Una mostra a Nuoro per far riscoprire due opere sconosciute di un artista della città 

Fino al 30 giugno da MANCASPAZIO, l’opera di Bernardino Palazzi è al centro di una mostra che ruota attorno a due pezzi rimasti a lungo ignoti al pubblico. Si riscopre così un maestro nuorese e i suoi legami con l’arte del Novecento italiano

La produzione artistica di Bernardino Palazzi (Nuoro, 1907 – Roma, 1986) si arricchisce di due pezzi fondamentali rimasti a lungo lontani dagli occhi del pubblico. Due opere distinte, con modalità e storie differenti allestite presso la galleria Mancaspazio di Nuoro con l’obiettivo di riportare l’artista nel suo luogo d’origine e arricchirne il corpus.

Bernardino Palazzi, Anni '30, Foto Inedita
Bernardino Palazzi, Anni ’30, Foto Inedita

La mostra di Bernardino Palazzi da MANCASPAZIO a Nuoro

Con la curatela di Chiara Manca, la mostra Radici si presenta al pubblico non come una semplice retrospettiva, ma come una vera e propria operazione di “archeologia” visiva. Lo spazio espositivo di Via della Pietà compie un piccolo miracolo critico riportando alla luce due capolavori di Bernardino Palazzi che interrogano il nostro modo di intendere il tempo e la memoria. Da un lato, un disegno monumentale a grafite che la critica cercava invano dagli Anni Trenta; dall’altro, un dipinto a olio di cui si ignorava persino l’esistenza. Due riaffioramenti straordinari che costringono gli storici a ridisegnare i confini della produzione del maestro nuorese.

“Gli Apostoli nell’orto” di Palazzi in mostra a Nuoro

Alla Biennale del 1928 il disegno passò inosservato. L’artista aveva poco più di vent’anni e il tema dell’opera era ispirato agli Apostoli di Felice Carena, suo maestro, opera presentata alla Biennale del 1926 e acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Bernardino Palazzi impostò la composizione in verticale, dando maggior risalto all’ambiente circostante, un paesaggio fatto di asperità montuose da cui emergono tronchi d’ulivo nodosi, spogli e mutilati delle foglie, che accentuano la drammaticità imminente. Palazzi si concentra sugli apostoli nel momento del sonno e non sulla figura di Gesù che, infatti, non sembra comparire. Una scelta che si allinea alla tradizione evangelica, in cui il Messia si allontana per pregare da solo. Un’altra ipotesi potrebbe essere quella legata al momento dell’ammonimento: in questo caso, la figura di Cristo sarebbe individuabile nell’uomo barbuto sulla sinistra che solleva il braccio destro per riprendere Pietro, Giacomo e Giovanni, addormentati per la stanchezza e il dolore.

Bernardino Palazzi_Gli Apostoli nell'orto, 1927, grafite su carta, Ph. Daniele Brotzu
Bernardino Palazzi_Gli Apostoli nell’orto, 1927, grafite su carta, Ph. Daniele Brotzu

Palazzi e la tradizione artistica italiana

Particolare attenzione è data alla definizione anatomica e ai panneggi, rilevati attraverso un tratteggio fitto e incrociato. All’atmosfera di profonda inquietudine si aggiungono così la solitudine e la fragilità degli Apostoli. Evidenziando una ripresa della tradizione quattrocentesca italiana – vicina a maestri come Mantegna e Bellini – il disegno si configura come una perfetta sintesi tra la monumentalità degli Anni Venti e l’inquietudine espressiva tipica del Novecento italiano e dei Valori Plastici.

Bernardino Palazzi nel 1936
Bernardino Palazzi nel 1936

“La Veronica” di Bernardino Palazzi

Nel 1951 Bernardino Palazzi realizza La Veronica, uno studio preparatorio per un affresco di grandi dimensioni. Il bozzetto descrive l’episodio evangelico della donna che asciuga il volto di Gesù, tuttavia, l’artista sceglie di non celebrare l’evento come fulcro della rappresentazione, mimetizzando la figura della Veronica tra la folla. Una scelta, questa, probabilmente legata alle dimensioni ridotte del supporto che hanno spinto l’artista a una forte sintesi compositiva.

La scena è densamente popolata e si sviluppa lungo una diagonale che ricalca la salita al Calvario. In primo piano l’autore inserisce una dimensione quotidiana e popolare, in cui compare anche un suonatore di launeddas. Al centro, in secondo piano, Cristo è inginocchiato sotto il peso della croce a poca distanza dalla Santa. Sullo sfondo, un vasto cielo lattiginoso occupa quasi la metà superiore della tela mentre le rocce e l’atmosfera arida richiamano esplicitamente il territorio sardo.

Un’arte che racconta l’umanità

L’opera è sintetica, ma fortemente espressiva. Le figure sono definite da campiture rapide e contorni marcati, mentre i cromatismi attingono a una tavolozza di terre, bruni e ocre, interrotta da accenti di colore puro come il rosso della veste di Gesù. Questo Cristo non è il protagonista assoluto, ma parte di un’umanità varia e distratta con l’obiettivo di stimolare una riflessione universale sulla condizione umana, mostrando una Passione che si consuma nell’indifferenza della quotidianità.

Roberta Vanali

Nuoro // fino al 30 giugno 2026
Radici. Bernardino Palazzi
MANCASPAZIO ART GALLERY – Via della Pietà, 11
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Roberta Vanali

Roberta Vanali

Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura…

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