Picasso a Verona. Intervista a Laurent Le Bon

Nel concitato fine settimana all’insegna di ArtVerona ha inaugurato in città uno dei grandi eventi dell’autunno espositivo veneto, la poderosa monografica intitolata all’artista spagnolo e alla sua interpretazione della figura umana. Occhi puntati su oltre novanta opere, prestate dal Musée national Picasso. Il presidente dell’istituzione parigina ha scambiato quattro chiacchiere con noi.

Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group
Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group

A distanza di ventisei anni dall’ultima retrospettiva veronese intitolata a Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973) e a quattro dalla mostra-evento ospite di Palazzo Reale a Milano, il nord Italia torna a omaggiare uno dei capisaldi del secolo scorso, con una rassegna dai grandi numeri. Allestita fino al prossimo 12 marzo tra le sale di AMO Arena Museo Opera di Verona, Picasso. Figure (1906-1971) porta nella città veneta ben novantadue opere dell’artista andaluso che tracciano, quasi una per anno, l’evoluzione cronologica e stilistica del suo approccio alla figura umana. Prestati in toto dal Musée national Picasso parigino – riaperto nel 2014 dopo cinque, controversi, anni di restauri – le tele, le sculture, i disegni avvolgono il filo della creatività picassiana attorno a uno dei soggetti cardine della sua poetica. Le sei sezioni che compongono la monografica – disposte lungo un display rigoroso, a tratti didascalico – seguono una linea narrativa che prende lo mosse dalla fase antecedente il cubismo e approda agli Anni Settanta, sfiorando le grandi “ossessioni” di Picasso, dal corpo umano tout court alla fisicità delle sue modelle. Un intenso “percorso visivo”, come lo definisce la curatrice Emilie Bouvard, una mostra “generale” che rappresenta una “buona introduzione” al lavoro di Picasso. Dall’Uomo con mandolino (1911-13) a Olga col collo di pelliccia (1923), da Il Bacio (1931) al Ragazzo con l’aragosta (1941) fino a Madre e figli che giocano (1951), Le Déjeuner sur l’herbe da Manet (1960) e L’abbraccio (1970), sono molteplici e variegate le chiavi di lettura fornite dalla rassegna, complice l’accesso alla più grande raccolta di lavori picassiani, custodita dall’omonimo museo parigino. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con il suo presidente, Laurent Le Bon.

Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group
Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group

Quali sono le peculiarità di questa esposizione, anche in riferimento allo storico Palazzo Forti che la ospita?
La sua peculiarità è che tutte le opere provengono da un’unica collezione, quella del Musée national Picasso, il che è un vincolo, ma anche un punto di forza: “Picasso proviene da Picasso”, fornendo una serie di punti di vista differenti sul suo lavoro. L’obiettivo dell’esposizione è mettere in mostra il meglio di Picasso, ma in un’ottica multidisciplinare, creando cioè una conversazione tra media differenti – dalla pittura al disegno alla scultura – disposti in un ordine strettamente cronologico, basato su un’opera all’anno. Solo la collezione del Musée Picasso può consentire un simile approccio. Questa mostra avrebbe potuto essere allestita in un white cube, ma Picasso non ne sarebbe stato entusiasta, quindi ci reputiamo molto fortunati a trovarci in un palazzo storico, che crea un dialogo efficace e inusuale con le opere.

Parlando del Musée Picasso, dopo cinque anni di restauro e 56 milioni di euro spesi, quali sono le differenze tra il “vecchio” museo e il “nuovo”?
Se devo essere onesto, sono la stessa cosa e due cose completamente diverse. Abbiamo speso molti soldi per restaurare un edificio storico e quindi non è possibile vedere chiaramente dove siano gli esiti dell’intervento. Le novità ci sono, ma sono discrete, non invasive. Ora disponiamo di un luogo in cui accogliere i visitatori in maniera più facile, oltre al fatto di aver raddoppiato lo spazio espositivo. L’intero palazzo, inoltre, è dedicato all’arte, mentre in passato esistevano al suo interno anche i magazzini e gli uffici. La maggior parte delle persone sente di non avere perso il museo che amava, ma di averne guadagnato uno nuovo. La gente ama le mostre che organizziamo in contesti ospitali e intimi, come questo di Verona, che evocano l’atmosfera dell’Hôtel Salé a Parigi.

