Inaugura Manifesta 13 a Marsiglia. Lo studio preliminare sulla città condotto da Winy Maas di MVRD

Come già accaduto per l’edizione palermitana del 2018, anche per la tappa francese Manifesta ha commissionato uno studio preliminare sulla città, come strumento per costruire la biennale e per delineare i possibili sviluppi urbanistici e sociali di Marsiglia

Marsiglia
Marsiglia

Si intitola Le Grand Puzzle lo studio condotto dall’architetto olandese Winy Maas– tra i fondatori del mega studio MVRDV di Rotterdam insieme a Jacob van Rijs e Nathalie de Vries – sulla città di Marsiglia, commissionato dalla biennale d’arte contemporanea itinerante Manifesta in vista dell’edizione 2020. Suddivisa in diverse tranche a causa della crisi sanitaria in corso, Manifesta inaugura la propria edizione marsigliese a scaglioni – 28 agosto, 11 settembre, 25 settembre e 9 ottobre –, all’insegna del tema  Traits d’union.s , una riflessione su come oggi sia possibile creare relazioni e legami di solidarietà, e quindi nuove forme di collettività. Tema, questo, sviluppato a partire dallo studio sulla città elaborato da Winy Maas, “figlio” dell’esperienza maturata da Manifesta in occasione della sua tappa a Palermo: è stato qui infatti che, per la prima volta, la biennale ha voluto approfondire la conoscenza della storia, delle tradizioni, della società e della cultura della città ospitante attraverso una ricerca propedeutica, per analizzare i punti su cui intervenire e creare quindi uno strumento per la pianificazione e lo sviluppo a lungo termine della città. 

LE GRAND PUZZLE, LO STUDIO DI MANIFESTA PER MARSIGLIA

L’obiettivo dello studio è stato quello di “sbloccare conoscenze e strutture e creare una base fondamentale per la biennale”. In Le Grand Puzzle, Marsiglia viene considerata come un complesso mosaico di identità che si sono sedimentate e scambiate in città nel corso dei secoli. Una città, Marsiglia, che oggi rappresenta – proprio come Palermo – testimonianza viva di concetti quali sincretismo e multiculturalismo, diventando incubatore di diverse culture mediterranee all’interno dell’Unione Europea: Marsiglia infatti è stata attraversata da migranti ebrei, armeni, italiani, spagnoli, francesi, algerini e nordafricani. “Le Grand Puzzle permette ai contrasti e alle contraddizioni che caratterizzano la città di emergere e parlare da soli”, spiega Winy Maas. “È quindi un ritratto preliminare di Marsiglia, uno specchio della sua società. Ha lo scopo di evidenziare e diffondere la bellezza, i bisogni e le potenzialità della città. È un mezzo per gli artisti e i designer coinvolti nella biennale per ampliare la loro conoscenza della città e per rafforzare il ruolo specifico di Marsiglia all’interno dell’arcipelago delle città europee”.

L’IMPEGNO DI MANIFESTA A MARSIGLIA

Le analisi e le conclusioni sviluppate da Le Grand Puzzlehanno dato vita a un nuovo programma, dal titolo Le Tour de Tous les Possibles, mirato alla creazione di forme alternative di partecipazione civile guidate da due city maker locali, Joke Quintense Tarik Ghezali. Il progetto, che si svolgerà per tutto il 2020, riunisce cittadini di tutta Marsiglia, di diverse generazioni e background socioculturali, invitati a studiare metodi di lavoro collaborativi finalizzati alla creazione di nuove alleanze e modelli politici alternativi. “Credo che Marsiglia possa anche diventare il luogo di nuove forme di cooperazione civica come Le Tour de Tous Les Possibles, un tentativo concreto per coinvolgere i cittadini negli scenari futuri di Marsiglia”,spiega il direttore di Manifesta Hedwig Fijen. “Le Grand Puzzle potrebbe diventare una potenziale fonte di conoscenza locale su come i marsigliesi percepiscono le visioni sia esterne che interne della loro città, e possono usarlo come strumento di trasformazione per il futuro”. 

– Desirée Maida

www.manifesta.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.