Un museo urbano sotto il passante ferroviario di Milano: identikit di spazioSERRA

Lo spazio culturale sotterraneo dedicato alla ricerca degli artisti emergenti annuncia la programmazione per il 2021. E offre la possibilità di partecipare a un bando che ha per tema il concetto di impermanenza. Ci hanno spiegato tutto i curatori di spazioSERRA in questa intervista. 

Federica Colombo, TROUBLE GUM, 2017 spazioSERRA Milano
Federica Colombo, TROUBLE GUM, 2017 spazioSERRA Milano

A Milano c’è un luogo culturale sotterraneo posto al centro del passante ferroviario alla stazione Lancetti, che da anni prende vita grazie alle operazioni degli artisti che vengono invitati a lavorare al suo interno. Si tratta di spazioSERRA, una struttura a pianta ottagonale delimitata da 22 vetrate. Negli ultimi anni, questo spazio espositivo è stato testimone di progetti sperimentali degli artisti emergenti della scena milanese. La programmazione ricomincia nel 2021, con un’accresciuta consapevolezza dell’identità e delle potenzialità che questo luogo è in grado di offrire ad artisti e pubblico. Il tema dell’intera stagione sarà l’impermanenza, intesa come tutto ciò che tende continuamente a cambiare il suo stato, con una programmazione che prende il titolo di venerazioneMUTANTE. Chi può proporsi per partecipare ed esporre a spazioSERRA? Tutti, tramite l’open call che potete trovare a questo link

spazioSERRA Milano
spazioSERRA Milano

Cos’èspazioSERRA?
spazioSERRA è un luogo espositivo nato grazie al progetto Artepassante che si occupa di riqualificare i luoghi suburbani di Milano. Situato nella stazione del passante ferroviario di Lancetti, sotto lo Scalo Farini e affacciato sulla Torre UniCredit, inizialmente era destinato a uso commerciale, ma dopo alcuni decenni la struttura è stata ripresaper essere convertitaa spazio culturale. 

Quando nasce e da chi viene gestito oggi?
È stato inaugurato nel 2017 e da allora ha visto una programmazione espositiva condotta da artisti chiamati personalmente e artisti selezionati tramite bando. In questi ultimi anni spazioSERRA, oltre a essere uno spazio espositivo, è diventato un insieme di persone che vi lavora con l’obiettivo di farlo crescere: alla progettazione delle mostre collabora un collettivo format da dieci persone, siamo giovani studenti e lavoratori e ci occupiamo di ogni aspetto della mostra, dalla curatela all’allestimento, dalla comunicazione alla stampa e dalla fotografia all’editoria.

Qual è la vostra missione?
Ci piace definirci come un piccolo museo urbano con l’intento di riqualificare il territorio e dare visibilità all’arte emergente, ma anche di creare un incidente d’arte nella monocromia della submodernità.  

spazioSERRA offre uno spazio espositivo particolare, con vetrate al posto delle pareti, con l’andirivieni del passante ferroviario al posto della calma che caratterizza i luoghi museali. Cosa offre questo luogo agli artisti che vi lavorano e all’allestimento delle opere?
Progettare mostre in spazioSERRA significa tenere conto della possibilità di guardare un’opera site-specific nella sua globalità, di rapportarsi non solo col pubblico dell’arte, ma anche con i pubblici casuali e quotidiani della stazione. Un luogo sì di passaggio, ma soprattutto di paesaggio: spazioSERRA è una probabilità, un intreccio di relazioni casuali, l’opportunità di osservare un progetto artistico che cresce in uno spazio eterotopico immerso in un paesaggio metropolitano. La sua particolare struttura a base ottagonale composta da pareti vetrate permette la visione perenne del suo contenuto e questa operazione di arte pubblica lo rende un luogo di confronto, sperimentazione e crescita per i giovani artisti.

spazioSERRA Milano
spazioSERRA Milano

Quali sono stati gli allestimenti e i modi più “creativi” con cui questo spazio è stato utilizzato nel tempo?
La prima mostra è stata di Giacomo Lambrugo, Grown, un’opera composta da una zolla d’erba, seccatasi nel tempo, su cui erano posizionate piccole composizioni floreali di plastica e legno; Erica Kimberly Lizzori in 280 blu ha esposto altrettanti objets trouvés di colore azzurro catalogati ed esplosi nello spazio; in Le città felici hanno l’architettura Anna Bochkova ha costruito archi-sculture, allungate e pesanti, per parlare della condizione esistenziale umana. Queste opere, insieme alle altre mostre organizzate negli ultimi anni, hanno avuto la capacità di velare e svelare lo spazio, di trasformarlo e di renderlo appetibile.

L’impermanenza è il tema scelto per il programma 2021. Come mai?
Il fine del nuovo bando è di esibire le possibilità e le modalità di cambiamento di un’opera, e quindi di una mostra, all’interno di spazioSERRA. Se il tema della scorsa stagione espositiva, l’Horror Vacui, aveva l’intenzione di ripensare al concetto di spazio e ridefinirlo nel senso fisico del soggetto esposto, adesso, il tema della nuova stagione, venerazioneMUTANTE, ha la volontà di sovvertire le logiche dello spazio attraverso l’imprevedibilità del tempo. 

In che modo spazioSERRA si ricollega a questo concetto?
Una delle caratteristiche di spazioSERRA è, appunto, l’impermeabilità del tempo. Di fatto, come spiegava Foucault, ogni paesaggio metropolitano non solo non conserva un luogo, ma non conserva nemmeno un tempo. Ciò che il suburbio ha di speciale è che non è collocato in una dimensione specifica, non ha una storia o un indirizzo, e non ha nemmeno un tempo di trasmissione delle cose: è un continuo divenire di flussi, di passaggi, di gente e di oggetti che non può e non potrà mai avere a che fare con qualcosa di statico. 

spazioSERRA Milano
spazioSERRA Milano

Come vi aspettate che gli artisti abbraccino l’impermanenza?
Gli artisti che lavoreranno in spazioSERRA nel 2021 dovranno progettare opere mutanti, capaci di cambiare nel tempo e di non fermarsi a un solo modo di visualizzare la mostra. Il bando è teso a selezionare sei artisti, tuttavia l’intento non è quello di realizzare sei mostre, ma 365. 

Per concludere…
Come specificato nel bando, l’operazione non è nuova nel mondo dell’arte, soprattutto contemporanea: nell’ultimo secolo abbiamo assistito a opere che si distruggono, si sciolgono, inglobano altri oggetti, vengono prese e dislocate, vengono abitate e perdono identità. venerazioneMUTANTE mira a raccogliere opere che vadano contro il concetto di conservazione a favore di una sensibilità cangiante e instabile, a favore di un’arte della necessità e di una scienza del caso.

– Giulia Ronchi

https://spazioserra.org/ 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.