Il Mattatoio a Roma apre in un dialogo tra arte e scienza con una mostra di Andrea Galvani

Lo spazio espositivo capitolino inaugura la propria programmazione triennale ideata dal neodirettore Angel Moya Garcìa, “Dispositivi Sensibili”, con la mostra dell’artista Andrea Galvani intitolata “La sottigliezza delle cose elevate”

Andrea Galvani ∏ Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth_2019 Audemars Piguet Prize
Andrea Galvani ∏ Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth_2019 Audemars Piguet Prize

Il Mattatoio riapre le sue porte con il progetto di Andrea Galvani (Verona, 1973), La sottigliezza delle cose elevate, primo appuntamento nell’ambito di Dispositivi Sensibili, il programma triennale ideato dal neodirettore Angel Moya Garcìa incentrato su un approccio interdisciplinare delle arti e sulla convergenza fra metodi, estetiche e pratiche delle arti visive e performative, attraverso un modello di presentazione che si evolve costantemente. “Dispositivi Sensibili”, spiega ad Artribune Angel Moya Garcìa, “parte da un presupposto: la trasformazione. Mi interessava, quindi, non ‘finire’ la formalizzazione di un’opera, di un processo di una mostra durante l’opening, ma che questo potesse essere in qualche modo il punto di partenza. Questo perché mi interessava partire dal discorso di laborioso concetto di evento, che in qualche modo definisce la quotidianità, l’attualità, in un’incessante rottura. Mi interessava applicare questo concetto al dispositivo di mostra. Di conseguenza queste mostre funzionano in base alla ricerca di ogni singolo artista, in un continuo cambiamento, una trasformazione per accumulo, sottrazione e via dicendo”. 

IL PROGETTO DI ANDREA GALVANI AL MATTATOIO

Con La sottigliezza delle cose elevate, Galvani sviluppa un ambiente esperienziale in continua evoluzione. Lo spazio si arricchisce con una serie di installazioni architettoniche, azioni e performance specificatamente sviluppate per il Padiglione 9b del Mattatoio, dove l’attenzione si focalizza sulla necessità umana di misurare, decifrare, comprendere l’ignoto e dare forma e direzione all’astratto. Il titolo riprende il grimorio Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), Il libro del sole della gnosi e le sottigliezze delle cose elevate, scritto da Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني) prima della sua morte nel 1225 d.C. “Mi interessava partire con Andrea Galvani perché è un artista dall’approccio multidisciplinare, con un aspetto visivo molto forte e che, negli ultimi anni, ha attivato tutta una serie di collaborazioni (altro aspetto che mi interessava particolarmente) in funzione dell’aspetto formativo”, continua Angel Moya Garcìa. “Ed è per questo che con Galvani abbiamo attivato una collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza con dieci dipartimenti – riguardanti le materie scientifiche -, coinvolgendo dieci ricercatori che performeranno per tutta la durata della mostra. Fondamentalmente, loro applicheranno qui quello che stanno studiando all’università: per noi, infatti, tutte le pareti grigie non sono altro che lavagne, come un laboratorio, che noi abbiamo preso e migrato nello spazio espositivo”.

IL PROGETTO DI ANDREA GALVANI AL MATTATOIO. LE PERFORMANCE

“Nello specifico”,continua Angel Moya Garcìa, “ci sarà anche questa performance di vocalist – che avremo per tre giorni per tutta la durata della mostra, ovvero il 23 luglio, il 17 settembre e il 15 ottobre 2020 – che entreranno in relazione non solo con l’installazione, ma con la mostra tutta. Quello che ci interessa come concetto generale è il contrasto e il dialogo tra il calcolo grezzo e il calcolo matematico, in un processo di ricerca che generalmente viene celato al pubblico, e che qui si evidenzia in rapporto con l’ultima parte della mostra. L’artista”, conclude Angel Moya Garcìa,“ha scelto di esporre queste sedici installazioni al neon che rappresentano rispettivamente le sintesi analitiche di formule matematiche che hanno avuto successo e che hanno rivoluzionato la nostra comprensione della realtà”.

LE INSTALLAZIONI

Infine dal 29 luglio al 3 agosto e dal 31 luglio al 16 agosto il Mattatoio presenta due installazioni: Gaia del britannico Luke Jerram, all’aperto, e Thirst di Voldemārs Johansons, dalla Lettonia, in uno dei teatri all’interno de La Pelanda. Entrambi i progetti sono a cura di Ilaria Mancia. Ecco le immagini.

– Valentina Muzi 

www.mattatoioroma.it

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.