Manuel Cicchetti e l’Europa delle strade secondarie in mostra Bruxelles 

Come testimonia la mostra “Quaderni Continentali. Un Atlante Vivo” al Parlamento Europeo dal 22 al 26 giugno, l’eredità del fotografo è viva e, grazie alla nascita dell’archivio, continuerà a vivere diventando un laboratorio permanente di cittadinanza culturale aperto a giovani e cittadini

Ci sono mostre che celebrano un artista. E ci sono mostre che, quasi senza volerlo, diventano un atto di fedeltà. Quaderni Continentali-Un Atlante Vivo, dal 22 al 26 giugno negli spazi del Parlamento Europeo di Bruxelles, appartiene a questa seconda categoria. È la prima presentazione pubblica del grande progetto fotografico di Manuel Cicchetti (Milano, 1969-2026) ma è anche il compimento di un viaggio che il suo autore non ha potuto vedere concluso.

L’opera fotografica lasciata da Manuel Cicchetti

Manuel è scomparso nel gennaio del 2026. Ha lasciato un’opera già pienamente definita nella sua visione, ma volutamente aperta nel suo destino e presentata per la prima volta in questa mostra al Parlamento Europeo di Bruxelles. Per anni ha attraversato l’Europa percorrendo oltre cinquantamila chilometri lungo strade provinciali, aree industriali, porti, periferie, piazze, lungomari e luoghi della memoria. Non cercava i monumenti né i paesaggi da cartolina. Cercava le tracce che il tempo e il lavoro degli uomini hanno depositato sul territorio. Ho conosciuto Manuel nel 2001 e abbiamo lavorato insieme per circa due anni. Ciò che mi colpì subito non fu soltanto il suo talento, ma il suo modo di essere. Aveva una curiosità inesauribile, un’attenzione autentica verso gli altri e una discrezione rara. Ascoltava molto più di quanto parlasse. Non amava le affermazioni perentorie né gli effetti spettacolari. Cercava, piuttosto, di capire. Col tempo ho compreso che quella postura umana coincideva perfettamente con la sua fotografia, una sorta di gentilezza intellettuale.

Manuel Cicchetti
Manuel Cicchetti

La ricerca fotografica di Manuel Cicchetti in mostra al Parlamento Europeo di Bruxelles

La sua ricerca si muoveva lungo due direttrici che coincidevano con il suo modo di stare al mondo: il viaggio, come possibilità di conoscere, e l’azione dell’uomo, come traccia lasciata nel tempo. Per Manuel il paesaggio non era mai semplice natura da contemplare, era un libro da leggere e ogni fotografia rappresentava una soglia attraverso la quale interrogare il rapporto tra l’uomo e il mondo che abita. Ogni strada, ogni porto, ogni fabbrica, ogni infrastruttura raccontano la storia di una comunità, delle sue trasformazioni, delle sue speranze e delle sue contraddizioni. Nelle sue fotografie la natura non è mai separata dalla presenza dell’uomo, così come la tecnica non è mai rappresentata come un’invasione. Tutto appartiene a un’unica vicenda: quella della civiltà che prende forma nello spazio.

La dimensione civile del lavoro di Manuel Cicchetti

Per questo il suo lavoro possiede una dimensione profondamente civile. Non perché affronti direttamente la politica, ma perché ci invita a riflettere sul modo in cui costruiamo il mondo che abitiamo. Il paesaggio diventa il luogo in cui memoria, lavoro, diritti, infrastrutture e relazioni si rendono visibili. Anche quando l’uomo non compare nell’inquadratura, è presente ovunque: nelle architetture, nelle strade, nelle trasformazioni del territorio.

Al Parlamento Europeo di Bruxelles “Quaderni Continentali l’ultimo progetto di Manuel Cicchetti

Negli ultimi anni avevamo iniziato a immaginare un progetto comune. Volevamo raccontare il marketing attraverso i luoghi della produzione, della distribuzione e del lavoro, più che attraverso i linguaggi della comunicazione. Quel progetto non ha avuto il tempo di nascere, ma oggi mi accorgo che quella stessa intuizione attraversava già tutta la sua ricerca: comprendere la società osservando i luoghi nei quali essa prende forma. Partito alla ricerca delle differenze, Manuel finì per scoprire qualcosa di inatteso. Le sue fotografie rivelano infatti l’esistenza di un paesaggio europeo condiviso, più profondo delle lingue, dei confini e persino delle istituzioni. L’Europa che emerge da Quaderni Continentali non è quella delle cancellerie né quella delle statistiche economiche. È un continente osservato dal basso, attraverso i suoi spazi quotidiani, le periferie, i porti, le infrastrutture, i luoghi del lavoro e le sedimentazioni della memoria. È probabilmente questo il significato dell’espressione con cui Denis Curti definisce il progetto: un esercizio di “ontologia visiva”. Manuel non documenta semplicemente ciò che vede; cerca ciò che rende quel luogo ciò che è. Le fotografie, rigorosamente in bianco e nero, realizzate con la lentezza del medio formato e del cavalletto, sottraggono il paesaggio all’urgenza della cronaca e lo restituiscono al tempo lungo della storia.

