Language is a virus: la mostra di cinque artiste italiane per le strade di Stoccolma

Francesca Grilli, Loredana Longo, Marzia Migliora, Rosy Rox e Marinella Senatore riempiono le strade di Stoccolma con una mostra “en plein air”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura in Svezia e allestita sugli spazi pubblicitari.

Language is a Virus, Stoccolma, Marinella Senatore
Language is a Virus, Stoccolma, Marinella Senatore

Durante questi mesi la Svezia ha adottato nei confronti del contagio da coronavirus un approccio di responsabilizzazione della cittadinanza, come vi spiegavamo in questo articolo. Lasciando quindi aperti bar, ristoranti e altre attività commerciali, ma chiudendo le porte di musei, gallerie e teatri. Durante questo periodo, l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma ha interpellato cinque artiste italiane per riflettere sul momento emergenziale. Ne è nato Language is a virus, a cura di Adriana Rispoli, una mostra che riflette sull’elemento – altrettanto mobile e “contagioso” – del linguaggio, in tante declinazioni; adottando le parole di William Burroughs “il virus più pericoloso era il linguaggio”, si intende sottolineare da un lato il potere liberatorio di codici verbali o visivi, e dall’altro la loro capacità potenzialmente sovversiva. Data la chiusura degli spazi espositivi, necessario è stato anche sovvertire le regole della mostra canonica: le opere sono quindi installate sui kulturtavlorna, ossia gli spazi dei manifesti pubblicitari sparsi per la città, rimanendo fruibili dal pubblico fino al 14 giugno 2020. Alla mostra collettiva “en plein air” partecipano Francesca Grilli, Loredana Longo, Marzia Migliora, Rosy Rox e Marinella Senatore che con questi manifesti realizzati ad hoc danno continuità alla propria ricerca oppure fanno riferimento a serie di opere o performance precedentemente realizzate.

Language is a Virus, Stoccolma
Language is a Virus, Stoccolma

LANGUAGE IS A VIRUS: LA MOSTRA “DEMOCRATICA” PER LE STRADE DI STOCCOLMA

Il nostro obiettivo è comunicare apertamente con gli abitanti di Stoccolma“, afferma la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Maria Sica, “ma anche raggiungere un pubblico nuovo e rinnovare un dialogo tra arte e spazio urbano. Soprattutto, sembra importante dimostrare che in questo momento l’arte non è un mezzo espressivo elitario. Forse, questa crisi può mostrarci nuovi schemi per reinventare le dinamiche tradizionali delle relazioni tra arte e pubblico. Troviamo questo esercizio molto stimolante, poiché si relaziona con una città in cui l’arte nutre gli spazi pubblici da molto tempo”. Sono messaggi di speranza, quelli lanciati dalle artiste di Language is a virus, ma anche di denuncia rispetto a un’invisibilità del pericolo che in parte ha aumentato le fragilità esistenti già da prima nella società. Il richiamo alla performance caratterizza il lavoro di Marinella Senatore, che nel suo manifesto scrive “Stay woke” – un invito a rimanere vigili nei confronti della realtà – accanto a una ballerina della School of Narrative Dance da lei fondata; la performer Rosy Rox ricorre al linguaggio del corpo attraverso un umorismo amaro, immortalandosi nell’atto di scavalcare quella che sembra una cassa o una bara, mostrando la parola “AGILE”, come parte di “FRAGILE”, metafora della condizione invalidante dell’artista confinata tra le mura domestiche. Anche Marzia Migliora adotta un linguaggio sarcastico e pessimista, scrivendo “Happy days” su un blocco di sale destinato a perire (parte della grande installazione Lo spettro di Malthus, la gabbia, attualmente esposta presso Serlachius Museums a Mänttä in Finlandia). “The Hope still Lives and the Dream shall never die” è la massima utilizzata nell’opera di Loredana Longo e presa in prestito dalle parole di Ted Kennedy degli anni ’60, incidendole sulla sua serie di Tappeti, che avevamo visto esposti anche nell’edizione 2019 di Artissima. Infine, Francesca Grilli si domanda “Can you transform the invisible into visible?”, con riferimento a un’opera della Saal Biennaal di Tallin, che si adatta perfettamente all’epoca attuale.

-Giulia Ronchi

https://iicstoccolma.esteri.it/iic_stoccolma/it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.