Il Musée d’Art Moderne de Paris dedica a Marie Čermínová, meglio conosciuta come Toyen, una mostra che ne ripercorre la carriera, rendendo omaggio alla sua determinazione e al suo talento

Toyen, al secolo Marie Čermínová (Praga, 1902 ‒ Parigi, 1980), appartiene a quell’altra metà dell’avanguardia dove le singole storie non sono state ancora scritte del tutto.
L’ampia mostra Toyen, l’écart absolu, dedicata all’artista ceca dal Musée d’Art Moderne di Parigi, non solo ne mette a fuoco il prorompente piglio creativo, ma ne sottolinea l’importanza anche all’interno del movimento surrealista, nel quale militò al punto da sostenerne la fondazione nel suo Paese.

Marie Čermínová detta Toyen, 1919 © Reproduction Katrin Backes et Sylvain Tanquerel
Marie Čermínová detta Toyen, 1919 © Reproduction Katrin Backes et Sylvain Tanquerel

CHI È TOYEN

Figura significativa dell’avanguardia ceca, dopo una parentesi cubista, Toyen viene folgorata dal sacro fuoco surrealista, perfettamente allineato per stili e tematiche alle sue corde artistiche. Con Jindřich Štyrský contribuisce, infatti, a costruire la sponda ceca del movimento, dopo un’intensa amicizia con Paul Éluard e André Breton. Nel 1948, contraria al totalitarismo cecoslovacco, si trasferisce a Parigi per unirsi definitivamente ad André Breton e al gruppo surrealista francese. Ispirata dal genius loci, prende il nickname Toyen, contrazione dal francese “citoyen”, per diventare “cittadina” di un territorio colonizzato da un inconscio indomabile.

Toyen, Les Danseuses, 1925. Galleria Nazionale, Praga © Fotooddělení Národní galerie v Praze
Toyen, Les Danseuses, 1925. Galleria Nazionale, Praga © Fotooddělení Národní galerie v Praze

LA MOSTRA SU TOYEN A PARIGI

L’antologica parigina, curata da Annie Le Brun con Annabelle Görgen-Lammers e Anna Pravdová (in collaborazione con la Galleria Nazionale di Praga⁠, l’Hamburger Kunsthalle, in cui ha già fatto tappa), raccoglie oltre 300 lavori riconducibili a tutte le sue fasi creative: dipinti, disegni, collage, illustrazioni, stampe e molti documenti inediti, fotografie, lettere e altri scritti che concorrono a restituire la completezza di una vicenda professionale intensa e già orientata verso una fluidità di genere, confermata dall’uso di abiti maschili che l’artista amava indossare. Con un taglio cronologico, la mostra consente di seguirne gli esordi, di non perdere la bussola nella parentesi dell’Artificialismo, condiviso con l’artista e scrittore Jindřich Štyrský, che dichiarava l’osmosi tra pittura e poesia, declinata da Toyen in forme liquide sostenute da tecniche pittoriche innovative, come sgocciolamenti o spruzzi di vernice attraverso griglie. Una fase presto sfociata nel credo surrealista di cui Toyen sviluppa metamorfosi, innesti tra differenti ordini simbolici, tra diverse specie viventi, vegetali e animali, con una figurazione che spesso si annulla penetrando nello sfondo e con contenuti che rendono conto di una vistosa pulsione erotica, attinta direttamente dall’inconscio.

Toyen, l’écart absolu. Exhibition view at Musée d'Art Moderne, Parigi 2022. Photo © Pierre Antoine
Toyen, l’écart absolu. Exhibition view at Musée d’Art Moderne, Parigi 2022. Photo © Pierre Antoine

LA POETICA DI TOYEN

Del sodalizio con Štyrský, durato fino alla sua morte nel 1942, resta traccia anche nella copiosa attività di grafica e di illustratrice per le pubblicazioni firmate a due mani sulla rivista Erotická revue, edita tra l’ottobre 1930 e l’aprile 1933. Compaiono falli con escrescenze fitomorfe, vagine e seni in primo piano generatori di paesaggi in un erotismo voluttuoso e innestato armoniosamente alla natura. Di contro, spettri e improvvisi passaggi tra l’animato e l’inerme infondono fosche atmosfere alla serie dedicata alla guerra, Cache-toi, Guerre!, una raccolta in tempo reale, dal 1939 al 1946, di struggente caratura drammatica che imprigiona l’orrore del tempo. Stesse atmosfere con frammenti di edifici, carcasse di animali, giocattoli distrutti, figure prive di volto, scenari di distopie postbelliche compongono anche il portfolio coevo, The Shooting Gallery (Střelnice) (1939-40), inserito nella sezione La culla della strega della Biennale Arte in corso a Venezia.  Con l’evolversi tragico degli eventi bellici la sua pittura conquista ulteriore cupezza, mentre l’illustrazione dei libri diviene la sua principale attività, fino alla scomparsa nel 1980. Si infittiscono metamorfosi che producono sovrabbondanza di forme e metafore che producono sovrabbondanza di senso (P. Ricouer), affidate a eleganti segni d’inchiostro o a ingegnosi collage in grado di concepire una figurazione chiara, di immediata comprensione, sebbene caricata di struggente materia onirica.

Marilena Di Tursi

Parigi // fino al 24 luglio 2022
Toyen, l’écart absolu
MUSÉE D’ART MODERN DE PARIS
11 Av. du Président Wilson
https://www.mam.paris.fr/

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.