Gli artisti al voto del pubblico. Nasce un nuovo premio per la pittura italiana
Gianluca Marziani presenta il Premio Carmassi e prepara Scuola Italiana Magazine. Un progetto tra mostre e carta stampata, con il Nuovo Realismo Magico come primo terreno di ricerca
Un altro premio d’arte, in un Paese che ne ha già parecchi. Gianluca Marziani (Milano, 1970) prova a dargli un senso dentro un progetto più ampio dedicato alla pittura italiana. Il Premio Arturo Carmassi nasce con Anna Paola Lo Presti e porta il nome dell’artista toscano (Lucca, 1925 – Fucecchio, 2015), del cui archivio Marziani è diventato direttore artistico. La prima edizione si concentra sul Nuovo Realismo Magico: sei pittori selezionati dal curatore passano al giudizio del pubblico; nella sezione web, invece, un comitato sceglie tra i dieci artisti più votati online. Attorno c’è poi Scuola Italiana, con un programma di mostre nei musei e una nuova rivista cartacea da due o tre numeri all’anno. La questione è capire quali opportunità possano arrivare agli artisti e quanto spazio ci sia per un confronto sulla pittura oltre i circuiti degli addetti ai lavori. Ne abbiamo parlato con Marziani riprendendo il filo dell’intervista del 2021 su Artribune dedicata a piattaforme e tecnologie.

Intervista a Gianluca Marziani: la pittura italiana dopo il digitale
L’ultima volta che ti ho intervistato su Artribune, nel 2021, parlavamo di tecnologie, piattaforme digitali, token e nuovi modelli per l’arte. Oggi metti al centro la pittura italiana e lanci un premio interamente dedicato al quadro. Come siamo arrivati fin qui? È cambiato qualcosa nel sistema dell’arte o sei cambiato tu?
Partiamo da un libro che scrissi nel 1998 dal titolo Nuovo Quadro Contemporaneo: al tempo fui il primo a parlare di legami tra il quadro e le nuove tecnologie, avventurandomi in ipotesi che si sono avverate quasi per intero, ragionando sulle interazioni della pittura manuale con le nuove tecnologie in fase emersiva. Dopo anni d’esperienze si è rafforzata in me l’idea che il linguaggio centrale dell’arte italiana sia da sempre la Pittura, un ecosistema complesso e ramificato che lascia emergere, tra artisti di varie generazioni, un panorama di talenti eterogenei, attuali rispetto alla propria tèchne ma dotati di una loro metafisica. Penso a quando Kounellis diceva di sentirsi un pittore: in fondo molti capolavori di Arte Povera ragionavano sulla pittura come campo aperto, integrato ai materiali del mondo, pittura espansa dentro una risonante tensione metafisica. Forse, dopo decenni di filosofie occidentali è bello pensare ad uno sguardo filosofico più orientale e archetipico, dotato non di una psicologia ma di una metafisica che entri nell’opera e ne ridefinisca l’apertura spaziotemporale, la magia sospesa, il suo praticare il dharma nella ricerca dei giusti sentieri. La pittura, quella dentro i perimetri della cornice ideale, mi sembra ancora il linguaggio più elastico, universale e poetico per ricreare spazi universali di sintesi simbolica.
Arturo Carmassi e il premio che nasce dall’Archivio
Il premio è intitolato ad Arturo Carmassi, un artista che ha attraversato linguaggi e stagioni molto differenti del Novecento, senza farsi ingabbiare in un movimento. Perché proprio lui? Che cosa della sua eredità ti sembra particolarmente urgente recuperare oggi?
Da alcuni mesi sono diventato il direttore artistico dell’archivio Arturo Carmassi. Ogni giorno scopro qualcosa sulla sua lunga parabola attorno alla pittura quale codice sorgente, fonte di archetipi che si rinnovano lungo i temi storici. È stato un artista unico nel suo radicalismo espressivo e relazionale, uomo dai difficili compromessi e dalle ambizioni elevate, amico di Pierre Restany ma in lite ideologica con diversi critici italiani, direttore storico di Villa Medici, un vero dandy con importanti amicizie in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, collezionista d’arte africana, lettore indefesso di testi letterari, poetici e filosofici. Ho scoperto, ad esempio, la sua produzione di grafica ed è stata una rivelazione: una serie di cartelle curate in modo amanuense, dal tipo di carta al rendere pittura le frasi del testo, dalle qualità di stampa all’eleganza della confezione. Mi sto innamorando del suo viaggio atipico e denso nel cuore del Novecento, immergendomi ogni settimana tra i tesori dello studio a Fucecchio, il luogo dove Carmassi ha trascorso molto del suo tempo adulto e dove oggi, assieme a Chiara Pazzaglia che segue l’archiviazione, stiamo ragionando per aprire la sede a mostre, incontri ed eventi che ci permetteranno di sfruttare gli interni della villa e il magnifico parco per le sculture (non dimentichiamo che Carmassi è stato anche un notevole scultore, tra i migliori nel nostro panorama).
