Eva Hide – Kammerspiel

Roma - 05/12/2020 : 30/01/2021

Le opere apologo di Eva Hide si rivelano come still frame plastici, istanti “congelati” estratti da un lungo film, da quella “favolaccia” scomoda e perturbante che ha l’ardire di raccontare, e che presenta punti di contatto, debiti e vicinanze con gli abissi onirici di Lynch.

Informazioni

  • Luogo: ADA PROJECT
  • Indirizzo: Via dei Genovesi 35 00153 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 05/12/2020 - al 30/01/2021
  • Vernissage: 05/12/2020
  • Autori: Eva Hide
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: martedì - sabato | ore 15.00 - 19.00

Comunicato stampa

e opere apologo di Eva Hide si rivelano come still frame plastici, istanti “congelati” estratti da un lungo film, da quella “favolaccia” scomoda e perturbante che ha l’ardire di raccontare, e che presenta punti di contatto, debiti e vicinanze con gli abissi onirici di Lynch (come non pensare al bambino deforme di Eraserhead o al doloroso mondo separato e discriminato del povero Joseph Merrick di “The elephant man”?), ma anche con la “maniera oscura” del Goya più disfunzionale e orrorifico dei “Quadritos”, e soprattutto, restando nel campo del cinema, con la pratica Espressionista, alla quale Eva Hide attinge per disposizione naturale. […]

La descrizione oggettiva della realtà lascia così il posto a una dimensione percettiva trasfigurata da corruzione e degradazione, perché questo è ciò che la natura umana infligge a sé stessa. In quella speciale unità di luogo che si crea nell’astrazione dal contesto della normalità, le creature più delicate dell’immaginario collettivo, gli animali domestici, i coniglietti, i bambini, i fiori e i frutti, naufragano nella tempesta delle nevrosi psichiche, delle ambiguità identitarie, delle violenze subite. E con loro annegano i simboli della quotidianità, gli oggetti deputati ai momenti felici, i pensieri e i sentimenti più fragili, le illusioni retoriche sull’ordine costituito e rassicurante. […] "non andrà tutto bene", sembra ripetere Eva Hide. Perché “...dietro la faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri delle case, dentro di noi...” come recitano i versi di una canzone, avvengono piccoli e grandi delitti quotidiani taciuti, non detti, occultati dall’ipocrisia.

Il legame indissolubile tra sessualità e morte, tra solitudine e diversità di cui è intriso il lavoro di Eva Hide, spiega la presenza aggressiva ed esibita della forma sessuale, maschile e femminile: oggetto del desiderio, strumento di piacere, ma anche sineddoche parossistica della violenza che travolge l’innocenza, del fraintendimento ambiguo e del caos ipotalamico, il sesso esposto e caricaturale dà vita a una pornografia deliberata che cerca il riscatto delle utopie di liberazione, allude al bisogno d’amore e al pericolo costante che grava sull’innocenza del mondo.

L’inquadratura statica, la visione ravvicinata del primo piano, i contrasti forti, le figure segnate e marcate da trucco pesante del cinema espressionista e il suo senso di opprimente convivenza con il male, tornano in campo prepotentemente nel lavoro di Eva Hide, non come modello superficiale a cui guardare ma come affinità elettiva. Affinità alla quale fa però da contrappeso l’ulteriore elemento distintivo e poetico che smarca la sua opera e la rende se possibile ancor più libera dalle definizioni: il senso del gioco, dell’irrisione trasgressiva e lo spudorato coraggio di praticare un’ironia leggera come un sorriso/ pesante come un dolore, che sia in grado di rischiarare l’oscurità.

Francesco Castellani
Benveunti nel cinema di Eva Hide, 2020

* La mostra sarà visitabile nel rispetto delle norme sanitarie vigenti e con ingressi contingentati.

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