La banana di Cattelan entra a nella collezione del Guggenheim di New York

A donarla un misterioso collezionista. L’opera presentata ad Art Basel Miami Beach 2019 era stata venduta da Perrotin a 150.000 euro

Maurizio Cattelan, Comedian, esposta nel booth di Perrotin suscita la curiosità del pubblico di Art Basel. Foto: Maurita Cardone
Maurizio Cattelan, Comedian, esposta nel booth di Perrotin suscita la curiosità del pubblico di Art Basel. Foto: Maurita Cardone

Sembrano tempi lontani quelli in cui si poteva andare alle fiere e incazzarsi per una banana appesa al muro e incollata con lo scotch. Eppure è trascorso meno di un anno da quel 4 dicembre 2019 durante il quale Maurizio Cattelan, il più noto e discusso artista italiano vivente, aveva provocato l’intero art world con la sua opera The Comedian, dividendo nettamente il pubblico tra favorevoli e contrari. L’opera, pensata per lo stand della galleria Perrotin ad Art Basel Miami Beach, consisteva in un gesto molto semplice: una vera banana di warholiana memoria veniva appiccicata alla bell’e meglio sulla parete bianca dello stand con del corposo nastro adesivo grigio. La morte della pop art? Una boutade? Un ready made? Appassionati, detrattori, critici d’arte, galleristi, artisti: tutti si sono ingegnati a mezzo stampa e social – con commenti, post e meme-  a dare la propria interpretazione, a volte ammirata, talvolta sprezzante. Soprattutto per il prezzo non proprio amico: 150.000 dollari per un oggetto del tutto estemporaneo. Fino alla performance dell’artista David Datuna, intitolata Hangry Artist, il quale sempre durante l’artweek in Florida ha staccato e poi mangiato il frutto ormai maturo e alla decisione del gallerista Perrotin di eliminare il lavoro dallo stand preso d’assalto da orde di visitatori e avversatori per salvaguardare l’incolumità delle altre opere. Artribune vi ha raccontato tutto qui. Perché ne torniamo a parlare? Perché l’ultima notizia vuole che il frutto più dibattuto al mondo sia stato musealizzato: un collezionista filantropo anonimo avrebbe infatti donato l’opera al Guggenheim di New York. “Siamo grati per aver ricevuto un’opera che rappresenta la connessione dell’artista con la storia dell’arte moderna“, è il commento del direttore Richard Armstrong. Al Guggenheim il compito di renderla “eterna” continuando a sostituire frutta e nastro adesivo di tanto in tanto.

Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.