L’Approdo: dove si vendevano le cozze, nasce nuova residenza d’artista nelle Marche

Intervista a Matilde Galletti del collettivo Karussell, che a Porto San Giorgio ha convertito una vecchia rimessa nella zona del porto in spazio dedicato a residenze d’arte

L’Approdo, Porto San Giorgio. Photo: Francesca Renzi.
L’Approdo, Porto San Giorgio. Photo: Francesca Renzi.

Il lungomare di Porto San Giorgio, come del resto la maggior parte delle città che si affacciano sull’Adriatico, è costellato di stabilimenti dai nomi familiari e da insegne disparate, a volte coloratissime, altre sbiadite. Da qualche settimana ce n’è una in particolare che è tornata all’antico splendore. Si tratta di una scritta che campeggia su una piccola casetta in prossimità del porto, utilizzata in passato dai pescatori come rimessa e poi come punto di vendita di cozze: L’APPRODO. Questa architettura cubica, dalle dimensioni compatte e con vista sul mare, è stata recentemente convertita in spazio per residenze d’artista: gli ambienti – raccolti, ma luminosi – sono stati rimessi a nuovo, così come la scritta che dà il nome al luogo, ridipinta con i colori originari.

Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.
Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.

L’APPRODO, NUOVA RESIDENZA D’ARTISTA NELLE MARCHE

Dietro questa operazione c’è Karussell, associazione dedicata all’arte contemporanea formata da Matilde Galletti, Lidia MartoranaMarica Riccioni. L’Approdo è solo l’ultimo dei progetti del trio: Karussell è attiva da anni nell’area di Fermo e Porto San Giorgio con una serie di iniziative caratterizzate da una forte impronta inclusiva, che hanno portato artisti contemporanei a relazionarsi con contesti inattesi come dimore storiche (aperte al pubblico per l’occasione) e, più in generale, con un territorio dai profili morbidi, capace di unire paesaggi collinari idilliaci e borghi incantevoli, con l’Adriatico a far da sfondo. Un territorio con una popolazione relativamente contenuta (Fermo e Porto San Giorgio contano all’incirca 50.000 abitanti) e dunque ideale per esperimenti di questo tipo. Ne parliamo con Matilde Galletti, docente all’Accademia di belle arti di Brera, Milano e sangiorgese doc, anima curatoriale di Karussell.

INTERVISTA A MATILDE GALLETTI

Qual è la storia dell’associazione?
Quando tre anni fa sono ritornata a vivere nelle Marche, assieme a Lidia Martorana abbiamo cominciato a immaginare dei progetti per il territorio. Mi ero allontanata dai centri di diffusione dell’arte contemporanea, ma mi è subito sembrato verosimile che in un posto di provincia, con luoghi progettualmente poco battuti, si potesse lavorare in maniera ottimale. In un primo momento sono state alcune istituzioni locali a chiederci di presentare dei progetti, ma poi abbiamo pensato di renderci autonome e di procedere interpellando dei privati, per avere accesso al ricco patrimonio della città di Fermo, spesso celato ai più.

Le prime iniziative realizzate?
Abbiamo fatto i primi progetti (con Silvia Mariotti e il duo Ornaghi e Prestinari) appoggiandoci a una realtà locale, purtroppo molto distante dalla nostra visione delle cose. Così, quando abbiamo visto che si stava formando un orizzonte in linea con le nostre idee, abbiamo costituito Karussell. Oltre a valorizzare il territorio e farlo incontrare con ricerche artistiche di qualità, una cosa per noi molto importante è sostenere gli artisti emergenti che coinvolgiamo.

