“Maria Lai. Fame d’Infinito”. Il nuovo allestimento del Museo Stazione dell’Arte di Ulassai

A un mese dalla riapertura post lockdown, il museo voluto da Maria Lai e fondato nel 2006 inaugura un nuovo percorso espositivo che presenta alcune delle opere più note dell’artista, fruibili sotto forma di esperienza multisensoriale

Maria Lai. Fame d'infinito_veduta dell'allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte
Maria Lai. Fame d'infinito_veduta dell'allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte

Si intitola Maria Lai.Fame d’Infinito il nuovo percorso espositivo appena inaugurato alla Stazione dell’Arte di Ulassai, museo fortemente voluto a Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013) e fondato nel 2006 all’interno dell’ex stazione ferroviaria di Jerzu, e a cui la Lai ha donato gran parte delle sue opere. Il museo dedicato all’artista che cuciva tessuti, libri e relazioni tra le persone, a un mese dalla riapertura dopo il lockdown, presenta così un allestimento che permette al pubblico di fruire delle opere di Maria Lai sotto forma di esperienza multisensoriale, travalicando barriere fisiche e intellettuali.

Maria Lai. Fame d'infinito_veduta dell'allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte
Maria Lai. Fame d’infinito_veduta dell’allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell’Arte

IL NUOVO ALLESTIMENTO DEL MUSEO STAZIONE DELL’ARTE DI ULASSAI

Sculture; disegni a matita e su china; telai, tele e libri cuciti; pani, installazioni e interventi ambientali:Fame d’Infinito restituisce alcune delle opere più celebri e significative realizzate da Maria Lai nell’arco della sua vita, ricostruendone così l’esperienza creativa. Suddiviso secondo un criterio cronologico e tematico, il nuovo allestimento è “improntato all’accessibilità fisica e intellettuale”, come spiega il direttore della Stazione dell’Arte Davide Mariani, grazie a un sistema di apparati didattici in italiano e in inglese, alle riproduzioni tattili dei manufatti esposti e a un archivio multimediale interattivo. “Il nuovo allestimento permetterà allo spettatore di cogliere, attraverso l’uso di sensi diversi (visivo, sonoro, tattile), l’opera di Maria Lai”, continua Mariani. “Allo stesso tempo, segna la nuova vocazione degli spazi del museo che, oltre alla mostra permanente, svilupperà la sua programmazione anche negli altri edifici dell’ex stazione ferroviaria, approfondendo, di volta in volta, alcune tematiche care a Maria Lai, tramite la realizzazione di mostre e progetti site-specific di altri artisti chiamati a dialogare con la sua eredità”.

Maria Lai. Fame d'infinito_veduta dell'allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte
Maria Lai. Fame d’infinito_veduta dell’allestimento. Ph. E. Loi_S. Melis_Courtesy Fondazione Stazione dell’Arte

LE OPERE DI MARIA LAI ALLA STAZIONE DELL’ARTE DI ULASSAI

Il titolo del nuovo allestimento, Fame d’Infinito, si ispira alla poetica e all’opera di Maria Lai, a sua volta ispirata alla Sardegna, alla sua Ulassai, al rapporto tra uomo e natura, tra microcosmo e macrocosmo, tra l’Io e l’infinito. “L’artista ha saputo trasformare, con sapiente maestria, il proprio vissuto quotidiano in un’esperienza di carattere universale, realizzando lavori a partire dalla reinterpretazione di miti, storie e leggende della sua terra”, spiega Mariani. “Il ricorso alla metafora come mezzo capace di svelare il senso profondo delle opere, che costituisce un artificio messo costantemente in atto da Maria Lai per avvicinare l’arte alla gente, si ritrova anche in questa rassegna, in cui lo spettatore è chiamato a interagire e a trovare la sua personale chiave di lettura”. Particolarità del nuovo allestimento è il suo carattere “multisensoriale”, pensato per il pubblico non vedente e ipovedente, prodotto in collaborazione con la Fondazione Stazione dell’arte ed il Comune di Ulassai, l’Istituto Regionale Sardegna Ricerche ed il Museo Statale Tattile Omero di Ancona. Altra novità è anche l’archivio multimediale interattivo, che comprende le interviste all’artista e i documentari realizzati dal regista Francesco Casu (Il corpus delle Fiabe cucite di Maria Lai, I presepi di Maria Lai, Del diritto e del rovescio, Io sono come un ragno, L’arte come un goal). Nella postazione d’archivio, sono poi fruibili le opere del Museo a cielo aperto “Maria Lai”, come quelle realizzate nel Lavatoio (1982-1989), La strada del rito (1992), La scarpata (1993), Il volo del gioco dell’oca (2003), La lavagna (2003), Il muro del groviglio (2004), La casa delle inquietudini (2005) e Fiabe intrecciate. Omaggio a Gramsci (2007).

– Desirée Maida

www.stazionedellarte.com 

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.