Morta l’austriaca Brigitte Kowanz, artista della “luce” per eccellenza

È morta il 28 gennaio a 65 anni l’artista Brigitte Kowanz. Ha rappresentato nel 2017 con Erwin Wurm l’Austria alla Biennale di Venezia

Brigitte Kowanz, installazione al Padiglione Austria per la 57. Biennale d’Arte di Venezia
Brigitte Kowanz, installazione al Padiglione Austria per la 57. Biennale d’Arte di Venezia

Si è spenta a 65 anni non ancora compiuti una delle artiste più significative e singolari del panorama austriaco tra i tardi decenni del Novecento e i primi del nuovo secolo. Nonostante la quantità delle opere realizzate, potrebbe bastare la citazione di due o tre episodi espositivi, relativamente recenti, per rendere omaggio al tessuto visivo su cui Brigitte Kowanz ha concentrato la propria ricerca concettuale prima ancora che estetica. Una vita dedita a riflettere e a esprimere in forma percettiva la “luce”, elemento primordiale, condizione universale sine qua non, nonché “apertura” originaria dell’esperienza umana in tutte le sue implicazioni. Presupposti che hanno condotto l’artista a fabbricare fonti artificiali di emissioni luminose.  

Brigitte Kowanz in occasione della 57. Biennale d’Arte di Venezia, Photo Tini Müller
Brigitte Kowanz in occasione della 57. Biennale d’Arte di Venezia, Photo Tini Müller

BRIGITTE KOWANZ: PERDERSI SOTTO LA SUPERFICIE 

Nel 2020, con Lost under the Surface, un titolo a misura della sua poetica, il Museum Haus Konstruktiv di Zurigo propose al pubblico le installazioni sostanzialmente ibride della Kowanz, in cui degli elementi fluorescenti, consistenti in tubi al neon, sono inscritti in una superficie di spessore infimo. E che si propagano e si riflettono, poi perdendosi, in una impalpabile, eppure visibile, profondità. È la creazione di un meta-spazio figurale a più dimensioni, che mette in gioco il fenomeno della prospettiva ottica, così come è in grado di allude alla rappresentazione simbolica dei ricordi personali che man mano sbiadiscono nel tempo. Nel 2018, una sua scultura spiccava in una esuberante collettiva viennese, allestita nelle sale dell’Unteres Belvedere, intitolata Die Kraft des Alters (La potenza della vecchiaia), dove quindi veniva affrontata da molteplici punti di vista l’età avanzata dell’esistenza umana. Pertanto, l’opera della Kowanz consisteva in un cubo di vetro che, come abbiamo avuto modo di descrivere a suo tempo, “lascia trasparire dall’interno codici grafici fluorescenti, moltiplicati per effetto di un gioco di rispecchiamenti”. Una complicata scatola della memoria, razionale all’apparenza, che, con il suo contenuto di elementi tridimensionali disordinati, rimandava al proliferare di pensieri e ricordi. 

Brigitte Kowanz, Memory, Unteres Belvedere Vienna
Brigitte Kowanz, Memory, Unteres Belvedere Vienna

BRIGITTE KOWANZ: L’USO DELLA LUCE 

Il linguaggio dell’artista risultava ben evidente alla Biennale veneziana del 2017, quando lei e Erwin Wurm, di fatto separati in casa, diedero vita al padiglione austriaco. Un linguaggio, quello di Brigitte, espresso in grande dimensione mediante la paradossale profondità delle superfici, moltiplicando all’infinito i fluorescenti disegni astratti di facciata (1). “Quello che mi interessa”, ci chiarì in una breve conversazione avuta in quella occasione, “è l’interfaccia tra spazio reale e virtuale, e la transizione dall’uno all’altro. Ho preso spunto da questi dati poiché noi ci muoviamo continuamente tra queste due dimensioni”. Segni e intervalli spazio-temporali che però non esauriscono in sé la dinamicità di tali forme di rappresentazione, giacché nelle opere vi è inscritta, per così dire, una funzione informatizzata. “Anche se certi aspetti non sono immediatamente percettibili”, tenne a precisare, “io sfrutto questa possibilità tecnologica per inserire, attraverso la luce, messaggi in codici binari, che sono elementi costitutivi degli apparati digitali e delle relative applicazioni. Tanto per fare un semplice esempio, l’alfabeto Morse è un codice binario”. 

Brigitte Kowanz, installazione al Padiglione Austria per la 57. Biennale d’Arte di Venezia
Brigitte Kowanz, installazione al Padiglione Austria per la 57. Biennale d’Arte di Venezia

BRIGITTE KOWANZ: LA BIOGRAFIA 

Brigitte Kowanz è deceduta il 28 gennaio scorso, seppure la notizia sia stata divulgata solo due giorni dopo dal figlio Adrian, specificando che da tempo era gravemente malata. Nata a Vienna nell’aprile del 1957, aveva frequentato l’Università di Arti Applicate, dove si era laureata nel 1980; a partire dal 1997 in tale istituzione è stata docente di Arte transmediale. Fin dagli anni Ottanta si è concentrata sull’indagine dello spazio e della luce, producendo già da allora immagini su carta mediante pigmenti fosforescenti o luminescenti, condividendo la ricerca insieme a Franz Graf, artista che in seguito cambierà decisamente percorso figurativo. Nella sua carriera, Brigitte ha collezionato riconoscimenti e premi a livello internazionale, essendo anche oggetto di saggi e monografie.   

Franco Veremondi 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.