Un’America pittoresca e crudele. Nate Lowman in mostra a Milano

Con le sue gocce di colore su lino grezzo, l’artista americano immortala catastrofi e banalità. Se guardi le opere da lontano, però, tutto sembra un dolce miraggio

Qual è la visione comune dell’America contemporanea? A questa domanda prova a rispondere la mostra di Nate Lowman (Las Vegas, 1979), presentata nella sede milanese di MASSIMODECARLO. Le sue tele di lino grezzo, viste da lontano, restituiscono un reportage chiaro e definito della realtà. Avvicinandosi, tutto si fa soffuso. Evanescente. Sembra un miraggio. Sorge il dubbio che si tratti davvero di realtà.

Nate Lowman, Delusion Horizon, installation view at MASSIMODECARLO, Milano, 2023. Courtesy MASSIMODECARLO. Photo Roberto Marossi

Nate Lowman, Delusion Horizon, installation view at MASSIMODECARLO, Milano, 2023. Courtesy MASSIMODECARLO. Photo Roberto Marossi

LA TECNICA DI LOWMAN: TRA DELUSIONE E DEQUALIFICAZIONE

Il titolo della mostra (Delusion Horizon) suggerisce una nota d’amaro: quella che rimane in bocca dopo un dessert allettante rivelatosi troppo dolce e stucchevole. Come la fila di cargo colorati appesi alla parete della galleria (Distribution Center, 2023), variopinti e invitanti quanto caramelle di gelatina. Da vicino, però, si resta delusi: sono solo camion accostati al porto, in attesa di essere caricati. Comune banalità, deludente: quel che sembrava un sogno pittoresco, si rivela per ciò che è. Una foto da documentario, scattata con una fotocamera di bassa qualità.
Una mediocrità resa con una tecnica particolare: il lino grezzo, caro all’artista, è potenziato da un “rumore visivo”, fatto di graffi e tagli. È un processo che tende alla dequalificazione. Selezionate le immagini, l’artista le fotocopia più e più volte, finché la risoluzione si abbassa a tal punto da diventare essa stessa creazione artistica. Compaiono difetti, macchie nere, le stesse che offuscano la visione dei dipinti, realizzati con gocce di acrilico su un tessuto sottilissimo, senza preparazione. “Amo che la pittura si attacchi e viva sulla superficie del dipinto” commenta Lowman “Mi piace che risulti sempre diafana”.

Nate Lowman, Delusion Horizon, installation view at MASSIMODECARLO, Milano, 2023. Courtesy MASSIMODECARLO. Photo Roberto Marossi

Nate Lowman, Delusion Horizon, installation view at MASSIMODECARLO, Milano, 2023. Courtesy MASSIMODECARLO. Photo Roberto Marossi

LA MOSTRA DI LOWMAN DA MASSIMO DE CARLO

L’esperienza offerta in galleria è una panoramica dell’America, dagli Anni Cinquanta a oggi.  Eventi puntuali, con tanto di nome proprio, si alternano a immagini dalla crudele ubiquità. I rimorchi-caramelle (Distribution Center, 2023) potrebbero essere in attesa in qualunque porto; il transatlantico fluttuante all’orizzonte (Cruise Mirage, 2023) concretizza il sogno vacanziero di molti lavoratori. Un sogno che rimarrà un miraggio per buona parte di loro.
Lowman parla del suo Paese con un linguaggio suadente e affilato. Ammalia da lontano, ma ferisce se ci si azzarda a toccarlo. In Priscilla (2023), una nuvola di zucchero filato occupa il centro della tela. Si scopre il significato del titolo (un esperimento nucleare americano del ‘57), e lo zucchero si trasforma in veleno. Il mito del sublime industriale è reso con una poesia che evoca l’amore dolceamaro della poetessa Saffo. Così dolce, da uccidere.

Emma Sedini

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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. È laureata in economia e management per arte, cultura e comunicazione all'Università Bocconi, e lì frequenta tutt'ora il MS in Art Management. Nel frattempo, lavora in…

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