Veniamo a L’Approdo. Com’è nata l’idea? Quali, se ci sono, i riferimenti e le esperienze a cui guardate?
L’Approdo nasce davvero da una visione. Quasi ogni mattina vado a camminare sul lungomare, fino al porto. Passando davanti a questo edificio dismesso, utilizzato come deposito, mi immaginavo quanto sarebbe stato bello poterlo mettere a disposizione di un artista e renderlo uno spazio espositivo visibile a tutti. Ogni volta che passavo, questo era il pensiero. Avevo ben presente l’esperienza del Cubo di Garutti a Bolzano, di Edicola Radetzky a Milano o anche The View a Sant’Ilario, vicino Genova, dunque ero certa che quello che avevo in mente avrebbe potuto funzionare, con la giusta cura.

Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.
Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.

E com’è andata a finire?
Sono riuscita a entrare in contatto con l’ente che gestisce il porto, Marina di Porto San Giorgio che, in prima battuta, pensava di decorare dei grandi muri (come molti porti hanno già fatto). Allora ho buttato lì: “ma perché invece non facciamo un progetto più strutturato, utilizzando quel piccolo edificio affacciato sul lungomare con la scritta L’Approdo? Avremmo già il nome del progetto!”. Per mesi ho dialogato con l’amministrazione, trovando nel presidente Renato Marconi una figura disponibile e attenta, capace di intuire le possibilità di un progetto di questo genere. A febbraio ho avuto l’autorizzazione a procedere e, cosa importantissima, tutto il sostegno necessario per poter lavorare in piena libertà.

Per l’esordio del programma di residenze avete invitato Alice Visentin, che nonostante la giovane età è tutt’altro che un’esordiente. Cos’ha orientato la vostra scelta?
Sapevo che Alice avrebbe saputo cogliere lo spirito del luogo e che la sua attitudine di ricerca sarebbe stata perfetta per il tipo di percorso che avevo in mente. Ero certa che avrebbe trovato le piccole cose speciali che si nascondono in questo territorio un po’ arcigno.

Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.
Alice Visentin, Planète, 2021. Tecnica mista, dimensioni ambiente. Photo: Michele Alberto Sereni.

A cosa ha lavorato l’artista? Cosa vedrà il pubblico al termine della residenza?
Alice si è concentrata su tutto quel patrimonio immateriale, di cui ogni luogo è ricco, ma che spesso si trova nascosto o che il più delle volte resta trascurato perché sembra lontano o poco attuale. Durante queste settimane è riuscita a fare delle scoperte curiose e a recuperare storie quasi dimenticate, custodite da rarissimi individui che si occupano di tenerle in vita con tenacia. Come per esempio un vastissimo archivio – custodito in parte dal paziente Gastone Pietrucci e in parte conservato preso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma – dedicato a canti, filastrocche, questue, indovinelli (ci sono più di 400 ore di nastro registrato!) che fino ad alcuni anni fa erano trasmessi oralmente di generazione in generazione, ma la cui trasmissione sembra ora essersi fermata… Alice ha compiuto una sorta di traduzione, ne ha voluto fare “un saggio poetico onirico”, come ha scritto, che ricoprirà tutte le pareti interne dell’Approdo. È già possibile vedere il lavoro dall’esterno grazie alla finestra che dà sul lungomare e alla porta a vetri, di giorno e di notte! Rimarrà fino a fine settembre.

I prossimi passi de L’Approdo?
In autunno avremo un illustratore, Luca Caimmi, con il quale faremo un progetto editoriale su eventi straordinari legati al mare, come quando sul litorale di Porto San Giorgio si spiaggiò un capodoglio di circa venti metri… Mentre per la primavera 2022 abbiamo invitato l’artista Mattia Pajè.

– Saverio Verini

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Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è curatore di progetti espositivi, festival, cicli di incontri legati all’arte e alla cultura contemporanea. Ha all’attivo collaborazioni con istituzioni quali Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, MACRO, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, American Academy in Rome, Fondazione Ermanno Casoli, Fondazione Pastificio Cerere, Istituto Polacco di Roma, Civitella Ranieri Foundation. Attualmente si occupa del coordinamento mostre della Fondazione Memmo di Roma. Nel 2018 ha pubblicato per PostmediaBooks la monografia “Roberto Fassone. Quasi tutti i racconti”.