parco, con la visione di un vasto panorama verso il centro di Vienna.

Vienna // esposizione permanente
Der Kuss
OBERES BELVEDERE
Prinz-Eugen-Strasse 27
www.belvedere.at

 

4. EVA GRUBINGER. MALADY OF THE INFINITE – BELVEDERE 21

EVA GRUBINGER. MALADY OF THE INFINITE – BELVEDERE 21

Titolo languido con un alone di romantiche aspirazioni, per la mostra firmata Eva Grubinger (1970), artista nata a Salisburgo, che vive e lavora a Berlino.  Con la mostra Malady of the Infinite, l’artista intende esplorare le pulsioni umane fondamentali e interconnesse, come il potere, l’avidità materiale, il desiderio sessuale, volti al soddisfacimento illimitato e insaziabile. Il cui esito è un ritratto sociale che non ha prospettive di soddisfacimento per alcuno. A tale scopo l’artista rende alieni gli oggetti delle sue installazioni mediante la loro alterazione, l’ingrandimento, la riduzione, lo straniamento. Tuttavia, con tale gioco di de-contestualizzazione imprevedibile, l’artista intende anche mettere in moto il processo di una nuova trasformazione, evocativo, dinamico, con esiti socio-culturali di redenzione dall’empasse del fallimento generalizzato. La mosta è a cura di Severin Dünser.

Vienna // fino al 13 aprile 2020
Eva Grubinger. Malady of the Infinite
BELVEDERE 21
Arsenalstrasse 1
www.belvedere.at

5. PIERRE BONNARD. THE COLOR OF MEMORY – KUNSTFORUM WIEN

PIERRE BONNARD. THE COLOR OF MEMORY – KUNSTFORUM WIEN

Aveva a portata una carriera da avvocato, ma dopo un diploma in materie giuridiche, nel 1888, a Parigi, comincia a seguire corsi alla École des beaux-arts e alla Académie Julian. Pierre Bonnard (1867-1947) sarà tra i fondatori del gruppo Nabis, pur essendo al tempo stesso un convinto prosecutore del “glorioso” Impressionismo, ma dal quale poco a poco si allontana per una pittura simbolista dai colori vivaci. Passato poi ad uno stile decorativo, abbandona la costruzione prospettica dei quadri, ma la sua produzione artistica varierà in continuazione. Quella in corso, è la prima retrospettiva in Austria dedicata al pittore francese, e si concentra sul suo lavoro maturo, che inizia a prendere forma dopo la sua prima visita in Costa Azzurra nel 1909. Aveva vissuto principalmente a Parigi e nella Francia centrale, e ora la luce mediterranea lo incanta; la sua tavolozza cambia e i colori incandescenti del sud iniziano a definire nuovamente il suo linguaggio pittorico, passando, tra l’altro, da una figurazione naturalistica ad una pittura astratta, in una maniera del tutto personale. Prestiti da musei quali la Tate di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, il Musée d’Orsay di Parigi, e da importanti collezioni private. L’esposizione è curata da Evelyn Benesch, vice direttrice del Kunstforum, con la collaborazione di Matthew Gale della Tate di Londra.

Vienna // fino al 12 gennaio 2020
Pierre Bonnard. The Color of Memory
KUNSTFORUM WIEN-BANK AUSTRIA
Freyung 8
www.kunstforumwien.at

6. OTTO PRUTSCHER – MAK

Otto Prutscher

Dieci anni esatti più giovane di Josef Hoffmann e Adolf Loos, Otto Prutscher (1880-1949) fu tra i primi studenti a uscire dalla Scuola Viennese di Arti Applicate. Negli anni di attività fu membro di tutti i movimenti di arti e mestieri, dalla Secessione alla Wiener Werkstätte e il Werkbund. Ora, a settanta anni dalla morte, c’è una mostra al MAK per fare luce sulla sua opera, mai veramente analizzata nel suo complesso, colmando pertanto una lacuna, dati i molteplici ruoli da lui rivestiti: designer e architetto, ideatore e organizzatore di mostre, docente. Realizzò oltre 50 strutture tra ville, case e portali, circa 170 interni, co-produsse 50 mostre, serie di mobili e oggetti, e molto altro. Sono state oltre 200 le aziende che hanno realizzato i suoi progetti. L’Art Nouveau viennese fu la sua fonte d’ispirazione. Ma già la sua formazione si era sviluppata su vari fronti: nel laboratorio di ebanisteria del padre, e pure come muratore e come carpentiere durante le vacanze estive, poi corsi di disegno ornamentale. Studiò architettura nella scuola di Hoffmann e frequento corsi di disegno e pittura. È molto indicativo il sottotitolo della mostra dedicata ad un protagonista tanto creativo quanto versatile: Un tuttofare del modernismo viennese (Allgestalter der wiener Moderne). In esposizione una enorme quantità di oggetti, disegni, documenti di vario genere, per la cura di Rainald Franz.

Vienna // fino al 17 maggio 2020
Otto Prutscher
MAK
Stubenring 5
www.mak.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.