Dieci anni di Mario Sironi. A Pordenone

Galleria Harry Bertoia, Pordenone ‒ fino al 9 dicembre 2018. Duecento opere della fase cruciale della vita dell’artista ‒ il decennio tra il 1913 e il 1924 ‒ sono in mostra presso la galleria di Pordenone.

Mario Sironi, Periferia, 1921. Collezione privata. Photo Umberto Ferri, IUAV
Mario Sironi, Periferia, 1921. Collezione privata. Photo Umberto Ferri, IUAV

Mario Sironi (Sassari, 1885 ‒ Milano, 1961) è tra le figure più sublimi e originali della storia dell’arte italiana. Pittore, illustratore, grafico, scultore, architetto e scenografo, assume un ruolo rivelante nel panorama italiano dal 1915 quando aderisce al gruppo futurista assieme a grandi personaggi come Boccioni, che lo definirà “il mio migliore amico e l’ultimo”. Dopo aver abbandonato il Futurismo per un “ritorno all’ordine” dall’eco classicista, Sironi conquista la scena milanese grazie all’adesione al gruppo Novecento riunito nel 1922 da Margherita Sarfatti ‒ insieme a Bucci, Dudreville, Funi e tanti altri ‒ e alla propaganda per il ritorno alla Pittura Murale del 1933, un’utopistica ideologia di arte totale descritta in un Manifesto firmato da Sironi stesso assieme a Campigli, Carrà e Funi.

UN DECENNIO CRUCIALE

In mostra a Pordenone c’è un decennio di intensa attività, compreso tra il 1913 e il 1924, che ha segnato le sorti del Novecento in Italia. “Il lasso cronologico è quello che vede questo grande artista cimentarsi con le novità futuriste e infine approdare alla classicità iperurania del ritorno all’ordine” ‒ commenta il curatore Fabio Benzi ‒ “si tratta di uno dei periodi forse più cruciali della sua lunga carriera, quello che lo vide maturare come artista in seno all’avanguardia e approdare a un classicismo apparentemente (solo apparentemente) anti-avanguardistico.
Realizzata dal Comune di Pordenone e dall’ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi, l’esposizione s’inserisce nelle iniziative per l’Anno Europeo della Cultura 2018 del MiBACT. Oltre duecento opere appartenenti a questo decennio sono esposte accompagnate da studi e disegni preparatori dell’artista per illustrare appieno l’intensa attività di laboratorio del pittore.

Mario Sironi. Exhibition view at Galleria Harry Bertoia, Pordenone 2018. Photo credits Archivio Comune di Pordenone
Mario Sironi. Exhibition view at Galleria Harry Bertoia, Pordenone 2018. Photo credits Archivio Comune di Pordenone

LE OPERE

Tra le opere in mostra, i più celebri dipinti della sua produzione come L’architetto (presentato alla Biennale di Venezia del 1924), il primo Paesaggio urbano (esposto nel 1920) o ancora Solitudine del 1925, (esposta alla Prima Mostra del Novecento Italiano), che conclude il ricco percorso di visita. La mostra spazia attraverso le adesioni alle varie correnti stilistiche, studiando la complessa evoluzione artistica di Sironi avvenuta in questo breve periodo. A sostenere il progetto è proprio il Comune di Pordenone: “Dare risalto a una figura emblematica come la sua grazie a un progetto di grande valenza artistica e scientifica” ‒afferma l’assessore alla cultura del Comune di Pordenone Pietro Tropeano ‒ “rientra nella volontà specifica della nostra amministrazione“.

Bianca Felicori

Evento correlato
Nome eventoMario Sironi - Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924
Vernissage15/09/2018 Ore 18 - Su invito
Duratadal 15/09/2018 al 09/10/2018
AutoreMario Sironi
CuratoreFabio Benzi
Generearte moderna
Spazio espositivoGALLERIA HARRY BERTOIA
IndirizzoCorso Vittorio Emanuele II, 60 - Pordenone - Friuli-Venezia Giulia
EditoreSILVANA EDITORIALE
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Bianca Felicori
Architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Bolognese di nascita e milanese di adozione, si muove spesso tra Caserta, Napoli e Londra. Si è laureata con la tesi “L’occhio dell’arte in Domus”, dedicata al rapporto tra la disciplina architettonica e quella artistica nella storia della rivista, con il contributo di Nicola Di Battista, direttore della testata, e Mimmo Paladino. Dopo un periodo di stage all’interno della redazione di Domus, ora collabora come reporter esterna in occasione degli eventi dedicati all’architettura in Italia.