Il Centro di Arte Contemporanea di Rotterdam cambia nome: una storia di decolonizzazione

Finora conosciuto come Witte de With Center for Contemporary Art, ora il nome del centro olandese sarà Kunstinstituut Melly. Dietro ci sono la storia di una anti eroina della classe operaia e la voglia di lasciarsi alle spalle il pesante fardello del colonialismo.

Melly Shum Hates Her Job (1990) by Canadian artist Ken Lum
Melly Shum Hates Her Job (1990) by Canadian artist Ken Lum

Il Witte de With Center for Contemporary Art nasce a Rotterdam, in Olanda, nel 1990, come principale centro della città dedicato all’arte contemporanea. Situato in un edificio di quattro piani, comprende spazi espositivi, uffici, un auditorium, uno spazio per eventi e un bookshop; una realtà no profit che negli anni si è occupata di produzione delle opere, organizzazione di mostre, sviluppo di attività educative e didattiche. Il suo nome proviene dalla strada in cui è collocato, dedicata dal 1871 al generale Witte De With, un ufficiale della marina olandese coinvolto nell’espansione coloniale ed economica del XVII secolo. Si tratta di fatto di un passato razzista e discriminatorio, in totale contraddizione con i propositi di apertura, inclusività e di libero pensiero che dovrebbero essere alla base di ogni istituzione artistica.

KUNSTINSTITUUT MELLY: LA LETTERA APERTA CONTRO IL RETAGGIO COLONIALISTA

A fare il primo passo è un gruppo di artisti e attivisti nel 2017, quando invia al Witte de With Center for Contemporary Art una lettera aperta in cui si insiste affinché venga affrontata e risolta con urgenza una questione non più rimandabile, che ha a che fare con l’identità del museo e con quella dell’intera comunità. “Che cosa significa per un’istituzione bianca impegnarsi in una ‘riflessione critica’ sotto il nome di Witte de With, un nome che evoca una storia di terrore? Che cosa significa affermare, promuovere e diffondere tale nome?”, si legge nella lettera. “Noi, un gruppo di professionisti culturali, artisti e attivisti, vogliamo denunciare la dissonanza tra gli intenti programmatici del centro per l’arte contemporanea di Rotterdam e la sua incapacità di riconoscere la sua implicazione nella violenza coloniale. Il Witte de With ha ‘fallito’ non riuscendo a venire a patti con le proprie contraddizioni interne, e non ha ancora fatto i conti con la figura storica che simbolicamente incarna. In che modo questa istituzione inizierà a decostruire se stessa?”. Parole molto dure che vengono finalmente prese in considerazione da Sofia Hernandez Chong Cuy, in carica come direttrice del centro di Rotterdam dal 2018.

Ken Kum, Melly Shum Hates Her Job, 1990
Ken Kum, Melly Shum Hates Her Job, 1990

UN NUOVO INIZIO PER IL KUNSTINSTITUUT MELLY

Dopo un lavoro di riflessione e confronto collettivo durato tre anni e finalizzato a una profonda trasformazione istituzionale, il Witte de With Center for Contemporary Art trova finalmente un epilogo a questa controversa vicenda e sceglie un nuovo nome per rappresentare se stesso. Il titolo è Kunstinstituut Melly e prende il nome di un’opera installata sul lato dell’edificio fin dalla sua apertura. “La ridenominazione dell’istituzione risponde alle rivendicazioni sollevate dal più ampio movimento decoloniale, in modo tale che il nuovo nome non possa più ignorare le questioni emerse durante questi anni”, ha commentato Sofía Hernández Chong Cuy. “In questo senso, il nostro progetto in corso Melly è finalizzato a difendere una cultura del lavoro che promuova l’impegno pubblico, l’ascolto profondo e l’apprendimento collettivo”. L’opera in questione è Melly Shum Hates Her Job dell’artista canadese Ken Lum la quale, esposta in occasione dell’inaugurazione del centro, è diventata un simbolo nel quale identificarsi, tanto da rimanere installata in modo permanente sulla facciata laterale dell’edificio e diventare parte integrante dell’istituzione.

MELLY SHUM HATES HER JOB DIVENTA IL SIMBOLO DEL MUSEO DI ROTTERDAM

Cosa ha di speciale quest’opera, tanto da ergersi a monumento della comunità di Rotterdam? Il valore di ciò che apparentemente non ha nulla di straordinario, e qui risiede il suo valore intrinseco. Melly Shum è una lavoratrice come tante, messa ogni giorno della sua vita davanti a una macchina a reggere il peso della gestualità ripetuta per un tempo interminabile. Melly Shum ci sorride, ma dai suoi occhi stanchi traspaiono tutta la fatica e la frustrazione per un lavoro alienante. Per questo è lei l’anti eroina della classe lavoratrice, una figura universale in cui la maggior parte della società può riconoscersi anche a distanza di anni. A questo link è raccontata tutta la storia del processo e del lavoro collettivo che ha portato al cambio di nome ufficiale del centro.

-Giulia Ronchi

https://www.kunstinstituutmelly.nl/ 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.