Il dialogo come alternativa al conflitto nella mostra da Made in Cloister a Napoli

Prende le mosse dall’idea di interazione la collettiva allestita negli spazi napoletani di Made in Cloister. Uno spunto per riflettere su tematiche di grande attualità, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina

È quanto mai attuale la rassegna internazionale che si svolge nel chiostro principale della Fondazione Made in Cloister, nell’ex convento di Santa Caterina a Formiello, presso Porta Capuana. Un certo senso predittivo deve aver ispirato l’ideazione del progetto biennale, curato da Demetrio Paparoni, che nella sua prima edizione ha riunito 28 artisti di diverse generazioni e provenienza, per riflettere sul concetto di dialogo, come alternativa al conflitto. Mentre “le cronache dei nostri giorni registrano la crescente tendenza […] ad alimentare un gioco di contrapposizioni che trasforma le differenze in ostilità”, le opere site specific, scelte e realizzate prima ancora che la guerra russo-ucraina divampasse, risentono di questa temperie e sono espressione di un’interazione pacifica e senza riserve.

Interaction. Exhibition view at Made in Cloister, Napoli 2022. Photo Francesco Squeglia

Interaction. Exhibition view at Made in Cloister, Napoli 2022. Photo Francesco Squeglia

LA MOSTRA DA MADE IN CLOISTER

Aggiunte alla raccolta per ultime, in ordine di tempo, sono le quatto carte geografiche insanguinate dell’Ucraina della serie Nothing to be gained here di Julian Schnabel, che, facendo esplicito riferimento ai fatti di attualità, mostrano i cambiamenti dei confini territoriali nel corso del Novecento e la difficile storia di una nazione lacerata non solo dai colpi violenti del pennello. Posto sul lato meridionale e realizzato da tre artisti differenti, il grande lavoro murale è pensato come un trittico contemporaneo senza soluzione di continuità. Esso assume i toni di una moderna titanomachia, in cui la concitazione della battaglia degli hooligans, eseguita in carboncino da Nicola Verlato, si interseca ai grovigli nervosi di Paolo Iacchetti (ritorti come le spire dell’anaconda di Laocoonte), per poi stemperarsi tra le linee multicolori tracciate da Paolo Bini e proiettate in un Eden metaforico. Al centro del chiostro, sotto la struttura dell’essiccatoio borbonico, palpita un cuore di tessuto rosso, realizzato a mano da Joana Vasconcelos, che imbriglia lo spazio in un’orditura complessa di tentacoli. La teoria di pattern psichedelici di Peter Halley corre sul lato occidentale, integrandosi all’architettura rinascimentale; sulla parete di fondo, il volto ironico di Electic Man, già sperimentato in Gold Reflecting del 2008, è questa volta proposto da John Armleder in una pletora di ripetizioni dai colori ipnotici, mentre al di sopra sono appollaiati i 45 piccioni tassidermizzati di Maurizio Cattelan.

Interaction. Exhibition view at Made in Cloister, Napoli 2022. Photo Francesco Squeglia

Interaction. Exhibition view at Made in Cloister, Napoli 2022. Photo Francesco Squeglia

GLI ARTISTI IN MOSTRA A NAPOLI

I nodi monumentali di Sergio Fermariello sono irrimediabilmente allacciati alla struttura portante della copertura e, come pugni chiusi, celano un’eternità non esperibile, divenendo significanti di un significato non dato. Mimmo Paladino ricorre a forme simboliche del suo repertorio e riconfigura le pareti di una nicchia bianca e rossa, distorcendone la percezione attraverso una sfera deformante. Color della pece sono le tracce in porcellana (2011) lasciate da Liu Jianhua, mentre sul lato orientale, in diretto confronto con gli affreschi cinquecenteschi, si apre una galleria di pitture di Giovanni Frangi, Georg Oskar Giannakoudakis, Rafael Megall, Iva Lulashi, Ruprecht von Kaufman, Natee Utarit, Jason Martin e Nicola Samorì. Infine molto efficace risulta la sinergia tra Marco Neri, Vibeke Slyngstad e Ronald Ventura, come anche l’interazione tra i materiali naturali dell’installazione di Wang Guangyi e il sottobosco di Teste di cavolo di Serena Vestrucci.

Rosa Esmeralda Partucci

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Rosa Esmeralda Partucci

Rosa Esmeralda Partucci

È nata ad Avellino nel 1990 e ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Attualmente è in procinto di discutere la tesi in storia dell'arte contemporanea. Ha scritto…

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