Installazione di Héctor Zamora sul muro Messico-Stati Uniti al Metropolitan di New York

Il Met riapre dopo cinque mesi di chiusura causa Covid e presenta un’installazione shock ispirata alla vicenda del famigerato muro. Proprio mentre il paese va verso le elezioni presidenziali

Héctor Zamora, Lattice Detour, 2020. Courtesy the artist. Credits: The Metropolitan Museum of Art. Photo Anna-Marie Kellen
Héctor Zamora, Lattice Detour, 2020. Courtesy the artist. Credits: The Metropolitan Museum of Art. Photo Anna-Marie Kellen

È stata inaugurata il 29 agosto Lattice Detour, opera monumentale dell’artista messicano Héctor Zamora ispirata alla vicenda del muro al confine fra Messico e Stati Uniti, annunciato da Donald Trump nell’ambito dell’inasprimento della politica di contrasto all’immigrazione. L’installazione è inserita nel ciclo Roof Garden Commission, istituito nel 2013 dal Dipartimento di arte moderna e contemporanea del Met.

L’OPERA DI ZAMORA PER IL ROOF GARDEN DEL MET 

Il tetto del Metropolitan Museum of Art ospiterà fino fino al 7 dicembre prossimo Lattice detour, la nuova installazione di Zamora (Città del Messico, 1974), realizzata in mattoni di terracotta messicana, a loro volta fabbricati da operai messicani e latinoamericani. I concittadini di quegli stessi individui che ogni anno, a migliaia, cercano un futuro migliore negli Stati Uniti. Ogni mattone è stato costruito in modo che il pubblico possa vedere attraverso di essi, a voler suggerire l’idea di poter osservare un altrove e insieme non poterlo raggiungere. Inoltre, a seconda delle ore del giorno, quando il sole illumina perpendicolarmente l’installazione, l’ombra traccia al suolo un suo impalpabile gemello. Zamora, che attualmente vive a Lisbona, è noto per le sue installazioni che coinvolgono gli spazi pubblici e l’ambiente urbano. Nella sua pratica, reinventa e ridefinisce gli spazi espositivi convenzionali, innescando contrasti metaforici fra pubblico e privato, esterno e interno, casuale e geometrico, reale e immaginario.

Héctor Zamora, Lattice Detour, 2020. Courtesy the artist. Credits: The Metropolitan Museum of Art. Photo Anna-Marie Kellen
Héctor Zamora, Lattice Detour, 2020. Courtesy the artist. Credits: The Metropolitan Museum of Art. Photo Anna-Marie Kellen

CHI È HÉCTOR ZAMORA

Sin dall’inizio della sua carriera ha voluto portare le opere fuori dagli spazi dei musei con l’ambizione di poter instaurare un dialogo più aperto e col pubblico. Una pratica dovuta anche al suo interessamento verso questioni sociali e politiche. Fra i suoi ultimi progetti, Movimientos emisores de existencia(2019), una serie fotografica, un monumentale lavoro fotografico, installativo e performativo dedicato alla figura della donna nella cultura antica sudamericana, al suo ruolo sociale di madre e generatrice della vita, ma anche di conservatrice di una sapienza spirituale; caratteristiche purtroppo sempre più ignorate da una società sempre più maschilista.

Il muro di confine: Tijuana, Messico, a destra, e San Diego, Usa, a sinistra. www.ngb.army.mil
Il muro di confine: Tijuana, Messico, a destra, e San Diego, Usa, a sinistra. www.ngb.army.mil

MESSICO-USA: UNA VICENDA TORMENTATA 

Fu l’allora Presidente George Bush nel 1990, poco prima della crisi del Golfo, ad autorizzare la costruzione dei primi tratti di una barriera di filo spinato e barriera metallica sagomata, in alcuni tratti del confine messicano, quelli più permeabili all’immigrazione clandestina da Messico e Sudamerica, ovvero quelli più prossimi alle città, come San Diego o El Paso. Nel corso degli anni, però, la barriera non ha scoraggiato l’immigrazione di chi fugge dalla miseria e dall’inferno di città controllate da narcotrafficanti. Nel 2005 il Senato degli USA autorizzò il rafforzamento e l’allungamento della barriera, anche con tratti in cemento; tuttavia la questione era rimasta in secondo piano, fino alla campagna elettorale di Trump, che ne fece un suo cavallo di battaglia, suscitando un acceso dibattito interno, anche a fronte della grave crisi umanitaria che da diversi anni affligge l’America Latina. I lavori sono ancora fermi, ma quello che è certo è che migliaia di persone sono morte di stenti nel deserto messicano, che centinaia di migliaia sono state arrestate dalla polizia americana nel tentativo di superare il confine, e che la povertà sta aumentando drammaticamente. Il mondo dell’arte tenta di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aspetto umanitario della vicenda, con interventi suggestivi come le altalene di Ronald Rael, o il murale di Enrique Chiu che ricorda quelli sul Muro di Berlino. L’emergenza Covid ha posto la questione in secondo piano, ma non è da escludere che torni alla ribalta nel corso dell’imminente campagna elettorale, e il voto dei cittadini americana sarà probabilmente decisivo nello sviluppo della vicenda. 

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.