Come nasce, da questo lavoro sull’Archivio, l’idea del premio?
L’idea di un premio è nata in maniera automatica, intanto perché sentivo l’importanza di un concorso dedicato in modo esclusivo alla pittura, poi perché vorrei far conoscere alle nuove generazioni la lezione di un artista così colto e attuale, raffinato ed etico, libero da categorie e gabbie concettuali. Nel grande gioco degli intrecci storici, Arturo Carmassi ricopre un ruolo intenso che merita nuove attenzioni e precise rivalutazioni della critica e del mercato.
Il Nuovo Realismo Magico e il voto del pubblico
La prima edizione è dedicata al Nuovo Realismo Magico. Una definizione suggestiva, che però rischia di diventare un grande contenitore nel quale far entrare buona parte della pittura figurativa contemporanea. Che cosa rende davvero nuovo questo realismo magico? E perché oggi senti la necessità di individuare una nuova corrente pittorica?
Questo tema è nato dalla mostra Scuola Italiana a Palazzo Merulana, realizzata mettendo in dialogo la Collezione Cerasi con il lavoro di Nicola Pucci. Qui ho individuato la formula del Nuovo Realismo Magico mentre elucubravo su Felice Casorati Antonio Donghi e tutti gli altri artisti che animano questa collezione preziosa. Hai ragione quando dici che potrebbe entrarci molta pittura figurativa, in effetti mi sono accorto che questa linea ondivaga della magia dentro il reale anima tante visioni di artisti della nostra generazione e di quelle più giovani. Ti aggiungo, però, che ho cercato di seguire un approccio filologico ai miei programmi espositivi, iniziando con sei artisti che faranno progetti museali per Scuola Italiana nei prossimi due anni. Una selezione, appunto, che nasce dalla mia conoscenza profonda del loro operato nel tempo, della loro coerenza e tenuta, delle peculiarità che ognuno esprime in modo limpido. Sei artisti diversi, uniti dal medesimo linguaggio e da una qualità iconografica che li rende musealmente maturi.
Il meccanismo del premio è singolare: sei artisti affermati, selezionati da te, saranno sottoposti al voto del pubblico; nella categoria aperta a tutti, invece, sarà un comitato a scegliere il vincitore tra i dieci più votati online. Perché questa doppia formula? E soprattutto, in un’epoca dominata dai social, come si evita che un premio di pittura si trasformi in una gara di popolarità dove vince chi riesce a mobilitare più follower?
Di solito gli artisti conosciuti vengono sottoposti al giudizio di un comitato scientifico. Ho deciso di ribaltare questa formula e sottoporre gli artisti al giudizio di chiunque voglia votare. È il tentativo di tenere l’arte a stretto contatto con l’attualità, nel bene e nel male, consapevole dei rischi ma anche dell’apertura verso coloro che aspettano la giusta informazione per avvicinarsi all’arte visiva. Se tutti ormai viviamo in un ecosistema digitale, dove si è esposti in maniera pressoché totale, perché anche gli artisti non devono entrare in una dimensione di confronto più popolare? La vecchia filiera del sistema è giunta alla sua crisi sistemica, su questo pochi dubbi anche se il settore sta trovando nuove vie di espansione. Se da una parte difendo le professionalità e credo nei valori acquisiti lungo il tempo, dall’altra credo in un pubblico gradualmente più consapevole, pronto ad ascoltare nuove voci pedagogiche, ed è un pubblico che sta elaborando un proprio gusto, a prescindere dai trend del mercato ufficiale. Di contro, affiderò il voto finale della sezione web ad un comitato scientifico, proprio per dare rilevanza e senso ai dieci artisti che avranno più voti online. Un ribaltamento dei modelli canonici di votazione: gli artisti noti vanno nell’agorà digitale, gli artisti del web nelle mani di esperti che possano scovare potenziale e talento. Sana e semplice competizione imparziale.
