Le Scuderie del Quirinale rendono omaggio a uno degli artisti giapponesi ottocenteschi più noti di sempre. Anticipatore della fotografia attraverso il linguaggio pittorico.

Le Scuderie del Quirinale ospitano la personale di Ando Tokitaro detto Utagawa Hiroshige (Edo, 1797-1858), uno degli artisti giapponesi più influenti dell’Ottocento, che lasciò un segno indelebile nel genere del paesaggio, soprattutto grazie all’introduzione delle particolari visioni asimmetriche che caratterizzano i suoi lavori. Nelle sue migliori composizioni in formato verticale, l’artista raffigura spesso un elemento in primo piano, lasciando il paesaggio sullo sfondo, producendo in questo modo, con una tecnica che si può definire “pre-fotografica”, effetti prospettici originali e di forte impatto visivo. Difatti i primi fotografi che operarono in Giappone si ispirarono a quel nuovo modo di vedere il paesaggio che emerse nelle opere pittoriche dell’ukiyoe di Hiroshige, o di Hokusai (grande maestro scomparso nel 1849), tanto da intervenire con il colore sulle fotografie.
Hirosghige era inoltre abilissimo nella descrizione e nella differenziazione delle condizioni metereologiche, tanto da essere definito il “maestro della pioggia e della neve”. La sua produzione si inserisce nell’ambito della nota corrente artistica ukiyoe (浮世絵, traducibile in “immagini del mondo fluttuante”), in cui si rispecchiano i valori e gli ozi di una società fondata su ambizioni effimere, nella descrizione di uno stile di vita che abbandona la realtà e si rifugia nella spensieratezza come nella malinconia, riflettendo una certa mollezza culturale dalla quale il Giappone aveva già voglia di liberarsi.
Nativo di Edo (l’odierna Tokyo), allora capitale amministrativa del Giappone, l’artista fu uno dei protagonisti del canto del cigno della Pax Tokugawa (1603-1868), lunghissimo momento di pace e stabilità politica del Giappone conclusosi nel 1868 con la rivoluzione Meiji. Negli anni a venire, ai cambiamenti sociali del Giappone seguirono quelli dell’espressione artistica, che si apriva all’Occidente e soprattutto alla storia e ai costumi del proprio Paese, visti adesso in maniera critica e non celebrativa o speculativa. Liberato anche il commercio, le stampe giapponesi si diffusero così in Europa, dove furono prese a modello dai più grandi artisti del momento.

Utagawa Hiroshige, Awa. I gorghi di Naruto, dalla serie Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta e oltre province, 1855, nono mese. Museum of Fine Arts, Boston - William Sturgis Bigelow Collection
Utagawa Hiroshige, Awa. I gorghi di Naruto, dalla serie Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta e oltre province, 1855, nono mese. Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection

LA MOSTRA

Divisa in sette sezioni tematiche, la mostra espone circa 230 opere tra numerose silografie policrome di piccolo formato e alcuni dipinti su rotolo. Le sette sezioni introducono all’opera dell’artista: dalla fase iniziale degli Anni Venti dell’Ottocento alle serie che Hiroshige ha dedicato alle vie che collegavano Edo a Kyoto, la capitale imperiale, come le note Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō (Tōkaidō gojūsantsugi no uchi, 1833-1834 circa) e le Sessantanove stazioni di posta del Kisokaidō (Kisokaidō rokujūkyūtsugi no uchi, 1834-1842 circa), dove l’artista ha immortalato le bellezze locali e la vita che animava quei luoghi. Si continua con le Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta e oltre province (Rokujūyoshū meisho zue), dove, ad esempio, troviamo la raffigurazione del monte Fuji, reso celebre da Hokusai; per arrivare alle Cento vedute famose di Edo (Meisho Edo hyakkei), messe a confronto con altre vedute realizzate dall’artista partendo dagli stessi luoghi. Queste opere si inseriscono nella moda del momento di commercializzare immagini dei luoghi del Giappone, in una combinazione d’uso tra souvenir, cartolina pubblicitaria nonché esposizione propagandistica di un benessere che cominciava sommessamente a vacillare. Oltre al paesaggio non mancano gli altri temi cari all’artista ‒ alcune stampe di soggetto naturalistico che rappresentano fiori, piante, uccelli e pesci ‒, così come altre in cui si raffigurano temi letterari o parodistici. Infine i dipinti su rotolo, opere di grande formato in cui il raffinato tratto dell’artista raggiunge una certa rarefazione figurativa.

Utagawa Hiroshige, Peonie, 1853, secondo mese. Museum of Fine Arts, Boston - Asiatic Curator's Fund
Utagawa Hiroshige, Peonie, 1853, secondo mese. Museum of Fine Arts, Boston – Asiatic Curator’s Fund

UN MODELLO DI RIFERIMENTO

Lo sguardo fotografico delle opere di Hiroshige, al pari del tratto sicuro e delle campiture piatte di colore, influenzarono l’arte occidentale, come quella di alcuni impressionisti e post-impressionisti della grandezza di Manet, Monet, Degas o van Gogh, che si appropriarono delle tipiche impaginazioni asimmetriche dell’arte giapponese, dichiarando più volte l’ammirazione verso di esse. Manet, ad esempio, inserì una stampa giapponese nel suo celebre Ritratto di Émile Zola (Parigi, Musée d’Orsay), mentre van Gogh, nel Ritratto di père Tanguy (Parigi, Musée Rodin), ne inserì addirittura sei, un vero tributo alle stampe ukiyoe.
L’artista olandese, in una lettera al fratello Theo del settembre 1888 riguardante i propositi per i successivi mesi freddi che si accingeva a passare, scriveva: “Invidio ai giapponesi l’estrema nitidezza che tutte le cose hanno presso di loro. Nulla è mai noioso, né sembra mai fatto di fretta. Il loro lavoro è semplice come respirare: essi fanno una figura con pochi tratti sicuri, con la stessa disinvoltura come se si trattasse di una cosa semplice quanto abbottonarsi il panciotto. Ah, bisogna che arrivi a fare una figura con pochi tratti. Questo mi terrà occupato tutto l’inverno…” (Vincent van Gogh, Scrivere la vita, Donzelli Editore, Roma 2013, n. 686).

Calogero Pirrera

Evento correlato
Nome eventoHiroshige - Visioni dal Giappone
Vernissage28/02/2018 su invito
Duratadal 28/02/2018 al 29/07/2018
Autore Hiroshige
CuratoriRossella Menegazzo, Sarah E. Thompson
Generipersonale, disegno e grafica
Spazio espositivoSCUDERIE DEL QUIRINALE
IndirizzoVia XXIV Maggio 16 - Roma - Lazio
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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.