Morto l’artista e sperimentatore Paolo Gioli. Aveva 80 anni

Maestro schivo, il suo lavoro di grande innovatore è stato riscoperto negli ultimi anni. Tra cinema sperimentale, polaroid, fotografie

Paolo Gioli Schermo schermo, 1974 1975, Olio su tela+stampe fotografiche, 150 x 110 cm
Paolo Gioli Schermo schermo, 1974 1975, Olio su tela+stampe fotografiche, 150 x 110 cm

La riscoperta del suo lavoro è stata tardiva. Eppure, Paolo Gioli, nato a Sarzano, in provincia di Rovigo, nel 1942, aveva sperimentato con le immagini per tutta la vita. Maestro schivo e raffinatissimo, il calcio di avvio al rinnovato interesse nei confronti della sua pratica è stato dato nel 2016 da Peep-Hole, spazio no profit ormai non più in essere, ideato e gestito da Anna Daneri, Bruna Roccasalva e Vincenzo De Bellis, con una mostra che ne raccontava ampiamente il lavoro. E naturalmente dal collezionista Paolo Vampa, suo grande sostenitore, proprietario del fondo Paolo Gioli. Era seguita nel 2018 una esposizione presso l’American Academy in Rome, curata da Peter Benson Miller e poi una serie di riconoscimenti, omaggi, rassegne, retrospettive anche internazionali, non ultima quella ideata dal Cineclub Canudo di Bisceglie con il Museo Castromediano di Lecce la scorsa estate, sotto l’egida di Italian Council.

LE OPERE DI PAOLO GIOLI

Gioli comincia a costruire il suo percorso artistico a partire dagli Anni Sessanta fino a diventare uno dei volti più importanti della sperimentazione sulle immagini, siano esse fotografiche o filmiche. Tra le sue opere, che abbiamo visto in questi anni, la serie degli Omaggi, dedicati a Joseph Nicéphore Niépce, tra i padri della fotografia, Alphonse Poitevin, sperimentatore del colore, Julia Margaret Cameron, fotografa inglese dell’epoca vittoriana, Courbet, van Gogh, Dürer, Signorelli, Piero della Francesca, Mantegna, Talbot, Muybridge, Londe, Duchamp, artisti innovatori e  “padri” spirituali di Gioli, qui protagonisti di fotografie, collage, film. E poi le polaroid: “Gioli utilizza questo strumento”, raccontava Peter Miller in questa intervista“per indagare la società di oggi, il trauma che ci portiamo dietro, dalla rivoluzione francese a oggi, di un corpo politico lacerato insieme ai suoi ideali. I frammenti dei suoi corpi ne sono una profonda metafora, ed è per questo che opere così complesse ed elaborate riescono a dirci così tanto della condizione umana”.

IL CINEMA DI PAOLO GIOLI

E ancora il cinema sperimentale, tra animazione, found-footage, riprese stenopeiche, rielaborazioni da fotografie, stop-motion, uso di mascherini. Di lui ha scritto per Artribune Angela Madesani, in occasione della pubblicazione del libro Cronologie per i tipi di Johan & Levi:” Paolo Gioli è una figura assai particolare i cui soggetti sono presi o dalla storia dell’arte e della fotografia, o da quanto gli è vicino. Le sue avventure straordinarie avvengono tutte tra le pareti della casa, il giardino, i nidi, i bottoni, le vecchie lastre e i tanti libri, raccolti nel corso degli anni con grande passione”. Sono in molti che lo ricordano a mezzo social. Tra questi il giornalista e critico Michele Smargiassi, che scrive: “Ci ha lasciato questa mattina Paolo Gioli, artista visionario, divergente e inquieto del fotografico. Ha lavorato sulla materia della fotografia, nel senso più concreto della parola. Le emulsioni, la scatola oscura, l’impronta, la traccia. Ha scarnificato la fotografia, l’ha letteralmente smontata, semplificata fino alla carne e all’osso, tagliata a fette, per scoprirne il corpo e interrogarlo”. E ancora Bruno Di Marino, che con l’artista aveva lavorato in Puglia, scatenando una lunga lista di addii, omaggi e commemorazioni. Lo ricorda anche il curatore Carlo Sala, che scrive: “Oggi è mancato Paolo Gioli, uno degli autori contemporanei che si è maggiormente interrogato sul visivo e le sue potenzialità, decostruendo e ricostruendo i processi fotografici e realizzando una serie di importanti film sperimentali. Questa immagine è stata scattata durante una bellissima giornata passata nello studio di Gioli con Cesare Misserotti, suo profondo amico e sostenitore fin dalla prima personale alla galleria l’Elefante.A noi studiosi il compito di rileggere il suo profondo lascito culturale. Ciao Paolo”.

-Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è caporedattore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione Modena Arti Visive e della Fondazione Pino Pascali. Collabora con Fondazione Pianoterra Onlus a Roma. È stata inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli. Dal 2006 al 2011 è stata Segreteria Scientifica del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.