Arnaldo Pomodoro in mostra a Roma per Fendi al Colosseo Quadrato

La maison romana apre il suo quartier generale all’Eur nel Palazzo della Civiltà Italiana per omaggiare settant’anni di attività dello scultore romagnolo, mettendo in scena un “Grande Teatro delle Civiltà”. Fino al primo ottobre, a ingresso gratuito

Apre al pubblico il 12 maggio la mostra che Fendi promuove in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro per celebrare oltre settant’anni di ricerca dell’artista romagnolo. Si tratta della settima mostra organizzata dalla maison romana da quando, nel 2015, ha eletto il Palazzo della Civiltà Italiana, all’Eur, a proprio quartier generale. Basata stavolta su una vicinanza – quella con la Fondazione nata nel 1995 per iniziativa di Arnaldo Pomodoro, per creare un luogo aperto alla rilettura dell’arte del Novecento, in grado di coinvolgere specialmente i giovani – che si rinnova ormai da diversi anni: a Milano, nel 2013, Fendi inaugurava il suo headquarter all’interno dell’edificio che fu sede espositiva della Fondazione (oggi in via Vigevano 9, adiacente allo studio e all’archivio di Pomodoro), in via Solari 35, dove resta l’installazione permanente del Labirinto creato dall’artista. Allora la promessa della maison fu quella di impegnarsi per rendere omaggio all’arte e alla creatività di Pomodoro, attraverso esposizioni temporanee, visite guidate e attività culturali. Nella sede milanese in primis, ma non solo.

Arnaldo Pomodoro, Le battaglie, exhibition view at Palazzo della Civiltà Italiana, Roma, 2023

Arnaldo Pomodoro, Le battaglie, exhibition view at Palazzo della Civiltà Italiana, Roma, 2023

LA MOSTRA DI ARNALDO POMODORO A ROMA

La mostra Arnaldo Pomodoro. Il Grande Teatro delle Civiltà, a cura di Lorenzo Respi e Andrea Viliani, apre a Roma con intento analogo, configurandosi come un “teatro” autobiografico che indaga il rapporto tra arti visive e arti sceniche – caro al maestro – supportato da una cornice d’eccezione, com’è l’architettura razionalista del “Colosseo quadrato”, ora popolata dalla sculture, monumentali o meno, di Pomodoro. Non si tratta di un’antologica, ma prezioso è il supporto di documenti, fotografie, bozzetti e disegni, molti dei quali inediti (per opere incompiute), che sostanziano l’allestimento delle opere, una trentina in tutto, realizzate tra la fine degli Anni Cinquanta e il 2021. Per la prima volta, infatti, preziosi materiali d’archivio escono dallo studio milanese di Pomodoro per essere esposti in mostra, liberamente consultabili dai visitatori nelle cassettiere scorrevoli allestite al Palazzo della Civiltà Italiana. Il Grande Teatro delle Civiltà è anche un omaggio alla sinergia tra la dimensione progettuale dell’opera e la sua realizzazione, senza dimenticare gli inizi da geometra di Arnaldo Pomodoro, e la sua dedizione al fare manuale, al lavoro in negativo sulla materia per scavare oltre la superficie, realizzando sculture che occupino uno spazio, e ci interagiscano. Al contempo si sottolinea la ricerca incessante dell’artista sul contributo di molteplici civiltà, arcaiche (come nella Rotativa di Babilonia del 1991, collocata all’esterno, sul retro dell’edificio, ispirata dai calendari aztechi) e moderne, fantastiche, mitologiche o esotiche, su un orizzonte temporale che supera l’antagonismo tra passato e futuro.

Arnaldo Pomodoro, materiali d'archivio, exhibition view at Palazzo della Civiltà Italiana, Roma, 2023

Arnaldo Pomodoro, materiali d’archivio, exhibition view at Palazzo della Civiltà Italiana, Roma, 2023

LE OPERE IN MOSTRA AL PALAZZO DELLA CIVILTÀ ITALIANA

Ai quattro angoli esterni dell’edificio, in cima alla scalinata che conduce all’ingresso, sono state posizionate le quattro sculture Forme del mito (1983) – Il potere (Agamennone), L’ambizione (Clitennestra), La macchina (Egisto) e La profezia (Cassandra) – tratte dalle macchine sceniche che furono realizzate per il ciclo teatrale di Emilio Isgrò, ispirato all’Orestea di Eschilo, svoltosi nel 1983 sui ruderi della piazza di Gibellina distrutta dal terremoto del Belìce. Nell’atrio, altre due opere-costume rimandano al legame di Pomodoro con le arti performative: sono il Costume di Didone (per La tragedia di Didone, regina di Cartagine di Christopher Marlowe, messa in scena a Gibellina nel 1986), e il Costume di Creonte (per Oedipus Rex di Igor’ Stravinskij, rappresentato a Siena nel 1988), affrontati l’un l’altro. Si prosegue verso il monumentale pannello in fiberglass Le battaglie (1995, con rimandi alle geometrie guerresche di Paolo Uccello), idealmente contrapposto al candore di Movimento in piena aria e nel profondo (1996-97), che è stato allestito simmetricamente nell’ala opposta del Palazzo, quasi a rappresentare un’opera teatrale in due atti. In mostra anche la Grande tavola della memoria (1959-1965), una riflessione sul bassorilievo e sulla tecnica antica della fusione sull’osso di seppia (che deriva a Pomodoro dalla sua consuetudine con l’oreficeria), e Il cubo (1961-1962), esito della ricerca sulle forme elementari della geometria euclidea. E poi ancora Continuum (2010), l’ultima opera sul percorso del pian terreno, che invita a ricominciare, suggerendo l’idea della circolarità (della mostra e del tempo). Sul loggiato del terzo piano si incontra invece Osso di seppia (2011-2021), matrice simbolica di tutte le opere dell’artista. La mostra si visita gratuitamente (con possibilità di prenotare sul sito) fino al primo ottobre, ed è accompagnata da un catalogo edito da Skira, acquistabile nello shop del Palazzo o presso le boutique Fendi.

Livia Montagnoli

https://arnaldopomodoro.fendi.com/it/

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