Non tutte le storie hanno un lieto fine. Il duo Eva Hide a Roma

ADA Project a Roma ospita la mostra del duo di artisti pugliese Eva Hide. “Kemmerspiel” riunisce oggetti-feticcio e irriverenti osservazioni sul presente.

Sali le scale. Senti i passi che si avvicinano; ti fa entrare. È da tanto che non la vedi, ma la sala da pranzo la conosci a memoria. Tua nonna è raggiante e ti fa accomodare davanti alle caramelle al sapore di domenica. Mentre ne stai per portare una alla bocca, intercetti le nuove ceramiche in maiolica tra un cimelio e l’altro. Spudorate. Depravate, pensi, mentre quello che hai in bocca va di traverso.
È così che inizia la storia, ti distoglie la nonna davanti al camino. C’era una volta Eva Hide, duo di artisti pugliese formato da Leonardo Miscogiuri e Mario Suglia. Tra il 2018 e il 2019 hanno amalgamato in oggetti feticcio rassicurazione e perversione, coagulando il desiderio di rifugio e il piacere della trasgressione, che a volte coincidono fino a sovrapporsi e a nascondersi a vicenda, con elementi animali, riferimenti stranianti, figure kitsch e popolari. È proprio l’accostamento indiscreto, formale e concettuale a smuovere il pavimento incerato sotto ai piedi. Gli ambienti quotidiani sono abitati da presagi inafferrabili, incombenze imminenti più reali che immaginifiche. I simboli attraverso cui troviamo la nostra direttrice vengono diseredati. Figure animali intervallano corpi umani saturando lo sguardo di malizia. In toni cromatici impazienti e poco equilibrati, ciò che non dovrebbe collimare si incastra perfettamente in un unico soprammobile. Quasi animato, si porta dentro la sua colpevolezza e la sprigiona, rendendoci tutti spettatori fragili.

Eva Hide, Playground, 2018, maiolica dipinta, 39,5x22x23 cm
Eva Hide, Playground, 2018, maiolica dipinta, 39,5x22x23 cm

L’IRRIVERENZA DI EVA HIDE

Il discorso tra gli elementi che lo compongono è infatti spietatamente nitido: la condizione umana non è quello che l’umanità si racconta. Eva Hide mette fuori fuoco il buon costume perché c’è posto solo per l’aberrazione. Tutto fuorché accidentale, anzi ben misurata, che arriva dritta al cuore del bersaglio, a colpire la coscienza di ogni singolo.
Il procedimento non è misterioso, tantomeno reticente. “Per la legge della sopravvivenza”, ci racconta Thomas Ligotti ne La cospirazione contro la razza umana, “i meccanismi repressivi che portano all’occultismo devono essere cancellati”, ed Eva Hide sembra piazzarli appositamente nella credenza attraverso un alleggerimento ludico e irriverente che possa poi portare al loro assorbimento.
È così una storia che conduce per le vie delle città luna park tanto care allo stesso Ligotti, che su paure, marionette e insensatezza ha costruito la sua poetica. È il quesito che gli Eva Hide insinuano in una stanza, quello che Thomas Ligotti ha fatto raccontare altrove a uno dei suoi personaggi: “Mi domandai dove altro avrei potuto vivere il resto dei miei giorni se non in quel paesaggio fuori mano, quel paradiso remoto dove era stata eretta una casa che sembrava concepita esattamente per me. Ma questo posto, un vero approdo nel quale sarei potuto riuscire a vivere il resto della mia vita in una sorta di pace, non era diventato che un’ulteriore fonte di paura” (Thomas Ligotti, Teatro grottesco, Il Saggiatore, Milano 2015).

LA MORALE DELLA STORIA DI EVA HIDE

Il rovesciamento creato dagli Eva Hide smaschera la patina morale sotto cui dormiamo sonni tranquilli, illuminando il dietro alle quinte dove sono annidate e accantonate le rovine di ciò che deve essere occultato. Il sesso, la morte, la famiglia, l’infanzia, le celebrazioni. L’effetto che sprigionano è inopportuno e ironico: quello di una risata ambigua a denti stretti.
Tua nonna ti chiede se stai ancora ascoltando; sei silenzioso, sospettoso. Ti sembra lei abbia preso le somiglianze del lupo di Cappuccetto Rosso che ti leggeva quando eri piccolo.

Cecilia Angeli

Evento correlato
Nome eventoEva Hide - Kammerspiel
Vernissage05/12/2020
Duratadal 05/12/2020 al 30/01/2021
AutoreEva Hide
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoADA PROJECT
IndirizzoVia dei Genovesi 35 00153 - Roma - Lazio
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Cecilia Angeli
Cecilia Angeli (1995) è una studentessa del master di Arti Visive e Studi Curatoriali in NABA, dopo essersi laureata in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano. A partire dalla sua tesi in storia dell’arte contemporanea sul “Limite del Visibile”, la sua ricerca, debitrice delle discipline della cultura visuale, indaga il rapporto tra sguardo e rappresentazione. È interessata ai contesti giovani e indipendenti, in Italia e all’estero.