Il 2017 è l’anno di Erwin Wurm. Si moltiplicano le rassegne a lui dedicate tra Vienna e Graz, senza dimenticare la Biennale di Venezia. In occasione dell’opening di “Performative Sculptures” al 21er Haus di Vienna abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.

Per più di trentacinque anni, Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954) ha esplorato la materia scultorea in termini di massa, volume, peso, statica e proporzione, estremizzando e confrontando le categorie che sono intrinseche all’arte con le norme socio politiche. Il co-curatore della mostra Alfred Weidinger ha sottolineato come il radicalismo di Erwin Wurm nel voler approfondire concetti tradizionali possa ricordare Marcel Duchamp, che sosteneva il pensiero sperimentale come un programma artistico atto ad aprire nuovi orizzonti. In questa nuova mostra emergono la rabbia e la distruzione così come il lavoro manuale, elementi riconducibili alle avanguardie viennesi, all’Azionismo e alle opere di Franz West.
Nella serie House Attack, Wurm attacca una serie di modelli costruttivi, alcuni riconoscibili e altri no, con i quali ha un personale legame. La tensione si pone nel dialogo tra il prototipo e le tracce lasciate dalle azioni performative. L’oggetto viene a galla sia materialmente sia come un mezzo delle azioni eseguite.
La Fat House, acquisita nel 2016 dalla collezione del Belvedere, è stata posizionata, in occasione della mostra al 21er Haus, di fronte al castello del Belvedere, stimolando un dialogo ludico con l’architettura barocca. All’interno della casa obesa si assiste a un video nel quale la stessa casa pone domande esistenziali al visitatore come: “Quando una casa diventa arte e chi lo determina?“.
Nella mostra in corso al Leopold Museum di Vienna, Carl Spitzweg – Erwin Wurm. Hilarious! Hilarious?, l’artista descrive così l’opera Narrow House: “Ho osservato che le persone non esprimono più se stesse attraverso la propria personalità, ma attraverso il modo in cui vivono. La casa diventa rappresentativa del proprio io“.

Erwin Wurm. Performative Sculptures. 21er Haus, Vienna 2017. Photo Stefan Joham
Erwin Wurm. Performative Sculptures. 21er Haus, Vienna 2017. Photo Stefan Joham

L’INTERVISTA

Quest’anno partecipi a diverse mostre importanti in tutto il mondo e, insieme a Brigitte Kowanz, occupi il Padiglione austriaco della Biennale di Venezia. Al 21er Haus di Vienna presenti la tua serie di Performative Sculptures. Dal 2011, hai lavorato intensamente su questa serie di opere, che sono presentate nel loro insieme qui per la prima volta. La maggior parte delle 54 sculture sono state realizzate appositamente per questa mostra. Come hai sviluppato questo nuovo concetto? Possiamo parlare di estetica relazionale, codificata dal curatore Nicholas Bourriaud negli anni ’90 per descrivere la tendenza a creare un’opera d’arte basata o ispirata dai rapporti umani e dal loro contesto sociale?
Questo è assolutamente vero. Sono d’accordo con l’assunto di Bourriaud! Per me è importante porsi la domanda: cos’è la scultura in termini di nozione scultorea? Che cosa può essere? Questa domanda va sempre messa in relazione con le questioni sociali del nostro tempo; per esempio la gioventù, la violenza, le icone, l’architettura, l’obesità, molti strati diversi e molte altre cose ancora.

Le questioni sociali sono al centro della pratica di molti artisti.
Ricordo che negli Anni Sessanta e Settanta dicevano che gli artisti erano i migliori politici. Questo è totalmente senza senso. La politica stessa può corrompere le persone. Può svilupparsi in modo positivo ma ci sono molte insidie. Dobbiamo essere molto precisi e cauti riguardo alla struttura che abbiamo.

Erwin Wurm. Photo Inge Prader
Erwin Wurm. Photo Inge Prader

La tua presenza a Venezia è per te anche la celebrazione di un anniversario importante, esattamente vent’anni fa hai cominciato a realizzare One Minute Sculptures. Come hai sviluppato questo concetto?
All’inizio, quando ho iniziato a sviluppare questo progetto, ho capito che ero molto attratto dall’idea che la scultura è un’altra cosa, che la scultura è una performance e ha una vita breve, potrebbe anche durare dieci secondi o due minuti. E poi ero interessato a chiedere ad altre persone di esibirsi ed entrare nell’opera seguendo le mie istruzioni. Invertire i ruoli: da fruitore a protagonista dell’opera d’arte. Normalmente, quando si va a una mostra, si è un osservatore, un soggetto che guarda, ma in una scultura performativa ci si trasforma in un oggetto guardato. È un ruolo totalmente diverso che mi ha interessato molto indagare. Quando ho iniziato a pensare a che cosa fare alla Biennale, il tema non era ancora stato svelato. Condivido il motto “Viva Arte Viva!” ma questo è solo un tema e io faccio le mie cose. Non mi sono sentito obbligato a portare qualcosa che fosse legato a questo tema perché l’arte è sempre stata abusata da gruppi diversi. È stata abusata dai sovrani, dalla chiesa, dai conservatori, dai rivoluzionari, dai marxisti, dagli storici dell’arte, dai curatori. E l’arte deve essere libera! Quando creo delle opere non voglio dipendere da nessuno.

Il tuo lavoro è stato spesso collegato a Marcel Duchamp e alla Pop Art. Investighi il modo in cui la società cambia le nostre esigenze.
La società contemporanea è un tema fondamentale della mia indagine. Viviamo in una democrazia, che è molto importante ma è un sistema molto fragile. La democrazia deve corrispondere a tutti i diversi interessi. Per questo motivo penso che sia una delle più importanti opere d’arte che siano mai state create nella storia dell’umanità. Credo fortemente in essa, ma la democrazia è in pericolo a causa di differenti potenze, diverse forze in tutto il mondo. E credo che per mantenere la democrazia dobbiamo sostenerla e proteggerla contro nemici e pensieri ostili. Penso che questa sia assolutamente la nostra priorità. L’Europa è una costruzione così fragile e fantastica, non la vedo come una costruzione economica, la vedo come una costruzione politica, che è più importante. L’Europa è stata lacerata da guerre per secoli e ora siamo alla fine delle guerre. Questo fatto è unico e dobbiamo conservarlo, è il nostro tesoro più grande.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 10 settembre 2017
Erwin Wurm. Performative Sculptures
21ER HAUS
Arsenalstraße
www.21erhaus.at

Vienna // fino al 19 giugno 2017
Carl Spitzweg – Erwin Wurm. Hilarious! Hilarious?
LEOPOLD MUSEUM
Museumsplatz 1
www.leopoldmuseum.org

Graz // fino al 20 agosto 2017
Erwin Wurm. Fußballgroßer Tonklumpen auf hellblauem Autodach
KUNSTHAUS GRAZ
Lendkai 1
www.museum-joanneum.at/kunsthaus-graz

Venezia // fino al 26 novembre 2017
Brigitte Kowanz – Erwin Wurm
PADIGLIONE AUSTRIA
Giardini della Biennale
www.labiennale.at
http://labiennale2017.at/

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AutoreErwin Wurm
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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.