I 20 anni del Forte di Bard in Valle d’Aosta. Da presidio militare sabaudo a polo culturale che ha cambiato l’identità del territorio

La fortezza sabauda che oppose strenua resistenza a Napoleone è dal 2006 un polo culturale multidisciplinare capace di attrarre in vent’anni oltre 5 milioni di visitatori. Una scommessa vinta, dopo un complesso restauro, che ha trasformato il turismo nella regione. I prossimi passi e le mostre in programma

All’inizio del 2026, il Forte di Bard ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Un traguardo che non fa certo riferimento alla vera età del complesso monumentale, fatto riedificare nell’Ottocento dai Savoia sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard, in Valle d’Aosta, lungo l’antica Via Consolare delle Gallie. E che invece segna un compleanno importante dall’avvio della nuova vita della struttura, nel 2006, quando un ambizioso intervento di recupero conservativo permise di aprire il Forte al pubblico come spazio culturale, dopo un lungo periodo di abbandono.

Come il Forte di Bard ha cambiato l’economia del territorio in Valle d’Aosta

Oggi il Forte di Bard – che da antico presidio militare strategico è diventato polo culturale multidisciplinare e hub alpino – rappresenta, dunque, un caso emblematico di rigenerazione culturale e territoriale, perché ha contribuito in modo significativo alla valorizzazione del territorio e allo sviluppo economico locale, diventando un punto di riferimento per la fruizione turistica e culturale della Valle d’Aosta e un caso riconosciuto di integrazione tra patrimonio storico, identità territoriale e innovazione culturale. Coniugando attività espositive, divulgazione scientifica, eventi e progettualità culturali di respiro internazionale.
In vent’anni, il Forte di Bard ha attirato oltre 5 milioni di visitatori, trasformando un’area di transito all’ingresso della Bassa Valle d’Aosta in una destinazione culturale che ha cambiato l’economia della regione, prima prettamente industriale (molte le piccole imprese fornitrici di Fiat e Olivetti, nel frattempo andate in crisi) e agricola, spostando l’asse verso il turismo.

La storia del Forte di Bard

La costruzione della prima rocca di Bard risale probabilmente all’epoca preromana, anche se le testimonianze documentarie non partono prima del 500 d.C., quando fu il re ostrogoto Teodorico a installarvi un presidio armato. Fu poi la volta del visconte Aosta Boso, che costruì il primo insediamento fortificato. Espugnato nel 1242 da Amedeo IV di Savoia, il castello passò da allora direttamente sotto il dominio sabaudo: già nel Cinquecento, il complesso comprendeva un sistema di bastioni che scendeva fino ad abbracciare il borgo. E dal 1661, con il duca Carlo Emanuele II, il Forte assunse un’importanza strategica ancora maggiore, diventando presidio delle forze del Ducato di Savoia in Valle d’Aosta. L’episodio militare più noto di cui il Forte fu teatro è l’assedio del maggio 1800, quando i 40mila uomini dell’Armée de réserve di Napoleone (al seguito c’era anche un giovane Stendhal), guidati dal generale Berthier, varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l’esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana. La resistenza fu strenua, fino alla resa del 1° giugno. Ma Napoleone, esasperato dall’inaspettata resistenza, fece radere al suolo la fortezza, ricostruita poi su impulso di Carlo Felice tra il 1830 e il 1838, con progetto dell’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, sotto la supervisione di Camillo Benso Conte di Cavour. All’epoca risale la struttura attuale del Forte (che da fine Ottocento fu dapprima utilizzato come bagno penale e poi destinato a deposito di munizioni), con tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l’Opera Ferdinando in basso, l’Opera Vittorio nella zona mediana e l’Opera Carlo Alberto in alto.

La rinascita del Forte di Bard come polo culturale

Dismesso nel 1975 dal demanio militare, il Forte fu acquistato dalla Regione Valle d’Aosta nel 1990. Il restauro che ne ha permesso l’apertura al pubblico si è protratto per dieci anni, dal 1995 al 2005, progettando tanto i percorsi che portano alla scoperta della storia della struttura che gli spazi museali, sotto la gestione dell’Associazione Forte di Bard. E così il Forte di Bard riunisce il Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, il Museo delle Alpi e il Museo Le Alpi dei ragazzi, oltre a ospitare numerose mostre ed eventi culturali (c’è anche la rievocazione storica dell’assedio di Napoleone, che ogni anno attira migliaia di persone).

I 20 anni del Forte di Bard. Progetti e obiettivi per il futuro

Proprio per festeggiare i vent’anni di attività, dall’inizio del 2026 e fino al 2028, Bard promuove il progetto Capolavoro al Forte, che vede alternarsi tre grandi capolavori (uno all’anno) dell’arte italiana all’interno della ex Cappella militare. A partire dal San Giovanni Battista di Caravaggio, in prestito dalla Gallerie Borghese di Roma, che è rimasto esposto a Bard fino allo scorso 6 aprile. Fino alla fine di settembre 2026, invece, si protrarrà la mostra dedicata a Sebastiao Salgado, con il progetto sui Ghiacciai del fotografo brasiliano scomparso nel 2025. È Ornella Badery, presidente dell’Associazione Forte di Bard, a delineare il futuro prossimo del polo museale aostano, che vedrà intensificarsi le alleanze con musei, università e centri di ricerca nel definire un approccio integrato allo studio della cultura di montagna, anche per circoscriverne le fragilità. Si punta, inoltre, a incentivare la destagionalizzazione dei flussi turistici, con un’offerta diversificata e diluita nel corso dell’anno. A luglio 2026 inaugurerà una mostra su Mario Dondero (L’archivio di un partigiano dell’umano), mentre a novembre sarà la volta di un focus sulla moda con Franco Moschino. Proseguirà, inoltre, l’impegno scientifica per la divulgazione sul cambiamento climatico, che fa del Forte di Bard uno spazio di dialogo tra scienza, cultura e territorio.

Livia Montagnoli

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