Arte e crisi pandemica. Petr Davydtchenko in mostra a Trevi

Fino al 30 agosto Palazzo Lucarini a Trevi ospita la mostra personale di Petr Davydtchenko. Un dialogo tra arte, medicina e scienza nel contesto globale della pandemia.

Petr Davydtchenko, Perftoran, exhibitionv view at Palazzo Lucarini, Trevi 2020. Photo Dušan Josip Smodej
Petr Davydtchenko, Perftoran, exhibitionv view at Palazzo Lucarini, Trevi 2020. Photo Dušan Josip Smodej

La pandemia ha generato globalmente e socialmente la domanda “quale sistema?”. Il mondo dell’arte ha, a sua volta, riprodotto questo interrogativo, nei modi più disparati, in bilico tra un modello totalizzante e la propria vulnerabilità accesa dal virus. In questo contesto, e dopo un anno, Petr Davydtchenko (Sarov, 1986) è ritornato negli spazi di Palazzo Lucarini a Trevi, con un progetto che intreccia nuovamente critica e soluzioni alternative a “quel sistema”.

LA MOSTRA DI DAVYDTCHENKO A TREVI

A cura di Maurizio Coccia, la mostra PERFTORAN è una negoziazione con la realtà ‒ l’algebra del potere, le faglie sempre più friabili del progresso, le ferite di una crisi esistenziale prigioniera dell’economia e ora, in maniera evidente, delle case farmaceutiche. I lavori testuali a muro sono mutuati dagli slogan di una nota casa farmaceutica; tavoli-sculture ambientali accolgono ampolle da laboratorio e monitor su cui scorrono documenti e protocolli geo-finanziari; superfici modulari occupano in maniera asettica lo spazio; in una sala sono appese tute azmat; casse-archivio e letti scandiscono lo spazio delle stanze del palazzo. Documenti e oggetti costituiscono solo una parte di questo progetto, quella archivistica.

Petr Davydtchenko, Perftoran, exhibitionv view at Palazzo Lucarini, Trevi 2020. Photo Dušan Josip Smodej
Petr Davydtchenko, Perftoran, exhibitionv view at Palazzo Lucarini, Trevi 2020. Photo Dušan Josip Smodej

DAVYDTCHENKO A ROMA E BERGAMO

Di fronte alla “violenza epistemica della modernità”, il rapporto con la realtà si instaura anche nell’elemento vitale delle azioni performative dell’artista. In una delle stanze si trova il video che documenta l’artista mangiare un pipistrello vivo. Davydtchenko ha esteso il valore “shock” della sua protesta in due luoghi simbolici della crisi pandemica italiana. A Roma, di fronte all’Altare della Patria, ripetendo l’azione di mangiare un pipistrello vivo, e all’ospedale di Bergamo, dove ha consegnato un piccolo gruppo di pipistrelli, allo scopo di sperimentare un nuovo tipo di vaccino dal loro sangue. Per l’artista l’animale diventa simbolo dell’inizio del virus e della fine. In questo ciclo di vita e morte, di annientamento e salvezza, all’interno della cappella sconsacrata del palazzo è stato costruito un laboratorio.

ARTE E SCIENZA

Un gruppo di scienziati, in collaborazione con l’artista, sta sperimentando una serie di combinazioni tra differenti sostanze naturali per verificarne le potenzialità immunitarie. Sui manifesti appesi ai muri del Palazzo si legge “Innovative Health”, corollario della campagna PERFTORAN. Il titolo della mostra allude a una delle innumerevoli vicende della storia del potere e del controllo. Le accuse del regime sovietico contro il professor Beloyartsev, dopo le sue scoperte in laboratorio. L’autoinchiesta attraverso il proprio corpo è il gesto disperato dell’artista, un appello.

Sonia D’Alto

Dati correlati
Spazio espositivoPALAZZO LUCARINI CONTEMPORARY - CENTRO PER L'ARTE CONTEMPORANEA
IndirizzoVia Beato Placido Riccardi 11 - Trevi - Umbria
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Sonia D'Alto
Sonia D'Alto è ricercatrice, scrittrice e curatrice. Attualmente è dottoranda in documenta studies, Kassel. È parte del comitato scientifico della Fondazione Adolfo Pini di Milano, dove, all’interno di “Casa dei Saperi” ha curato il programma biennale Nuove Utopie. Ha organizzato progetti editoriali e curatoriali tra l’Italia e la Francia. La sua attività curatoriale è un tentativo di sottrarsi alle convenzionali distinzioni tra storia, poesia e politica.