Pablo Picasso, Portrait de Marie-Thérèse, 04 décembre 1937, Paris, huile et crayon sur toile, 46x38 cm, Musée national Picasso - Paris, © Succession Picasso by SIAE 2016
Pablo Picasso, Portrait de Marie-Thérèse, 04 décembre 1937, Paris, huile et crayon sur toile, 46×38 cm, Musée national Picasso – Paris, © Succession Picasso by SIAE 2016

Dopo due anni dalla riapertura, quali sono le sue aspettative nei confronti del futuro?
Abbiamo due tipi di aspettative. Quelle che riguardano il presente in senso stretto, dominato da un clima di tensione in seguito agli attacchi terroristici che ci hanno colpito. Dal 13 novembre l’affluenza di pubblico al museo è calata del 30%, quindi il nostro obiettivo, nei prossimi mesi, è fare i conti con questa situazione, che significa meno introiti e dunque il fatto di dover agire nella maniera migliore per riportare le persone nei musei, non solo al Musée Picasso. Sul lungo termine, invece, stiamo sviluppando partnership sempre più numerose, in particolare stiamo mettendo a punto un network chiamato Picasso mediterranee, che prenderà il via nel 2017, quando si celebrerà l’anniversario del viaggio di Picasso in Italia. Nel corso dei due anni successivi organizzeremo un ricco programma di eventi in otto Paesi diversi e l’Italia sarà ovviamente il cuore dell’iniziativa, con le Scuderie del Quirinale di Roma e il Museo di Capodimonte di Napoli.

Lei si è riferito spesso all’Italia come a un modello cui guardare. Quale crede sia il valore aggiunto del nostro Paese sul piano espositivo?
Il vostro Paese ha una profonda tradizione artistica, di cui la popolazione è a conoscenza. Credo che voi siate in grado di offrire al pubblico una vasta gamma di mostre. Per esempio io definisco questa mostra a Verona “contemporary classic”: possiede tutte le caratteristiche di una retrospettiva, ma proposte in una maniera contemporanea. In questi stessi giorni, al Museo del’Ara Pacis di Roma, inauguriamo un’altra mostra su Picasso, dedicata a un unico medium, la fotografia. Molte persone non sanno che disponiamo di una fantastica collezione di fotografie e che Picasso era anche un fotografo. Questi due differenti approcci trovano terreno fertile in Italia, perché voi avete il pubblico adatto a entrambe le tipologie di eventi.

Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group
Picasso. Figure (1906-1971), exhibition view at AMO, Verona 2016, photo Davide Lolli per Arthemisia Group

A proposito di approccio contemporaneo, in questi giorni Verona ospita una delle più importanti fiere d’arte italiane. Crede che il contesto fieristico sia una buona vetrina per la creatività odierna?
Le fiere sono il modo migliore per avere una visione d’insieme delle tante e diverse peculiarità di ciò che accade nel mondo dell’arte. Con FIAC, a Parigi, credo abbiamo raggiunto, nel corso degli anni, un buon equilibrio tra la fiera e gli eventi ospitati in città nel medesimo periodo. Proprio come accade a Verona o in altre città italiane, dove al pubblico della fiera viene offerta la possibilità di vedere mostre e rassegne che possono interessarlo.

In queste settimane si parla molto dell’ipotesi di chiudere Villa Medici, a Roma. Che cosa ne pensa?
Sono stato a Villa Medici ieri, per l’opening della mostra. In Francia non abbiamo proprio sentito parlare di questa ipotesi. Non credo si verificherà. Certo, l’impatto della crisi economica si fa sentire in tutti i settori, ma non penso che questo sia il momento perché un fatto del genere accada nell’ambito di una istituzione così importante, soprattutto prima delle elezioni presidenziali.

Arianna Testino

Verona // fino al 12 marzo 2017
Picasso. Figure (1906-1971)
a cura di Emilie Bouvard
AMO
Via Massalongo 7
045 8030461
[email protected]
www.arenamuseopera.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56764/picasso-figure/

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.