Alla Questura di Palermo un’opera di Velasco Vitali celebra legalità e lotta alla mafia

Un’installazione composta da 54 cani a grandezza naturale – realizzati con materiali provenienti dall’edilizia abusiva, ricorda le vittime della mafia e chi ha lottato e lotta per contrastarla. Un intervento – in collaborazione tra la Fondazione Falcone e la Polizia di Stato – che apre alle celebrazioni per il 30esimo anniversario dalla Strage di Capaci

Il Branco, opera di Velasco Vitali alla Questura di Palermo - foto Facebook Fondazione Giovanni Falcone

Continua a Palermo il grande progetto di arte urbana che vede al centro la cultura della legalità e della memoria collettiva per celebrare la lotta alla mafia. Dopo i due murales realizzati dall’artista Andrea Buglisi dedicati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino (il primo dipinto sulla parete di un edificio che fa angolo in via Duca della Verdura e il secondo su un palazzo in via Sanpolo, sopra l’aula Bunker dell’Ucciardone di Palermo, dove si è svolto quello che è passato alla storia come “il maxiprocesso” dello Stato contro Cosa Nostra), al progetto promosso dalla Fondazione Falcone a cura di Alessandro de Lisi – dal titolo Spazi Capaci/Comunità Capaci – oggi si aggiunge un nuovo intervento, realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato e la Questura di Palermo: un’installazione dell’artista Velasco VitaliBranco, è stata infatti collocata all’interno della Questura della città, e rappresenta un branco di 54 cani a grandezza naturale realizzati con materiali provenienti dall’edilizia abusiva. Per la prima volta in Europa, la Polizia partecipa alla realizzazione di un intervento d’arte contemporanea, con un’azione quasi performativa che ha visto il coinvolgimento di mezzi e agenti, dando così inizio alle attività culturali volute dalla Fondazione Falcone – e che culmineranno nel 2022 – per celebrare il trentesimo anniversario dalla Strage di Capaci. “Questo specifico progetto culturale testimonia, nel prossimo trentennale delle stragi, il legame indissolubile che intercorre tra la Città, la società civile, il mondo della cultura, la Magistratura e la Polizia di Stato”, sottolinea il Questore di Palermo Leopoldo Laricchia“La Questura di Palermo diventa luogo di eccellenza di un messaggio innovativo importante che vede gli Uffici di Salita Manganelli indentificarsi non solo come contenitore simbolico dell’opera d’arte ma come parte integrante della stessa”.

IL BRANCO DI VELASCO VITALI ALLA QUESTURA DI PALERMO. LE PAROLE DI MARIA FALCONE

“Da sempre la Fondazione Falcone è convinta che le mafie si sconfiggano innanzitutto con l’affermazione della cultura e l’arte rappresenta certamente uno strumento in grado di raggiungere con l’immediatezza del suo linguaggio i cittadini”, spiega Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone. “Trovo emblematica e molto suggestiva l’idea che il ‘Branco’, che simboleggia l’attacco della criminalità allo Stato, passi dall’aula bunker che invece incarna la vittoria dello Stato su Cosa nostra, alla Questura di Palermo, altro luogo simbolo dei successi contro la criminalità e del pesante prezzo di sangue patito dalla Polizia nella lotta ai clan. Voglio ringraziare in particolare il Questore di Palermo Laricchia per aver voluto essere al nostro fianco, ancora una volta, nell’opera di sensibilizzazione alla cultura della legalità”.

ARTE E LOTTA ALLA MAFIA. IL PROGETTO A PALERMO

“L’arte deve essere libera di agire, nessun condizionamento deve limitare il linguaggio e le scelte politiche degli artisti, altrimenti è decorazione, pericolosa retorica, propaganda e quando sottolinea luoghi e memorie compie quel passo di impegno civile che deve trasformare le città, fare delle periferie nuovi centri di dignità e rianimare le parti storiche”, spiega Alessandro de Lisi, curatore generale di Spazi Capaci/Comunità Capaci“Le opere possono anche rafforzare il legame tra cittadinanza e istituzioni come in questo caso, unico finora, qui in Questura che è contemporaneamente un monumento, un luogo di lavoro, un sacrario di memorie”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.