Premio Carmassi e Scuola Italiana tra musei e finanziatori
Di premi d’arte in Italia ne abbiamo già fin troppi, alcuni prestigiosi e altri proprio no. Perché il sistema dovrebbe aver bisogno di un altro premio? Che cosa aggiunge concretamente il Premio Carmassi rispetto a quelli esistenti? E quali sono le risorse, le istituzioni e i partner che garantiranno ai vincitori opportunità reali, al di là del riconoscimento?
Credo ci sia sempre spazio per un progetto di qualità, in qualsiasi ambito e in qualsiasi momento. Aggiungo che l’idea del premio, realizzato assieme ad Anna Paola Lo Presti, nasce dentro una piattaforma sistemica sulla pittura italiana che comprende una nuova rivista e una serie di mostre, convegni e didattica sotto il titolo Scuola Italiana. Sto anche iniziando una direzione curatoriale per un nuovo museo a Palazzo Ducale di Urbino e sto collaborando coi musei di Foligno, tante belle novità su cui integrerò un percorso museale dedicato a Arturo Carmassi. Mentre il premio è sostenuto dallo stesso Archivio Carmassi, la piattaforma di Scuola Italiana è sostenuta dal gruppo Scrinium, finanziatore del progetto museale e della rivista ma anche di altri momenti espositivi. Il primo impegno con Ferdinando Santoro di Scrinium ci ha uniti in estate per il progetto Theophania, realizzato a Palazzo Trinci di Foligno da Giorgio Lupattelli, con l’idea di creare un omaggio a San Francesco nella forma di otto grandi tele e una cartella grafica ispirata alla Carthula assisana (Scrinium è un gruppo di Mestre che realizza riproduzioni scientifiche di documenti storici e artistici d’inestimabile valore).
Scuola Italiana Magazine e la scommessa sulla carta
In parallelo stai preparando anche una nuova rivista, Scuola Italiana Magazine, dedicata alla pittura. Insomma, non soltanto un premio, ma semmai un piccolo ecosistema culturale ed editoriale. Che rivista sarà, con quale periodicità, quale modello economico e quale pubblico di riferimento? E soprattutto: in un panorama editoriale sull’arte già molto affollato, quale vuoto pensi di poter colmare?
Mi allaccio alla tua ultima frase: vorrei colmare il vuoto sul mercato di una rivista che si occupi in forma esclusiva e analitica di pittura italiana contemporanea. Vedo ottime riviste, a partire da Artribune, ma non intravedo progetti editoriali cartacei con l’ambizione della rivista di studio, in apparenza fuoritempo ma proprio per questo attuale e necessaria. L’idea è di uscire con due numeri all’anno, tre al massimo, indagando nel numero un tema specifico della pittura, mettendo insieme contributi di figure d’eccellenza coi loro punti di vista e una giusta trasversalità d’insieme. Nel primo numero, per capirci, abbiamo affrontato il Nuovo Realismo Magico sotto varie lenti, dando spazio alle visioni di Valentina Tanni, Fabio Benzi, Piersandro Pallavicini, Vincenzo Susca, Stefano Antonelli, Alessandro Riva… stiamo ragionando su qualcosa che possa entrare nelle librerie di casa e non vincolarsi ad una specifica attualità, un prodotto di raccordo teorico dentro la piattaforma più ampia di Scuola Italiana. Classici ma contemporanei, oltre i trend che poco mi interessano nel momento in cui sento l’esigenza di fare sistema, affermando con la pittura un valore italiano altissimo ma ancora sottostimato.
E il rischio di un ripiegamento sul contesto nazionale?
Non sento alcun localismo limitante nella scelta del contesto nazionale, al contrario credo nel valore sistemico di una piattaforma ben identificabile, specializzata su obiettivi dal focus minuzioso, una costellazione di idee e azioni per rafforzare un ecosistema linguistico che, una volta messo a pieno regime, rafforzerà lo stesso legame con gli altri linguaggi e le altre realtà internazionali.
Massimiliano Tonelli
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