Boutique hotel, galleria e centro di residenze artistiche. Tutto questo è Numeroventi a Firenze

La pandemia è stata per Numeroventi un’occasione per tornare a guardare vicino a sé, al territorio e ai talenti locali: da questa riflessione è nata la mostra collettiva So Close So Good, di cui Martino di Napoli Rampolla ci parla in questa intervista

Numeroventi, Firenze
Numeroventi, Firenze

Nel cuore di Firenze, all’interno di Palazzo Galli Tassi, sorge Numeroventi, una realtà eclettica che da quattro anni promuove e sostiene la creatività italiana e internazionale con un approccio multidisciplinare. Boutique hotel, galleria, collezione permanente, centro di residenze artistiche, di incontri e eventi live: sono tutte le diverse facce che vanno a comporre l’identità di questo progetto. Numeroventi a seguito della pandemia ha deciso di confrontarsi con una realtà mutata, guardando alla creatività locale e sostenendo le risorse del territorio. Da qui è nata So Close So Good – Risorse locali e orizzonti analogici, la collettiva che coinvolge opere elaborate o ripensate durante la pandemia da artisti particolarmente legati a Firenze: sono Duccio Maria Gambi, Bloc Studios, Ilaria Bianchi, Pietro Franceschini, Angus Ogilvie, Bask, Sasha Ribera, Lorenzo Brinati, Masa, Anna Rose, Edrev Verde Cordero di Montezemolo, Justin Randolph Thompson e Mattia Papp. Ce ne ha parlato Martino di Napoli Rampolla, creative director di Numeroventi, in questa intervista.

Numeroventi, Sasha Ribera, Mattia Papp e Studio Bloc
Numeroventi, Sasha Ribera, Mattia Papp e Studio Bloc

Quando e perché nasce il progetto?

Numeroventi è iniziato nel 2016. L’obiettivo era portare uno stimolo di respiro europeo e inclusivo per gli artisti, che si potessero sentire ‘a casa’ in una città d’arte come Firenze. Creare un luogo di scambio interdisciplinare, tra gli artisti internazionali con quelli locali e con la città. 

Raccontaci di più di Numeroventi. 

Nello spazio all’interno di Palazzo Galli Tassi si concentrano diverse attività. La sfida da cui siamo partiti è stata quella di trovare un modo per finanziare le residenze d’artista, che solitamente presentano costi elevati.  

E qual è stata la soluzione?

Siamo riusciti a creare un modello sostenibile, accostando il B&B o boutique Hotel con l’attività artistica. Reinvestendo il 100% dei profitti dell’hotel finanziamo le residenze, ospitiamo gli artisti, chiedendo loro di spingersi oltre a quello che fanno di solito, come mostre e concerti. In questo modo aiutiamo l’hotel a essere un luogo più piacevole per i viaggiatori o per i collezionisti. Con il passare del tempo i nostri ospiti sono diventati per lo più professionisti e addetti ai lavori.  

Per quanto riguarda le opere, qual è la loro destinazione?

La maggior parte dei lavori è destinata alla vendita, mentre una piccola parte rimane nella collezione permanente. 

In che modo la pandemia ha cambiato il vostro modo di lavorare?

Abbiamo sempre lavorato tanto con artisti provenienti dall’estero. Eppure, una volta scoppiata la pandemia, abbiamo colto l’occasione per guardarci attorno. È facile, in un certo senso, lavorare con artisti internazionali o famosi, però si rischia anche di non vedere ciò che sta vicino.

Numeroventi, Firenze
Numeroventi, Firenze

È in questa direzione che avete lavorato per la mostra So Close So Good?

Esatto. Questa mostra segna un cambio di rotta rispetto alla programmazione precedente, una volontà di valorizzare le risorse locali. Torneranno anche gli artisti internazionali, non si tratta di un cambio definitivo. Però questo progetto è stato per noi una crescita di consapevolezza: costruire un terreno fertile nel luogo in cui si vive. 

Quali sono gli step che hanno preceduto la realizzazione della mostra?

Abbiamo fatto tre incontri prima. Da prassi, una parte importante delle residenze è presentare gli artisti e il loro lavoro. In questo momento così particolare, però, siamo voluti partire dal loro stato d’animo attuale, dal modo in cui hanno affrontato i mesi del lockdown. Nel corso della residenza ci siamo interrogati anche sul modo di guardare la città di Firenze, per la prima volta quasi deserta, e come possiamo interagire con essa. Questo dialogo penso si rifletta anche sul risultato finale della mostra, percepibile dal pubblico esterno.  

Qual è stata la modalità di residenza di So Close So Good?

Questa volta gli artisti erano tutti fiorentini, quindi quasi nessuno ha pernottato nell’hotel di Numeroventi, tuttavia abbiamo speso tanto tempo nello spazio. Abbiamo visto anche una graduale apertura: all’inizio tutti un po’ spaventati dal ritorno alla vita sociale, poi la tensione si è allentata nel dialogo. Addirittura, al terzo incontro sono arrivati degli artisti da Bruxelles come ospiti per un workshop.

-Giulia Ronchi 

So Close So Good
Risorse locali e orizzonti analogici
A cura di Martino di Napoli Rampolla
Fino al 5 settembre 2020
Numeroventi
Palazzo Galli Tassi
Via de Pandolfini 20, Firenze 
Tutti i mercoledì dalle 14 alle 18 su appuntamento
RSVP [email protected]
www.numeroventi.it

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.