Nuova vita per il Mattatoio di Roma. Andrea Galvani racconta la sua performance

Finalmente l’ex Mattatoio di Roma riprende una programmazione artistica degna di questo nome. Merito del neodirettore Angel Moya Garcia e della performance inaugurale di Andrea Galvani. Ecco l’intervista con l’artista.

Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, 2019. Audemars Piguet Prize
Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, 2019. Audemars Piguet Prize

Chissà se Andrea Galvani (Verona, 1973), quando ha iniziato a interessarsi alle scienze come veicolo per la sua espressività, avrà pensato che il suo cognome è lo stesso di un grande fisico del passato, Luigi Galvani. Coincidenza o no, per la mostra La sottigliezza delle cose elevate, fino al 25 ottobre al Mattatoio di Roma, Galvani ha scelto alcuni studenti-ricercatori di diverse facoltà scientifiche dell’Università La Sapienza e li ha messi all’opera all’interno del Padiglione 9b.
Il risultato è una performance sorprendente, fatta di musica e formule matematiche, che sono poi le due facce della stessa medaglia: le leggi rigorose e armoniche che regolano il nostro mondo, patrimonio degli antichi, e strumenti per dare forma all’astrazione.

L’ARRIVO DELL’ARTISTA DA NEW YORK

Quando incontriamo Andrea Galvani, è appena arrivato da New York, una delle due città in cui vive (l’altra è Città del Messico). Confessa di essere stanco e affamatissimo, ma trova il tempo e l’energia per parlare con i suoi performer e dar loro indicazioni per migliorare la prova generale della mattina, prima dell’incontro con il pubblico.
Fate qualcosa che aiuti la gente a capire che c’è un coro. Le persone che vengono a vedere la mostra si trattengono poco, ve lo dico per esperienza; in quel poco tempo è importante che sentano il coro”, spiega ai giovani che mettono in scena Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, Strumenti per indagare il vento e i tremori della terra, la performance musicale che ha luogo solo per tre date: 23 luglio, 17 settembre e 15 ottobre, e si sovrappone all’altra, The Subtleties of Elevated Things, La Sottigliezza delle cose elevate.

L’INTERVISTA AD ANDREA GALVANI

Come nasce la sinergia con il progetto Dispositivi sensibili, che il neodirettore Angel Moya García ha pensato per il prossimo triennio?
Ho risposto alla chiamata del curatore per il Mattatoio di Roma e ho pensato di riunire due performance, The Subtleties of Elevated Things e Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, vincitrice dell’Audemars Piguet Prize 2019. Entrambe sono state ripensate e allestite appositamente per questo spazio. Dovevamo riuscire a rendere le forme e il colore grigio che predomina tenendo conto della cornice di partenza.

Come avete organizzato l’allestimento?
Costruendo le strutture appositamente per il Mattatoio. Ma anche pensando a gestire tutto secondo le nuove normative per il Covid.

Non è facile scegliere un gruppo di performer che assolva a più esigenze: il canto, la matematica, la presenza scenica…
Abbiamo lavorato intensamente per due mesi per preparare un team che potesse durare nell’arco di novanta giorni. Tutto quello che si vede è il frutto di un lungo lavoro, in nessun caso c’è improvvisazione.

Otto direttori di altrettanti dipartimenti dell’Università La Sapienza hanno detto sì al progetto.
La Sapienza è un caso unico nel panorama universitario: ha una molteplicità di facoltà e dipartimenti scientifici, si va dalla fisica nucleare alla medicina molecolare, dalle biotecnologie all’ingegneria astronautica.

E i giovani che la frequentano sono menti eccellenti.
Sono persone preparatissime, scienziati che lavorano sotto i nostri occhi, senza sapere se quello che inscenano darà un risultato in termini scientifici, ma trasformando la mostra in un laboratorio ininterrotto. Qualcuno ha collaborato con il CERN di Ginevra, altri sono PhD students. Uno di loro oggi non poteva essere presente perché ha un colloquio importantissimo per un progetto scientifico top-secret.

Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, 2019. Audemars Piguet Prize
Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, 2019. Audemars Piguet Prize

Il direttore del progetto triennale per il Mattatoio Dispositivi sensibili, Angel Moya García, è soddisfatto della performance realizzata con Galvani, che definisce “non un’inaugurazione formale ma una partenza per un progetto più lungo, una dichiarazione di intenti per evolvere nel corso del cambiamento”. E annuncia per dicembre 2020 una grande mostra del pittore e performing artist Luigi Presicce: “È ancora in fase di progettazione, ma siamo fiduciosi di poterla realizzare”.

– Letizia Riccio

Evento correlato
Nome eventoAndrea Galvani - La sottigliezza delle cose elevate
Vernissage23/07/2020 no
Duratadal 23/07/2020 al 25/10/2020
AutoreAndrea Galvani
CuratoreAngel Moya Garcia
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMATTATOIO
IndirizzoPiazza Orazio Giustiniani 4 - Roma - Lazio
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Letizia Riccio
Giornalista dal 1997, laureata in Lingue e letterature straniere moderne a La Sapienza di Roma, inizia a scrivere a La Repubblica nel settore della televisione e prosegue, nello stesso campo, con Il Mattino di Napoli, L'Unione Sarda e Il Giornale dello Spettacolo dell'Agis. Collabora per diversi anni con L'Agenzia di Viaggi, quotidiano per operatori del turismo, scrivendo e viaggiando in Italia ma soprattutto all'estero. Lavora per sette anni presso il Ministero della Giustizia, collaborando con l'Ufficio Stampa e curando un convegno e un progetto europei. Appassionata di arte da sempre, frequenta per tre anni la Scuola d'arte e mestieri del comune di Roma e un corso per guide turistiche organizzato dalla Regione Lazio.