Takashi Murakami: la bancarotta e il film annullato. La dichiarazione in un video su Instagram

Nonostante la fama e la collaborazione con grandi brand e personaggi dello star system – sempre più frequenti negli ultimi anni – per l’artista giapponese si preannuncia il lastrico. Annullato il film Jellyfish Eyes Part 2 in preparazione da nove anni

Takashi Murakami
Takashi Murakami

Si tratta di uno degli artisti più conosciuti e pagati al mondo, che per anni ha stretto collaborazioni con i più potenti brand sul mercato e con artisti sulla cresta dell’onda. Tutto questo non ha risparmiato a Takashi Murakami (1962, Itabashi, Tokyo, Giappone) il lastrico, come ha annunciato ai suoi oltre due milioni di fan attraverso un toccante video su Instagram. “Con l’improvviso arrivo del Coronavirus la mia società è alla bancarotta“, spiega l’artista giapponese annunciando che “per motivi fiscali perfettamente legali” comincerà a distribuire una serie di video clip costruiti a mo’ di documentario “in cui si annuncia pubblicamente l’abbandono del progetto del film“. La società cui fa riferimento è la Kaikai Kiki, e il film è lo sci-fi Jellyfish Eyes Part 2: Mahashankh, un “sogno nel cassetto fin da bambino” a cui Murakami stava lavorando da nove anni. La produzione di Jellyfish Eyes Part 2, che verrà interrotta bruscamente per mancanza di fondi, sarebbe stato il seguito di Jellyfish Eyes Part 1, distribuito nel 2013 in Giappone e negli Stati Uniti senza essere tuttavia “un buon successo, dal punto di vista commerciale“, come spiega l’artista all’interno del video di circa 15 minuti postato su @takashipom.

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This spring, I streamed a series of cooking show of a sort on Instagram Live. I’m sure those who watched them were utterly confused, but I was trying to buoy my own thoroughly sunken feelings through these streamings. With the sudden swoop of COVID-19 pandemic, my company faced bankruptcy and I had to give up on a number of projects, the most symbolic of which being the production of my sci-fi feature film, Jellyfish Eyes Part 2: Mahashankh. For nine long years, I had persevered! It was a film that was to realize my childish dreams! The enormous budget I poured into this project, as well as my tenacious persistence, put a constant and tremendous stress on my company’s operation for the past nine years. But at the same time, I was able to endure various hardships because I had this project. Faced with the current predicament, however, I was persuaded by both my business consultant and tax attorney that I must, simply must try and drastically reduce our business tax by filing the film’s production cost as tax-exempt expenditure. To that end, I am going to produce and release a series of videos to publicly announce the discontinuation of the film’s production. (To be clear, this is an entirely legitimate procedure—I’m not trying to evade tax!) These videos will be released against the backdrop of our struggle to avoid an economic catastrophe, but perhaps it may have a cathartic effect on the viewers/my followers to see the story of stupid Murakami’s failure. Long story short, I’m a silly human being for whom the moment of bliss is when I am thinking my truly childish sci-fi thoughts. I don’t know how many episodes the series will end up being, but a series it will be, so please come along with me on this journey for a little while.

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MURAKAMI ANNUNCIA LA BANCAROTTA

Come riuscire a credere che, nonostante la disgrazia del Coronavirus abbattutasi a livello mondiale, uno degli artisti più riconosciuti al mondo si ritrovi ora alla canna del gas? Secondo alcune indiscrezioni riportate da Artnet news, si dice che “l’artista fosse solito effettuare spese sontuose, un motivo che potrebbe averlo portato alla sua brusca partenza dalla galleria Blum & Poe nel 2019, che lo aveva rappresentato dall’inizio della sua carriera negli anni ’90”. Ancora secondo la piattaforma di notizie, la ricerca sempre più accanita di partner commerciali avrebbe contribuito a una discesa delle quotazioni dei suoi lavori sul mercato dell’arte, innescando una spirale negativa che l’avrebbe portato a una graduale perdita di interesse da parte dei collezionisti che ormai lo reputavano troppo commerciale.

LE COLLABORAZIONI COI BRAND DI MURAKAMI

Sono state numerose ed eterogenee le sue partnership – seppur non poco interessanti – e le gesta di Murakami sono state più volte raccontate anche sulle pagine di Artribune: celebri le sue collaborazioni con potenti case di moda, come Louis Vuitton, Virgil Abloh, Comme des Garçons, Supreme e Vans, spesso cogliendo l’occasione per applicare sui prodotti da lui firmati il suo tipico stile superflat colorato e intriso di margherite sorridenti. Nel 2019 aveva messo in vendita sul suo shop online ufficiale Tonari no Zingaro un paio di scarpe da lui create e ispirate al cartone giapponese Gundam. Tanti anche i lavori di design svolti per promuovere prodotti commerciali di altro tipo, come le custodie per iPhone kaikai kiki o l’edizione limitata delle mentine Frisk. La sua permanenza nello star system è poi proseguita con alcune collaborazioni con famosi personaggi del panorama musicale del calibro di Billie Eilish, Kanye West, J Balvin e Pharrell Williams che lo hanno elevato a vate del pop contemporaneo. Ma quando si esagera ad andare a braccetto con i brand…

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.