Manuel Cicchetti, Capitaneria di porto di Calais
Manuel Cicchetti, Capitaneria di porto di Calais

La domanda posta da Manuel Cicchetti con il progetto “Quaderni Continentali” a Bruxelles

In un’epoca attraversata da guerre, fratture geopolitiche e nuove divisioni, Quaderni Continentali pone una domanda essenziale: esiste ancora uno spazio europeo riconoscibile al di là delle appartenenze politiche? Manuel non offriva risposte. Credeva però che osservare con attenzione fosse già una forma di responsabilità. Guardare davvero significa sospendere il pregiudizio e lasciare che siano i luoghi a parlare. Anche per questo il progetto era stato concepito come un’opera aperta. Insieme al giornalista Angelo Miotto, Manuel aveva immaginato un atlante destinato ad accogliere nuove immagini, testimonianze e contributi provenienti da tutto il continente. Non una mostra sull’Europa, ma uno spazio nel quale l’Europa potesse continuare a raccontarsi.

Il Parlamento Europeo sede della prima presentazione del progetto

La sede della prima esposizione pubblica aggiunge un ulteriore livello di significato. Il Parlamento Europeo rappresenta infatti il punto in cui la geografia concreta attraversata da Manuel incontra la geografia politica dell’Unione. Un dialogo che oggi si realizza grazie all’impegno di Angelo Miotto, del curatore Denis Curti, dell’eurodeputato Pierfrancesco Maran e soprattutto di Anna Mortara, compagna di vita del fotografo e presidente della Fondazione La Nuova Musica, che ha accompagnato con straordinaria dedizione la prosecuzione del progetto.

La nascita dell’Archivio Manuel Cicchetti

La mostra segna inoltre la nascita dell’Archivio Manuel Cicchetti, destinato a custodire e rendere accessibile un patrimonio di circa cinquemila fotografie. La borsa di studio annuale per un giovane fotografo europeo e il progetto Continental Notebooks Young, rivolto alle scuole, testimoniano la volontà di trasformare quell’eredità in un laboratorio permanente di cittadinanza culturale. Manuel aveva scelto di vivere il tempo della malattia con la stessa discrezione che aveva sempre caratterizzato la sua esistenza. Non voleva che il dolore diventasse il centro del racconto. Per questo quando la sera del 23 gennaio Anna mi informò della sua scomparsa non ho voluto e potuto crederci. Oggi, osservando queste immagini, mi sembra che quella scelta continui a riflettersi nel suo lavoro, nessuna enfasi, nessuna retorica, soltanto uno sguardo limpido sul mondo.

L’Europa nella visione di Manuel Cicchetti in mostra al Parlamento Europeo

Alla fine del suo lungo viaggio Manuel era arrivato a una conclusione tanto semplice quanto radicale. L’Europa esiste. Non come costruzione burocratica o come formula politica, ma come esperienza vissuta. Esiste nei paesaggi che condividiamo, nelle tracce che il lavoro lascia sul territorio, nelle memorie che attraversano le generazioni. Era partito per cercare le differenze. Si accorse, quasi senza volerlo, che stava unendo i puntini. È questa, forse, la sua eredità più preziosa. Averci insegnato che il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo, ma ciò che siamo. E che imparare a guardarlo con pazienza significa comprendere qualcosa di più di noi stessi e dell’Europa che continuiamo, giorno dopo giorno, ad abitare. Per questo la mostra di Bruxelles non conclude un percorso. Lo riapre. E continua a far viaggiare il suo sguardo.

Domenico Ioppolo

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Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo è Amministratore Delegato di Campus e direttore del Milano Marketing Festival. È stato Managing Director Emea di Nielsen Media, Ad di WMC, Initiave Media e Classpi. Ha insegnato in Università italiane e straniere, pubblicando diversi contributi su media e marketing,…

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