Miti e rituali di Ignazio Mortellaro in mostra a Milano e Palermo

In un’atmosfera di calma apparente, Ignazio Mortellaro va incessantemente a caccia del mito. Una doppia mostra ai due poli dell’Italia, nelle gallerie di Francesco Pantaleone

Tutto è simbolo nel mondo di Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), un mondo in cui Palermo, con il suo genius loci, riveste un ruolo fondamentale, trasmutandosi in quello che il curatore Antonio Grulli chiama “studio allargato”. Le ambiguità, le energie e i flussi che questa città trattiene e rilascia sono materia viva su cui lavorare. Lo è il serpente che, inspiegabilmente, morde il capezzolo di un uomo – un re! –, il Genio di Palermo. Il serpente, non a caso, può essere considerato, per usare le parole del curatore, “l’animale guida” di questa duplice mostra, che si snoda in due capitoli tra poli opposti: le gallerie FPAC di Palermo e Milano.
Mortellaro ci conduce in un viaggio mitico tra pulsioni ancestrali e riti magici. La sua ricerca alchemica ha inizio con l’ossidiana, il materiale più tagliente a disposizione dell’uomo preistorico, impiegato nei rituali per scacciare demoni, ma anche per fabbricare armi affilate e utensili.

Ignazio Mortellaro, Giš gi tug ga, installation view at FPAC gallery, Milano, Palermo, 2023

Ignazio Mortellaro, Giš gi tug ga, installation view at FPAC gallery, Milano, Palermo, 2023

LE MOSTRE DI IGNAZIO MORTELLARO A MILANO E PALERMO

In entrambe le mostre, il flusso energetico e l’ambiguità dell’inafferrabile serpente accompagnano in un percorso catartico tra ossa, corna ritorte d’ariete o dritte di antilope, denti di sciacallo in mezzo a cortine di foglie dorate e affilate; Giš-gi-tug-ga è l’opera che dà il titolo alla mostra, realizzata in lamiera anodizzata, denti di sciacallo, argento e ferro. In mezzo a questo flusso di seducente violenza campeggiano alcuni dipinti di coralli bianchi, Grande respiro, simbolo ambiguo di fragilità e di forza, ovvero di trasformazione – dal mondo animale al mondo minerale – e di rinascita. Mortellaro segue le tracce del mito nella sua relazione ancestrale con la natura. Comunità arcaiche, riti magici, seduzioni erotiche, flussi energetici, danze e sacrifici rituali sono tematiche a cui si è ispirata anche la performance Hunter/Hunted, realizzata a Palermo e promossa dalla Fondazione Merz, in cui sono state utilizzate alcune delle opere in mostra.

Ignazio Mortellaro, Giš gi tug ga, installation view at FPAC gallery, Milano, Palermo, 2023

Ignazio Mortellaro, Giš gi tug ga, installation view at FPAC gallery, Milano, Palermo, 2023

L’ARTE DI IGNAZIO MORTELLARO

L’artista fa convergere tutti questi rimandi nella figura di Caino, scegliendo di incidere l’omonima poesia di Giuseppe Ungaretti su una cinghia industriale in pelle, tenuta sospesa da aste in metallo – che ricordano le stampelle di Dalí – quasi a formare delle anse, come fosse un serpente.  Non a caso, Caino (Genesi 4,1 – 15) è stato ritenuto figlio del serpente del Paradiso Terrestre.
Come Ungaretti, l’artista utilizza il mito biblico per significare l’ambiguità di un conflitto insito nell’uomo, quell’istinto primordiale potenzialmente violento dietro cui si cela un profondo desiderio d’innocenza.
Ultima nota, non per questo meno importante, è la scelta di utilizzare un antico carattere, il Fraktur – letteralmente frattura, XVI secolo –, che ricorda ossa o rami spezzati. Mortellaro sembra quasi voler infrangere una natura ambigua e non sempre amica, per indagarne a fondo i fenomeni, attraversando i confini ancestrali dell’inconscio.

Carola Arrivas Bajardi

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Carola Arrivas Bajardi

Carola Arrivas Bajardi

Carola Arrivas Bajardi viaggia spesso ma attualmente vive a Palermo, dove si è laureata in architettura con Vanni Pasca e ha conseguito un PhD in ingegneria sul life cycle assesment. Si è recentemente abilitata per l’insegnamento della storia dell’arte nelle…

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